Discorso di apertura di Steven Landsberg e di Costantino Albini durante l’assemblea annuale della Comunità Internazionale Dzogchen

Dzamling Gar, 6 aprile 2019

Steven Landsberg

Steven Landsberg – Presidente del Gakyil Internazionale

Buon giorno a tutti. Per conto della Comunità Dzoghchen Internazionale voglio dare il benvenuto a tutti in occasione della nostra assemblea annuale. Questa assemblea si svolge una volta all’anno così che i nostri soci possono eleggere il nuovo consiglio diretto e approvare il bilancio e rispondere a tutte le possibili domande.

Siete tutti consapevoli che quella in cui stiamo è una situazione precaria e che stiamo affrontando molte incertezze andando avanti. Per fortuna ci unisce la nostra missione comune di preservare l’eredità dell’Insegnamento e della trasmissione di Rinpoche e la cosa migliore che possiamo fare in questo momento è praticare da soli e insieme e fare del nostro meglio a seconda delle circostanze per garantire la continuità della Comunità. Il Gakyil della Comunità Internazionale Dzogchen è ben consapevole delle domande che tutti si stanno facendo riguardo la trasmissione e l’essere soci. Ne discutiamo molto e regolarmente, è davvero difficile.

Sappiamo che dal momento della morte di Rinpoche nessuno potrà più ricevere la trasmissione diretta da Namkhai Norbu Rinpoche così come non riceverà la trasmissione da Padmasambhava o Vimalamitra o Vairocana o da qualcun’altro. Questo è finito.

Tenendo conto che per essere socio delle Comunità Dzogchen è necessario aver ricevuto la trasmissione questo significa che tra 50, 100 anni non ci saranno più nuovi soci.

D’altra parte dobbiamo chiederci se questa possa essere stata una possibile intenzione di Rinpoche. Molte volte lo abbiamo sentito dire che questo insegnamento non era solo per oggi ma per le generazioni future, per il futuro. Quindi non possiamo rispondere a questa domanda al momento. Non è una cosa semplice da fare, siamo nel mezzo di questi due argomenti.

Dobbiamo ricordarci che siamo in lutto e non è il nostro obiettivo ora prendere decisioni definitive su questi argomenti. Quindi se avete questo tipo di domande e volete una risposta magari lasciatela da parte per un po’ perché non credo che in questo particolare momento ci sia nessuno che possa dare una risposta conclusiva o risolutiva.

Quindi possiamo tutti avere una opinione su questa situazione, anch’io, ma guardandoci bene da assumere una posizione ufficiale dobbiamo rimanere con la mente aperta e aspettare il momento giusto per prendere una decisione appropriata. Dobbiamo restare pazienti, accettare le nostre responsabilità e praticare in base a quello che abbiamo ricevuto.

Questo è quanto. Spero che riusciremo a risolvere altri tipi di problemi e per conto del Gakyil Internazionale vi do il benvenuto ed è bello vedervi tutti.

Grazie molto.

Costantino Albini

Costantino Albini – Istruttore del Santi Maha Sangha

Buongiorno a tutti. Parlo per me stesso, non rappresento alcuna parte dell’organizzazione. Sono solo uno studente di RInpoche ma ho qualcosa che voglio condividere con voi, sono le mie opinioni personali e so che quest’anno è un anno di lutto e di silenzio, siamo ancora in lutto e stiamo affrontando la nostra profonda sofferenza emotiva.

Voglio offrire alcune riflessioni personali, molto personali, sulla Comunità Dzoghchen dopo la morte del nostra amato Maestro. Come ho detto, è solo la mia opinione e potete prenderla nel modo che desiderate. Non prendetela come qualcosa di importante, è solo la mia opionione. Potete essere d’accordo o no.

Per più di 40 ani Rinpoche ci ha dato insegnamenti. Oltre a questa attività come maestro è stato il cuore della Comunità, la sorgente di tutte le ispirazioni come anche la sorgente della nostra supposta identità. Per tutto il tempo che è stato con noi fisicamente la sua presenza non ha fatto sorgere la domanda di chi siamo o di come vogliamo essere percepiti.

Ora che è morto abbiamo cominciato a sentire il bisogno di definire quello che vogliamo essere e di come presentare noi stessi come organizzazione. Il primo punto lo vedo così, come una domanda che pongo a me stesso e la domanda è questa: siamo un gruppo religioso o una gruppo spirituale o una aggregazione sociale di individui con un programma, specifico se volete, ma sociale. Oppure altro?

Sappiamo bene che l’Insegnamento Dzogchen non è una religione, non è una filosofia, non è nemmeno un insieme di regole per vivere meglio la vita. È molto meno di questo ma anche molto di più. Sapete che queste definizioni occidentali, della cultura occidentale, sono ampie. Quello che veramente conta è l’attuale presenza della Comunità Internazionale Dzogchen nel mondo e la sua funzione nel mondo. Siamo qui, viviamo qui.

Comunque, la mia riflessione personale è sempre limitata a come possiamo continuare come praticanti individuali perché credo che la Comunità sia fatta da individui e che il valore della Comunità è dato dal valore dato degli individui che la compongono. Se gli individui non hanno alcun valore allora la Comunità non ce l’ha.

Per quanto riguarda il tema della trasmissione voglio dire qualcosa di molto simile a quello che ha già detto Steven. Fino ad ora la trasmissione è stata data a un certo numero di persone in tutto il mondo per 42 anni. Questo numero è ora chiuso. Non possiamo più facilitare nuove persone ad avere accesso a Rinpoche. Rinpoche è in un’altra dimensione. Per me la nostra preoccupazione ora sia quella di fare in modo che la preziosa eredità di Rinpoche arrivi a maturità e ne produca i frutti in ciascuno di noi. Un giorno saremo testimoni degli insegnamenti attraverso le nostre realizzazioni, la nostra condotta ed il nostro esempio nel mondo.

Non c’è nessuno che possa essere Rinpoche. Quello che possiamo e dobbiamo fare è stare insieme, praticare insieme, fare del nostro meglio per approfondire e capire quello che abbiamo ricevuto senza dimenticare il vero spirito del bodhicitta relativo e assoluto, che è la base di tutto.

Non siamo un normale gruppo di dharma. Non siamo un sangha ordinario, non siamo nemmeno ngakpa. Non facciamo parte di una particolare tradizione buddhista, tibetano o no, in occidente. La Comunità Dzogchen è stata immaginata dal nostro Maestro come qualcosa di completamente nuovo ed originale. In tutto il mondo siamo persone normali con lavori e famiglie. Abbiamo diversi background culturali, parliamo diverse lingue e abbiamo ricevuto, ognuno di noi, individualmente, personalmente e soggettivamente, l’accesso diretto alla conoscenza che non è limitata all’interno dei confini di organizzazioni religiose o culturali. Non è limitato da alcunchè se non dalle nostre limitazioni.

Questa conoscenza diretta essendo un’esperienza soggettiva e in quanto tale non può essere condivisa. Solo un Maestro realizzato può condividere l’esperienza diretta dando la trasmissione diretta. La nostra conoscenza diretta deve e può essere coltivata in modo da permettere un’evoluzione, questo è quello che Rinpoche ci ha detto. Quello che possiamo fare è usare la trasmissione che abbiamo, individualmente e socialmente, per maturare e favorire l’evoluzione. A questo punto se l’evoluzione si manifesta allora sarà possibile prendere nuovamente in considerazione l’argomento della trasmissione.

La mia opinione personale è che siamo studenti di Rinpoche, abbiamo studiato e praticato con lui e ricevuto insegnamenti, ricevuto, ricevuto, ricevuto, ora abbiamo un grande lascito e una grossa eredità. Ora, come in tutte le famiglie, quando il padre muore è un momento di crescita, un rito di passaggio. Ora non c’è più il padre di famiglia, ora siamo noi gli adulti. Questa è la mia idea.

In tutti questo anni non ricordo che Rinpoche abbia mai dato regole e norme. Invece ci ha sempre incoraggiato la prendere le nostre decisioni con piena consapevolezza e presenza e di prendercene la piena responsabilità. Se so che un certo corso di azioni può e determinare un certo karma è solo mia la responsabilità di agire o no.

Se un Fratello o Sorella del Vajra, per esempio, decide di dare una iniziazione pubblicamente dello Dzochen Longde chi di noi può stabilire se la possa dare?. Credo sia solo il suo karma di prendere questa decisione. Voglio credere che lui o lei sa quello che fa e la motivazione sia nel rispetto dell’insegnamento e di grande compassione. Questo è quello che voglio credere. È qualcosa di privato con le guardie del prezioso insegnamento, non ha nulla a che fare con noi. Non possiamo giudicare.

Ho parlato molte volte della visione di Rinpoche. La visione di Rinpoche della Comunità Dzogchen è che fosse innanzitutto la Comunità di praticanti Dzogchen, i praticanti Dzogchen sono il contenuto e il contenitore dell’organizzazione della Comunità Dzogchen. L’unico principio che mi viene in mente sul contenitore sono le azioni degli individui all’interno del contenitore e questo è il principio della collaborazione ma oggi le mie riflessioni vanno innazitutto ad ogni singolo praticante. Credo che per prima cosa dobbiamo indagare noi stessi da questa prospettiva. Come il nostro Maestro abitualmente ci diceva, osserva te stesso. Sono un praticante Dzogchen, lo sono? Fino a che punto e con quale livello di coinvolgimente? Quanto sono disposto a collaborare con i miei fratelli e sorelle del Vajra?

Se a questo punto non penso ancora di essere un praticante Dzogchen quanto sono impegnato a diventarlo veramente in questa vita? Un praticante Dzogchen, nella sua definizione di base, è stato potenziato con la trasmissione da un vero detentore del lignaggio Dzogchen ed è impegnato a praticare e a rimanere il più a lungo possibile nello stato del Guruyoga, o consapevolezza primordiale, o presenza istantanea, ha molti nomi, allo scopo di sviluppare la capacità di integrare questo stato nella vita di tutti i giorni. Lo scopo di un praticante è quello di raggiungere una condizione in cui non esiste più alcuna differenza tra la pratica e la vita. Quindi l’unica persona in grado di giudicare è essa stessa. D’altro canto nessuno di noi è autorizzato a giudicare qualcun’altro. Siamo fondamentalmente liberi. Siamo sempre stati liberi senza saperlo, liberi di scegliere il corso delle nostre azioni, momento per momento e siamo gli unici ad essere responsabili delle loro conseguenze.

E poi c’è un’altro fatto, dato che abbiamo una missione primaria ed essenziale, penso che siete tutti d’accordo, quella di realizzare questa missione, di raggiungere la realizzazione a beneficio di tutti gli esseri, giusto? Non solo abbiamo una missione ma per realizzare questo abbiamo ricevuto un incredibilmente prezioso, potente e benefico strumento. Siamo stati potenziati, abbiamo tutto quello che ci serve. È arrivato il momento di renderci conto che siamo cresciuti e capire come vogliamo integrarci nella società in cui viviamo, come intendiamo procedere, per fare la differenza in questo momento storico, in una società che è piena di sofferenza, non solo nella nostra comunità ma ovunque intorno a noi, incertezza, molti cambiamenti, cambiamenti tumultuosi, quindi quali sono i mezzi più abili per raggiungere l’efficacia. I mezzi più abili, penso, siano quelli di cui abbiamo parlato, aprire i nostri cuori come fa un bodhisattva, per irradiare gentilezza, amore, presenza e consapevolezza, continuare lo stato del Guruyoga, essere presenti e consapevoli, lavorare con le circostanze, seguire l’esempio di Rinpoche, seguirne le orme. Questo è quello che possiamo e dobiamo fare se vogliamo che la Comunità continui ad esistere. Questa è la mia opinione personale. Questo è tutto quello che voglio dire.

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