Come ho incontrato Chögyal Namkhai Norbu

Come ho incontrato Chögyal Namkhai Norbu, il mio Maestro.

di Cinderella Pernia

Credo che la storia di come ho incontrato il Maestro inizi molto tempo fa.

Qualcuno crede che abbiamo un compito da svolgere da quando siamo nati, io sono tra questi e credo che il mio scopo sia stato quello di incontrare Rinpoche. Da quello che ricordo ho provato il bisogno di andare alla ricerca di qualcosa di importante e questo si rifletteva in me come la sensazione di un buco nero in mezzo a petto che doveva essere riempito senza sapere cosa o come, così con quello che avevo in mano ho iniziato la mia ricerca. Avevo così tante domande e così da casa mia sono andata alla biblioteca pubblica e ho cominciato a leggere a caso libri di letteratura, mitologia, sul simbolismo, sulla filosofia occidentale, sugli antichi greci, sulla teoria delle religioni tra le altre cose e ciascuno di questi libri apriva delle porte e delle possibilità alla mia mente di navigare tra idee e parole.

La mia vita, come quella di altre persone, è stata complicata, ho avuto una figlia a 20 anni, ho cercato di fare una vita “normale”, di lavorare, di comprare cose, mangiare, dormire e ripetere il ciclo all’infinito ma dopo tre anni e grazie a una circostanza particolare ho capito che tutto questo era inutile perché il mio buco nero continuava a consumare la mia esistenza così ho deciso di trasferirmi in un’altra città e studiare letteratura a Merida, Venezuela.

Quando sono arrivata a Merida a marzo 2000 il giorno del mio esame per essere ammessa all’università ho ritrovato un amico dell’adolescenza, Carlos Garcia, che non vedevo da anni. Poco dopo si è traferito nel nostro appartamento universitario. Grazie a questo e alle molte conversazioni avute gli ho sentito parlare di un insegnamento chiamato Dzogchen e di un Maestro chiamato Namkhai Norbu. Carlos era stupefatto di quello che gli stava accadendo.

Comunque, a quel tempo non ero ancora pronta. Ancora cercavo altri percorsi e in una di questi ho avuto una esperienza terribile, una esperienza di vuoto a cui non ero pronta. Dopo questo mi sono rifugiata nel mondo mondano come non avevo mai fatto prima. Volevo sentirmi parte di qualcosa, non esserne divisa, separata, ma farne parte e mi sono inserita in questo ordine di cose e ci sono riuscita per un po’.

Poco dopo ho sposato il mio professore di filosofia e siamo rimasti insieme per sette anni. Lo amavo e sono diventata quella che tutti approvavano. Avevo un lavoro e avevo iniziato il mio Master in filosofia, avevo una vita agiata e “stabile”, in qualche modo avevo realizzato i miei desideri mondani. Cercavo di essere davvero felice in quel modo. Cercavo di soddisfare i desideri e le aspettive di chi mi circondava. Cercavo di renderli felici ma contrariamente alle mie aspettative il mio buco nero continuava a crescere e a divorarmi e ogni giorno che passava sentivo di morire poco a poco senza aver fatto quello che che dovevo fare. Fino a quel momento non avevo vissuto nulla che mi torturasse di più, nulla che io e le mie paure non manifestassero.

Un giorno ho preso coraggio e ho deciso di lasciare quella vita comoda e stabile in cui ero, ho deciso di lasciare tutto, mio marito, la mia carriera e il mio lavoro. Poiché nulla di tutto questo aveva senso l’ho lasciato andare, l’ho abbandonato, ho lasciato spazio a quello che cercavo, mi sono fidata e così ho trovato Rinpoche.

Il filo che mi ha portato da lui, al mio Maestro, è stata una curiosa lettera di Carlos Garcia che ho ritrovato tra i miei vecchi libri e appunti, in cui di base mi diceva di “non rinunciare quello che è essenziale per un posto tranquillo al mondo”. L’ho letta e ho deciso di contattare Carlos, di cui non avevo saputo più nulla negli ultimi otto anni. L’ho cercato e gli ho chiesto di aiutarmi perché galleggiavo senza meta e mi ha consigliato di contattare Elías Capriles che stava nella mia stessa città. Dopo pochi giorni ho scritto ad Elías che mi ha dato un appuntamento, era molto gentile e ricettivo e mi ha spiegato un po’ gli insegnamenti Dzogchen e anche del Maestro, e in una occasione successiva mi ha invitato a seguire la lettura e le pratiche del Santi Maha Sangha che facevano tutte le settimane nelle loro case. Mi ha spiegato la Ganapuja e mi ha invitato a partecipare. In cambio mi ha chiesto di impegnarmi a prendere la trasmissione mondiale alcuni mesi dopo. E così ho fatto.

Poi Rinpoche ha annunciato un ritiro a Tashigar North, all’isola Margherita a novembre 2010 e ho ricevuto regali davvero magici per organizzare questo viaggio inaspettato. Sono arrivata a Tashigar North. Non ho mai visto i colori così chiaramente, non ho mai sperimentato la bellezza in modo così tangibile e mai prima il centro del mio petto era così pieno e radiante. Tutte le ansietà, le paure, le mie oscurità sono svanite. L’avevo trovato!! Il buco nero si era riempito con la sua presenza con mandala e danze colorate, con belle persone, con armonia, con suoni, con fiori, con odori, con insegnamenti che ancora non capivo ma con una fede assoluta che un giorno avrei capito…

Da allora ho cominciato un viaggio per immergermi nella presenza di Rinpoche, da conoscere e condividere con il mio magnifico Sangha. È stato un vero viaggio interno ed interno, pieno di infinite scoperte e di riscoperte che continuano ancora oggi, e qui, al centro di uno dei suoi sogni, a Dzamling Gar vivo con la sicurezza che non ci separeremo mai. Grazie Maestro!

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