‘About Padmasambhava’

‘Historical Narratives and Later Transformations of Guru Rinpoche’ (Narrazione storiche e successive trasformazioni di Guru Rinpoche)

Edito da Geoffrey Samuel e Jamyang Oliphant of Rossie

Garuda Verlag 2020
pp.276
ISBN 978 3 906139 36 4

Per i buddhisti tibetani Padmasambhava è sia il mahasiddha che convertì il Tibet al buddismo alla fine dell’VIII secolo, sia una sorta di Secondo Buddha senza tempo, persino un principio spirituale universale. “Non esiste alcuna manifestazione del Buddha che sia inseparabile da Guru Rinpoche,” ha scritto una volta Dilgo Khyentse Rinpoche, “così pregare lui è come pregare tutti i Buddha”. Ma cosa sappiamo veramente della sua storia? E in che modo una prospettiva storica rivistata può influenzare il nostro atteggiamento spirituale? ‘About Padmasambhava‘ è una collezione di articoli scritti da diversi studiosi edito da due membri della Comunità Dzogchen che contiene le ultime ricerche accademiche su questa figura centrale. Per i devoti le sue scoperte saranno illuminanti, ma forse anche un po’ scomode.

La devozione a Padmasambhava trova qui un’ambientazione contemporanea attraverso il racconto antropologico di due comunità laici tantrika, una a Mustang e l’altra ad Amdo, il cui calendario delle pratiche rituali è incentrato sulla figura di Guru Rinpoche. La comunità dell’Amdo insolitamente, ora include più ngakma, o praticanti yogin femminili, che ngakpa maschi, che costituiscono circa il cinque percento della popolazione femminile adulta, circa 1.500 donne. Il lavoro sul campo di Nicolas Sihlé si distingue qui: il resto di questo libro è costituito quasi interamente da uno studio testuale delle origini temporali e della successiva apoteosi di Padmasambhava all’interno del sistema religioso tibetano.

La versione essenziale, e più condivisa, della storia di Guru Rinpoche è quella conosciuta come lo Zangs gling ma, o Tempio di Rame, del gerarca del XII secolo Nyangral Nyima ’Odzer (e pubblicato nella popolare traduzione inglese come ‘The Lotus Born’). Molti sono gli elementi familiari che troviamo in questo lavoro: la nascita miracolosa su un fiore di loto, la presenza prima e la cacciata poi dalla corte del Re Indrabhuti, la relazione con la principessa Mandarava, l’aver fondato il monastero Samye, i suoi 25 discepoli incluso il re tibetano Trisong Deutsen. Così come la maggior parte della letteratura tibetana su Padmasambhava lo Zangs gling ma è un terma che si dice sia stato sigillato dalla sua consorte tibetana Yeshe Tsogyal prima di essere stato scoperto da Nyangral, autodichiaratosi la reincarnazione di Trisong Deutsen.

Nell’esaminare qui altri testi terma, Jue Liang discute della biografia finora oscura e non datata di Yeshe Tsogyal, incluse molte conversazioni con Padmasambhava; Martin Boord ha tradotto parte della biografia del XVII secolo in cui la vita di Padmasambhava è in linea con le tradizionali dodici opere di Buddha Shakyamuni; Cathy Cantwell ha esaminato i testi del XIII secolo chiamati bLa ma gsang ’dus, o Incarnazione segreta del Lama di Guru Chöwang, il secondo, dopo Nyangral, dei così detti Cinque Re Terton della scuola Nyingma. Questo è un’importante contenitore di molte pratiche ben note legate a Padamasambhava, incluso il famoso schema delle otto diverse manifestazioni e l’onnipresente preghiera a sette righe. Intanto Jamyang Oliphant si è concentrato soprattutto dei testi terma per dimostrare l’importanza di Padmasambhava nella pratica medica e spirituale del bcud len.

È quando lo sguardo dello studioso si dirige alle fonti che precedono lo Zangs gling ma di Nyangral che le cose iniziano a diventare problematiche, essenzialmente perché sono poche e la figura che descrivono non è necessariamente l’essere preminente della tradizione successiva. In questo volume tre esperti della vita di Padmasambhava – Jacob P Dalton, Robert Mayer e Lewis Doney – si misurano con le prove dei testi di Tun Huang, la vasta biblioteca sulla Via della Seta che fu sigillata alla fine dell’XI secolo e non fu riaperta fino al 1900. Di tutte le molte migliaia di fogli solo quattro di questi testi tra quelli ritrovati (almeno fino ad ora) fanno riferimento a Padmasambhava, un dato statistico abbastanza sorprendente considerato il suo status supremo.

Questa è un lavoro scrupoloso, che implica un grande lavoro di traduzione, di interpretazioni sottili e la padronanza di molti dettagli. È sufficiente dire qui che i risultati di questa ricerca sono vivamente contestate. Tra gli studiosi c’è chi insiste sul fatto che non è praticamente possibile affermare nulla di Padmasambhava storico e chi affermano di poter già intravvedere in queste prime opere un mahasiddha straordinario e altamente influente. La conclusione inevitabile, tuttavia, è che il ritratto di Guru Rinpoche descritto nei terma è, in una certa misura o in un altro, costruita, e questo porta a forti preoccupazioni sull’affidabilità storica di quei testi.

Ma questo non è nulla di nuovo: è stato argomento di discussione tra i tibetani per secoli. James Gentry ossserva come il lama del XVII secolo Sog bzlog pa abbia cercato di realizzare diversi resoconti della vita di Padmasambhava usando i dati contenuti nel dBa’ bzhed, o Testamento di Ba, un resoconto storico che risale al IX secolo. Lama Jampa Thaye rivela che sebbene la scuola Sakya abbia una pratica Vajrakīlaya trasmessa dallo stesso Padamasambhava, questa sacra provenienza è stata effettivamente tenuta segreta per molte generazioni a causa del clima di sospetto che circonda la scuola di Nyingma.

Il modo in cui gli accademici trattano i testi buddisti spesso fa sorgere domande difficili sulla relazione tra storia e mito. Come è talvolta evidente in queste pagine, gli studiosi possono essere cauti nel trasmettere le loro scoperte ai praticanti, per paura di essere visti come antipatici nei confronti di chi ha care le credenze. Ma molti di coloro che hanno collaborato a questo volume sono sia studiosi che proticanti (uno è un lama). Le domande che sorgono non possono essere ignorate o spazzate via. La risposta per i praticanti non è quella di rifugiarsi nel fondamentalismo anti intelluttuale o nell’iper razionalismo umanista. Una visione equilibrata può forse iniziare valutando il significato del termine “immaginazione religiosa” considerandolo non come creatore di fantasia e menzogna ma come una capacità creativa viva che esprime entrambe le cose e fungere da canale per la verità spirituale.

‘About Padmasambhava’ è dedicato a Chögyal Namkhai Norbu e anche in memoria di Judy Allan, uno degli organizzatori della conferenza del 2013 che si è tenuta a Londra della Shang Shung Institute su Padmasambhava dove alcuni di questi studi sono stati presentati.

Alexander Studholme

Disponibile su Garuda Books https://shop.garudabooks.ch/padmasambhava-historical-narratives-and-later-tran.html

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