Come ho incontrato Chögyal Namkhai Norbu

di Michael Katz

Nell’estate del 1982 mi ero recato nel North Carolina per partecipare a un ritiro importante intitolato Yeshe Lama, le cui pratiche comprendono il Rushen interno ed esterno, oltre a insegnamenti Dzogchen. Molti di noi stavano anche praticando e completando il Ngondro tradizionale. L’insegnante molto stimato che teneva il ritiro, Lama Gonpo, era un maestro Dzogchen della tradizione Nyingma. Nello stesso tempo avevamo saputo che un altro maestro Dzogchen, il cui nome era Chögyal Namkhai Norbu, stava tenendo un ritiro qualche ora più a sud di dove eravamo, oltre che in California. Avevamo anche saputo che questi due maestri avevano una forte connessione da vite precedenti ed eravamo elettrizzati perché Chögyal Namkhai Norbu sarebbe venuto in visita e si sarebbe incontrato con Lama Gonpo.

Quando quel giorno arrivò, eravamo già eccitati. Devo ammettere che l’arrivo di Rinpoche con il suo seguito non fu come ce lo saremmo aspettato.
Lama Gonpo indossava la tipica veste sgargiante dei Nagpa, i suoi studenti lungi bianchi e altri abiti stile indiano. All’opposto, quelli che erano al seguito di Chögyal Namkhai Norbu, fra cui Barry Simmons, il suo traduttore principale, arrivarono in abiti occidentali. Molti poi erano vestiti tutti di nero. La mia prima impressione fu di una gang di motociclisti. Alcuni poi mi ricordavano i punk che mi ero lasciato dietro ad Alphabet City, il quartiere di New York dove a quel tempo vivevo.

Chögyal Namkhai Norbu passò la maggior parte del tempo della sua visita con Lama Gonpo ed ebbi modo di vederlo solo brevemente quando mi passò davanti. Nonostante questo primo incontro senza storia, ben presto ebbi modo di ascoltare registrazioni dei suoi insegnamenti. Il suo stile unico e i suoi straordinari insegnamenti mi ammaliarono completamente.
Per l’anno seguente lo avevano invitato a tenere un ritiro alla comunità di Gurdjieff a Conway, nel Massachusetts. Mi ripromisi di esserci. I primi anni furono magici. In genere teneva durante il giorno due sessioni di insegnamenti, mentre la sera guidava sessioni di pratica, come il Thun lungo o il Chöd. E dopo tutto questo si intratteneva con noi sino al mattino facendo giochi. Mi prendeva sempre in giro quando sgattaiolavo via per cercare di dormire un poco.

Rinpoche veniva a Conway almeno due volte all’anno nei primi tempi. Durante uno dei suoi ritiri feci una serie di sogni di chiarezza con Rinpoche. In uno di questi lui ed io parlavamo della salute di una delle discepole a cui era più affezionato, Laura Albini, la madre del nostro fratello del Vajra Costantino.


Questo sogno mi indusse a chiedergli il permesso di raccogliere i suoi insegnamenti sullo yoga del segno e farne un libro, che poi si intitolò Dream Yoga and the Practice of Natural Lighte e verrà tradotto in molte lingue e sarà la causa secondaria per molti di entrare in contatto con Rinpoche e la Comunità Dzogchen.

Anche se gli insegnamenti Upadesha di Chögyal Namkhai Norbu sono straordinari, quelli di cui mi ricordo di più sono insegnamenti improvvisati, spontanei. Durante un ritiro soffrivo perché ero stato lasciato dalla mia ragazza, con cui avevo avuto una lunga storia. Lui alternava pazienza e consolazione, ma un giorno mi guardò con disgusto e disse “attaccamento”.
In un’altra occasione mi diede un buffetto sulla guancia e pronunciò Om Ah Hum. Immediatamente mi sentii più leggero, come se mi avesse tolto un peso. Lui disse: “Questo ti aiuterà”, come se avesse visto una qualche sorta di influenza negativa. Un’altra volta una mia amica e io stavamo passeggiando con lui. Lei stava cantando quella canzone che dice: “we are the children” (noi siamo i bambini). Rinpoche si voltò e le disse: “no, noi siamo gli adulti”.

Lo osservai e mi ispirò il modo in cui Chögyal Namkhai Norbu conduceva la vita, svolgendo in continuazione un gran servizio e nello stesso tempo sostentandosi. Mi ricordo anche quando Rinpoche spiegò che cosa dovrebbe fare uno studente per compiacere il suo maestro. Disse che per il Maestro l’azione più preziosa dello studente è fare la pratica, la seconda l’attività fisica di supporto per la Comunità e la terza il donare soldi o altre risorse necessarie. Ho preso questo a cuore e il suo familiare ritornello “fai del tuo meglio” mi ha guidato. All’inizio seguivo Rinpoche lavorando come educatore, cosa che mi lasciava tempo per praticare.

Ho anche insegnato con continuità nella Comunità Dzogchen, prima coma istruttore di Yantra Yoga e poi come insegnante di yoga del sogno e istruttore di Santi Maha Sangha. Per me è stato un grande onore poter visitare così tanti paesi e stabilire legami profondi con molte persone della Comunità internazionale. Per dirla con Hemingway, è stata una “festa mobile”.
Inoltre, negli anni, ho trovato altri modi di essere utile. Oltre a fare servizio molte volte come membro del Gakyil, aiutavo Rinpoche nella raccolta fondi quale abile battitore d’asta. Occasionalmente gli ho fatto da riflessologo plantare, in particolare nei momenti difficili quando si stava guarendo dalla leucemia allo Sloan Kettering Hospital di New York, nel 1994.

Un’altra memorabile grande esperienza è stata per me l’opportunità di accompagnare Rinpoche in Tibet e di visitare con lui il monastero di Ralung. I monaci di quel monastero lo avevano riconosciuto quale reincarnazione del loro precedente maestro. Seguaci fra la popolazione locale accorsero da ogni parte per rendergli omaggio. Molti gli portarono doni tradizionali come burro o altri prodotti agricoli, tanto da riempire una intera stanza.

La maggior parte dei tibetani accorsi volevano la sua benedizione e Rinpoche osservò che erano poco interessati a ricevere insegnamenti formali. A un certo punto di questo viaggio si girò verso di me e mi disse: “Sono un uomo moderno”.

Sono profondamente grato di avere conosciuto questo grande Maestro che ha fatto così tanto per far girare la ruota del dharma. Una volta mi ha confidato alcuni dettagli di una vita precedente che avevamo vissuto insieme e resto in attesa di rivederlo di nuovo in una vita futura.

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