Comunicare attraverso le emozioni e andare oltre

L’artista norvegese Wilvin Pedersen, tra i primi membri della Comunità, ci parla della sua vita di artista e di come ha incontrato Chögyal Namkhai Norbu

Vorrei raccontare la storia di me come Wilvin. Sono nata in Norvegia nel 1948 e ho speso i miei primi sette anni in un orfanatrofio, dato che ero venuta al mondo per quello che è chiamato un ‘incidente’. In quei giorni mia madre non poteva prendersi cura di me perché doveva lavorare e l’unico lavoro che aveva era su una grande nave in giro per il mondo.

Mandarava a tempera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi ho passato un paio di anni dai miei zii prima di poter vivere con mia madre. In questo periodo ero già in grado di prendere cura di me stessa e a quattrodici anni nessuno poteva dirmi cosa fare. Mia madre era una persona carina e particolare.

A scuola quando avevo 13 anni ho avuto un insegnante d’arte molto speciale che mi ha dato un cavalletto dicendomi di lavorare nella stanza sul retro. Mi ha mostrato come fare alcune cose e ho fatto alcuni disegni e dipinti sulla base di foto e dipinti dei lavori di Van Gogh e Modigliani. Questo mi ha reso molto felice e mi piaceva molto.

A sedici anni ho cominciato a studiare in un’altra scuola che aveva un corso di arte ma l’ho lasciato a metà anno. Continuavo a girare intorno. Poi a diciotto anni sono andata a Londra alla City and Guilds of London Art School dove ho imparato un sacco di cose sulle forme dell’arte classica. Ma c’ho studiato solo per 3-4 mesi perché non sopportavo di vivere in una grande città e mi mancava la natura della Norvegia.

Di ritorno in Norvegia ho cominciato a frequentare diversi artisti ad Oslo, diventando una modella per uno di loro. Questo artista mi ha mostrato come preparare le tele, lo osservavo dipingere, pulivo il pavimento e sono diventata la sua amante. È stato in quel periodo che ho cominciato a dipingere veramente. Il mio mondo era pieno di musica classica, vino rosso e pittura.

Qualcuno mi ha suggerito di iscrivermi allo State Art College di Oslo, e mi hanno accettato subito. Anche allora ero testarda. Non davo retta a nessuno così invece di essere uno studente sceglievo quello che volevo studiare saltando le classi se così mi andava. Il preside mi chiedeva di andare da lui per mostrargli i miei lavori, cosa che facevo ogni tanto, e mi ha incoraggiato a proseguire. Mi ha anche dato il denaro per visitare il museo Rembrandt in Olanda. Ho passato lì quattro anni anche se non ho mai dato un esame ma studiando solo quello che volevo imparare, è stato un tempo molto fruttuoso.

Poi, all’eta di 22 anni, mi sono trasferita sulle montagne norvegesi con alcuni amici, nella natura selvaggia, lontano dalla civilizzazione. A 24 anni è nato mio figlio Marius. Suo padre era un bravo artista ma voleva che mi occupassi solo dei lavori femminili come fare lavori a maglia o sul telaio ma ho continuato a dipingere. Ci siamo separati dopo tre anni.

Copenhagen 1974, Wilvin usa questo dipinto per pagarsi un ritiro con sul Santità il Karmapa e alloggiare per un mese alla residenza.

Quando Marius ha compiuto un anno circa ho incontrato Ole e Hanna Nydahl, danesi, che mi hanno introdotto al Dharma. Le cose hanno cominciato a cambiare, ero meno selvatica, tutto ha cominciato ad avere un senso e ho capito che la mia visione della vita era connessa con quella del buddhismo. Era a casa. Sono andata a Copenhagen dove ho incontrato dei lama tibetani per la prima volta. Ho pagato per poter stare lì per un mese  vendendo un mio dipinto.

Di ritorno in Norvegia sono andata in una casa di ritiro nella foresta di Oslo e ho cominciato la pratica di Ngondro in modo intensivo così da poter ricevere l’iniziazione successiva. Questo ha richiesto molto del mio tempo perché, come per altri giovani, quando si comincia a praticare diventa quello che fai, a parte essere una madre ovviamente. Ho continuato a dipingere un po’ e quando lo facevo lo tenevo per me e non mostravo i miei lavori a nessuno. Per me erano qualcosa di ordinario.

A un certo punto ho deciso di partecipare a una mostra pagata in una importante galleria di Oslo per mostrare i miei lavori e nel caso piacciono sponsorizzano i tuoi studi. Ho appeso i miei dipinti dimenticando di fare la domanda per la sponsorizzazione, e quindi non ho ottenuto alcun aiuto.

In seguito ho partecipato ad una mostra con altri artisti ad Oslo. A quel tempo dipingevo cose classiche usando l’olio e le matite, gesso rosso e carboncino su carta. Facevo un sacco di ritratti. Ero molto presa dalle espressione e dallo spazio come grandi cieli, e dipingevo scene naturali come foreste, legno e volte in uno stile fiabesco.

Nell’atunno 1975 ho deciso di unirmi a un folto gruppo di persone del Dharma per un viaggio in autobus verso l’India e ho lasciato Marius con sua zia per tre mesi.

Dopo quasi 3 settimane siamo arrivati Leh-Ladakh, nel nord del Kashmir, vicino al confine tibetano. Era il primo anno che i turisti stranieri potevano entrare nel Ladakh, ed è stato incredibile incontrare alcuni grandi lama e questa semplice e meravigliosa gente.

Dipinto ad acquarello, 2005, dipinto dalla mente senza un modello esterno

Di ritorno in Norvegia ho incontrato uno scrittore americano che era venuto in Norvegia durante la visita di Dilgo Khyentse Rinpoche. Ha visto i miei dipinti e mi ha chiesto di illustrare un libro di cui avrebbe scritto la storia. Così ho lavorato sul colore dei disegni e quando abbiamo portato il lavoro a una casa editrice ci hanno risposto che avrebbero pubblicato volentieri i disegni ma che la storia non era abbastanza buona.

Mio figlio ed io siamo arrivati in Italia nell’autunno del 1976 e abbiamo incontrato Chögyal Namkhai Norbu per la prima volta. Ero felice di incontrare la comunità. È stato un grande punto di svolta per me nel capire la pratica. Era così semplice, amorevole e diretto ma era ancora molto condizionata da non vedere tutte le qualità di Norbu Rinpoche. Ha avuto anche la fortuna di incontrare Khamtrul Rinpoche, Dorzong Rinpoche e Drugu Chögyal Rinpoche a Roma nello stesso periodo. Il viaggio in Italia è stato come un grande regalo e dopo esserci stata per due mesi siamo tornati in Norvegia dove ho preparato la visita di Khamtrul Rinpoche, Dorzong Rinpoche e Drugu Chögyal Rinpoche che volevano venire al Karma Tashi Ling nell’inverno del 1977. Sono rimasti per tre settimane prima di andare in Inghilterra e in quel periodio Khamtrul Rinpoche, Chögyal Rinpoche ed io abbiamo dipinto il Gönpa di Karma Tashi ling.

Nel maggio 1979, insieme ai miei amici della Comunità Dozgchen norvegese abbiamo invitato Norbu Rinpoche. È stato un grande cambiamento, in un certo senso. Il suo modo di insegnare, la sua grande compassione e il suo modo di spiegare in modo che la gente posso veramente capire la natura della mente e il modo di essere, l’esistenza stessa, entrare nello stato, è stata una nuova domensione per molti praticanti. Norbu Rinpoche ha questa grande capacità di aiutare gli esseri viventi, far loro vedere la loro natura pura e senza ostacoli dall’origine, al di là dei concetti della mente.

Dato che questo è un racconto devo anche dirvi che abbiamo fatto un fantastico viaggio attraverso le montagne dopo il ritiro di Oslo. Siamo arrivati sulla costa occidentale della Norvegia, visitando Marit e la bella residenza di Gordon in uno dei fiordi. Per arrivarci abbiamo dovuto attraversare il fiordo. Eravamo circa in 15, americani, italiani e norvegesi, tutti su una piccola barca. C’è stata una tempesta e grandi onde ma con l’aiuto di Norbu Rinpoche abbiamo fatto la traversata con successo. Ma tempo signfica che tutto finisce, anche questo ritiro.

Poi nel 1981 abbiamo invitato Norbu Rinpoche per un altro ritiro. Si è svolto a casa mia nella foresta di Oslo, un posto piccolo e semplice senza comodità moderne. In ogni caso questo ritiro mi ha fatto vedere la necessità di trasferirmi in Italia, scelta che Norbu Rinpoche ha approvato. Così a Natale dell’ ’81 insieme a mio figlio Marius siamo andati al ritiro in Sardegna per poi trasferirci in Italia per qualche anno.

Wilvin al lavoro a Merigar nel 1982

Abbiamo vissuto a Formia, ad Arcidosso e a Roma per qualche anno e nessuno sapeva che io dipingevo. Lo facevo quando ero a casa da sola ed ero in grado veramente di connettermi al quel mondo. Nessuno mi ha mai fatto domande e non ne ho mai parlato. Non ho mai pensato di doverlo fare.

Siamo tornati in Norvegia nel 1986 per restarci per cinque anni. In questi anni ho lavorato come pittrice facevo i manifesti per due teatri di Oslo e ho anche lavorato in una casa per anziani per qualche mese. Come sempre dipingevo, nel mio tempo libero, soprattutto ad olio su tela.

Negli anni 90 dopo esser tornata in Italia sho cominciato a dipingere il Gönpa di Merigar. All’inizio lavoravo all’esterno. Nessuno sapeva che ero una pittrice. Dicevo “So dipingere”. Lavoravo con i pittori della Buriazia, con Batodalai Dugarov e suo figlio Zorick ed altri pittori. Sono poi passata alle decorazioni del soffitto all’interno. Poi sono arrivati i tibetani.

Drugu Chögyal Rinpoche è venuto tre volte per lavorare al pannello del Maestro Primordiale. Tsering Wangchuk ha fatto tutti i disegni del lignaggio nel resto del Gönpa e ha dipinto le figure dei maestri del lignaggio con sua moglie Sonam Palmo e li abbiamo aiutati con la colorazione e le ombreggiature. Alcuni anni dopo ho ridipinto l’esterno del Gönpa con alcuni altri pittori occidentali. A causa di motivi familiari sono ritornata in Norvegia nel 1997 e ho iniziato a lavorare a un dipinto in un teatro.

Gomadevi dipinta nel 2011

Acquarello di Tara Bhir Rock, un sito potente di Tara nello Shivapuri, fuori Boudha in Nepal, dipinto nel 2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 2004 mia cognata, anche lei una artista, mi ha consigliato di prendere i miei dipinti più seriamente. Stava organizzando un corso estivo che chiamava “corso estivo di arte” nella penisola fuori Oslo. Così ho deciso di andare lì e di fare una settimana di corso con gli acquarelli con una famoso artista norvegese specializzato neglia acquarelli. E questo mi ha intrigato. Non avevo mai fatto acquarelli prima. Il lavoro emerge mentre si dipinge e disogna essere veloci. Non si tratta di fare un disegno e di riempirlo con i colori. Dovevo lavorare su tutta la pagina contemporaneamente mentre era umida e scoprire che non c’erano regole mi ha permesso di trovare altri modi di lavorare ed esprimermi e alla fine è emersa la pittrice che avevo nascosto così a lungo.

L’anno dopo lo stesso artista ha dato un corso isando l’olio su tela. Ho partecipato al corso per rinfrescare le mie capacità e ho fatto quattro quatri in una settimana! Dopo il corso ho continuato a lavorare sui ritratti e sulla natura.

La prima immagine buddhista che ho dipinto è stata Mandarava e dopo quella Gomadevi. Questi due dipinti sono i primi di questa serie di dipinti in acquarello che ho cominciato 7-8 anni fa. Non mi sono mai considerata una pittrice di thangka. I veri pittori di thangka spesso fanno la pratica della divinità che stanno dipingendo e dipingono gli occhi alla fine. In genere dipingo gli occhi all’inizio così da connettermi al dipinto, al senso della divinità, praticando a volte.

Durante gli anni la mia amicizia con Drugu Chögyal Rinpoche è stata molto importate. Ha ispirato molto la mia pratica personale e anche con la sua arte sebbene non sia mai stata una sua studentessa. Mi ha dato molto materiale come dei pennelli cinesi e diversi tipi di carta di riso dicendo che la pittura era la mia pratica. Ho passato del tempo negli anni al suo centro di ritiri Tara Bhir dove ho fatto dei ritiri combinati alla pittura.

Kassandra, acquarello su carta di riso dipinto nel 2011

Sento di non avere scelta – questo è il modo con cui mi esprimo e comunico. Nella mia vita ho bruciato o distrutto alcuni dipinti invece di metterli via. Ora ho imparato a metterli da parte perché possono essere utili in un secondo momento. È una comunicazione con me stessa attraverso la carta.

Prima usavo spesso un modello quando dipingevo ma ora dipingo qualunque cosa direttamente dalla mente. Sono sempre stata uno spirito libero e piuttosto testarda, facendo a modo mio senza considerare la così detta ‘vita normale’ come una opzione. Vedo l’arte come un mezzo di comunicare attraverso le emozioni ma anche come un mezzo per andare al di là e di esprimere in modo naturale la presenza mentre dipingo.

http://dakiniasart.org/artists/wilvin-pedersen/

 

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