CRAZY LOUISE o La Conversazione Sacra

Station Hill Press, Barrytown NY 2017 Uitgeverij 261

Intervista a Louise Landes Levi sull’uscita del suo libro

‘A Selfie for the Mirror’

Che cosa ti ha portato a pubblicare ‘Crazy Louise’?

crazy louise

Foto della copertina di Ira Cohen

Originariamente il libro è stato pubblicato da un piccolo editore. Le mie ‘self publications (‘pubblicazioni personali’, gioco di parole con il titolo del libro, n.d.t.)’, sono iniziate ad Amsterdam, con l’editore Felix Mansingh, quando ho incontrato Namkhai Norbu. Sono la maturazione di questo incontro – la manifestazione della mia personale potenzialità andata ‘perduta’, per così dire, nella ‘traduzione’. Ho incontrato Namkhai Norbu a Londra, Natale 1979, durante il primo ritiro che il Maestro ha dato fuori dall’Italia, organizzato proprio nella stanza in cui vivevo, ma questa è un’altra storia. L’incontro ad Amsterdam nel 1982 a cui sono stata ‘chiamata’ (da Parigi) a partecipare ha dato inizio a un cambiamento profondo nella mia vita, sigillo di Namkhai Norbu.

Nel 1982, o giù di lì, la casa editrice olandese Uitgeverij 261 pubblicava una collana di poesie chiamata The Amsterdam School, che comprendeva 12 scrittori americani e olandesi. Per miracolo ero una dei 12 ma questa collana chiuse dopo il sesto numero per mancanza di fondi. Avevo un libro (The Water Mirror/Die Water Spiegel) ma non l’editore. Sono stata mandata da Felix Mansingh, della Felix Off Set, i cui costi di stampa erano per me proibitivi. Un anno dopo, ero alla stazione centrale di Amsterdam per andare a Londra e partecipare a un insegnamento di Rinpoche e lì ho capito che invece dovevo andare a trovare Felix, lo stampatore, che in genere di sabato non era aperto. Invece era aperto e quando mi ha visto mi ha detto: “Ho pensato al libro, facciamolo”. Gli ho chiesto quanto mi sarebbe costato e mi risposto: “Nulla”.

Alla fine ho fondato una piccola casa editrice con Sophia Bentinck – la madre di Jacobella Gaetani, una dei pricipali traduttori di Rinpoche – chiamandola Il Bagatto (Il mago), nome preso da una gelateria di Arcidosso. Insieme abbiamo realizzato molti progetti. Sophia è morta nel 2013 ma ho continuato con la casa editrice. Anche la condizione dello stampatore era cambiata ma la continuità è un principio fondamentale – nella creatività come nell’insegnamento –, per questo ho continuato (nb:.tantra– in sanscrito: continuità). Lo stampatore non poteva più permettersi di stampare i libri gratuitamente per Sophia e me e potevo permettermi di pagare solo 40 copie.

Mentre li vendevo uno a uno a Conway durante il ritiro di Jnana Dakini nel 2014 Ed Goldberg un praticante di New York si è interessato al mio lavoro e durante il ritiro lo ha fatto vedere a Sam Truitt, direttore di Station Hill, che immediatamente ha voluto pubblicarlo in una collana commerciale.

Ero entusiasta perché Station Hill è la casa editrice che ha pubblicato per prima Namkhai Norbu e per la quale ho lavorato trascrivendo manoscritti (tra cui il glossario tibetano della biografia di Padmasambhava scritta da John Reynolds), rastrellando foglie e facendo le pulizie. Uno dei miei precedenti editori (Claudio Rugafiori, RASA), quando ha saputo che facevo le pulizie mi ha detto che pulire era un ottimo lavoro, ed è vero.

La maggior parte del mio lavoro, le mie poesie, è stato gettato, forse a causa di loro significato errato, da un portiere impazzito che mi ha convinto a lasciare il mio lavoro nelle sue mani che ha buttato un giorno prima dello sciopero dei netturbini a Parigi (1978). Avrei dovuto impedirlo nonostante la sua follia o le sue intenzioni crudeli. Sono stata costretta a iniziare tutto da capo. Il Dharma si è rivelato essere il mio veicolo e Namkhai Norbu Rinpoche il mio supporto.

Rinpoche, come sapete, ha studiato poesia con sua sorella, amica della principessa del Derge. Lo studio della poesia era di esclusivo appannaggio dei reali ma Jamchos era amica intima della principessa e così a lei a suo fratello fu concesso di studiarla. Jamchos è diventata una famosa poetessa in Tibet e in seguito una profonda discepola del dharma. È stata tradotta magnificamente da Jacobella Gaetani che ha scritto un brillante saggio sulla sua vita e il suo lavoro inserito nel libro onorifico regalato a Rinpoche nel 2017 nel Gönpa di Merigar. Mi sento al sicuro con il Maestro, sento che capisce le mie direzioni, le mie perdite e i miei desideri. ‘Longing lasts longer (i desideri durano più a lungo)’ come dice la poetessa e performer Penny Arcade.

Quello che distingue questo lavoro dal libro precedente (ed. Guru PUNK & The Book L, Cool Grove Press, Le Lampade di Casa Sono State Acesse MA & Banana Baby, Super Nova Press (in due lingue). Chorma, Porto dei Santi, Avenue A & Ninth Street, Shiva Stan.

Alcuni libri di autori buddhisti occidentali e altri sul buddhismo, trattano l’argomento della poesia in astratto. La poesia in generale indica ma non rivela le passioni personali o lo fa con un minimo di riferimento diretto agli stati che possono sorgere, confusi o molto umilianti. Il mio approccio, collegato alla mia pratica Dzogchen, ha un ruolo marginale, non accademico, quasi consapevole dell’effetto involontario dell’influenza degli insegnamenti, così come li ho capiti. Molti dei grandi poeti della tradizione buddhista, almeno in America, sono studenti influenti, intellettualmente brillanti, di Zen (Phillip Whalen, Joanne Kyger, Gary Snyder) e di Vajrayana (Allen Ginsberg, quello più famoso, perfino Jack Kerouac praticava un cattolicesimo combinato al Vajrayana). Mexico City Blues è, nella tradizione della poesia americana, un’introduzione diretta alla mente aperta (Chogyam Trumpa).

Lo Dzogchen introduce e implica un’apertura della funzione dei sensi che, come sapete, si basa sulla comprensione dei sensi. Impariamo a praticare per comprendere EKA RASA, l’unico sapore, piuttosto che respingere le difficoltà o quello che non ci piace, o mitigare le passioni personali (citando le parole di Patrul Rinpoche ‘non siamo condizionati dalle passioni ma dall’attaccamento a queste’).

Guru Punk era un essere spirituale on the road, la stessa tradizione seguita dalla sovramenzionata JK, ma Crazy Louise si basa sui traumi personali sia dell’autrice che di sua madre, figura centrale del libro, e più in generale sul genocidio degli ebrei dell’Europca orientale del secolo scorso camuffato nella declinazione poetica del testo.

L’intreccio è più deliberato, sebbene sia sorto spontaneamente, l’uso della tecnica inter lineare, l’estrema frammentazione e lo scostamento dalle considerazioni formali dei precedenti lavori sono evidenziati nell’estratto della quarta di copertina tratto dalla recensione di Ian Macfadyen.

Sei soddisfatta del risultato – la trasformazione del tuo lavoro cominciato con una semplice pubblicazione per un pubblico limitato in una edizione commerciale di grande distribuzione?

Ci sono sempre mutamenti ma come Namkhai Norbu insegna ci dobbiamo adattare alle circostanze. Non posso imporre la mia visione personale su un libro stampato da un editore. Il frutto di questo sforzo, fin dall’inizio, così come Namkhai Norbu e altri lama mi hanno sottolineato, è di considerare la funzione della pratica della mia poesia come un’offerta.

Ho provato a seguire le istruzioni del Maestro sebbene questo possa sembrare strano a chi non ha familiarità con quei processi, interiori e misteriosi, che portano a una forma poetica. In questo caso la pubblicazione di questo libro ha portato a una incredibile riconciliazione con i membri della mia famiglia in modo direi magico. Non entrerò in dettaglio, è sufficiente sapere che l’energia del testo, a un certo punto si è manifestata, geograficamente nel ghetto di Venezia, dove ho fatto la maggior parte dell’editing. Queste energie erano molto potenti, quasi demoniache, ho lottato per rimanere presente e ho praticato. A un certo punto è avvenuta una ‘vittoria’ e che il processo di riconciliazione si sarebbe manifestato. È stato molto interessante per me e ne sono grata.

A volte il poeta o autore deve pagare per la stampa del libro in cambio di un accordo sul libro una volta stampato. In questa occasione il costo era perfettamente ragionevole, equivaleva a quello che avrei pagato per una edizione auto prodotta. Le spese sono state coperte con l’aiuto di conoscenti e con studenti di Namkhai Norbu interessati alla poesia. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato fino ad adesso in questo inutile obiettivo, tranne che per me essendo equivalente a una pratica.

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