Evoluzione tramite l’arte e l’essere connessi

Ans Swart è una pittrice e da molto tempo una praticante della Comunità Dzogchen. Abbiamo parlato con lei delle thanka che dipinge e anche di come ha incorntrato Chögyal Namkhai Norbu e la Comunità Dzogchen.

The Mirror: Ans, recentemente una bellissima thangka di Mandarava che tu hai dipinto è stata venduta per la construzione del Gönpa di Dzamling Gar e per Dzamling Gar. Quando hai cominciato a lavorare su questa thangka?

Ans: Penso di aver cominciato già negli anni ’90 a fare i disegni che sono diventati la base del dipinto. Li ho fatti con il mio primo insegnante, Andy Weber di Londra. In molti lo conoscono. Andy Weber mi ha indirizzato presso una donna olandese, pittrice di thanka, Marianne Van der Horst.

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Ans mentre dipinge nel suo studio in Amsterdam

The Mirror: Quando hai cominciato a studiare la pittura delle thanka?

Ans: Ho cominciato nel 1994 quando ho realizzato la mia prima testa del Buddha all’Istituto Maitraya in Olanda. Ero andata a trovare mio cugino lì; è un monaco Gelupa e un Geshe. Nel 1994 Andy Weber stava insegnando la pittura delle thanka all’Istituto Maitraya e ho seguito dei corsi tenuti dal lui. È stato con lui che ho cominciato i primi disegni in bianco e nero per la thanka di Mandava. Li ho ancora. Poi li ho copiati su una tela e ho cominciato a dipingere la thanka. Ho anche usato il gesso perché lo uso abitualmente nei miei lavori.

The Mirror: Hai quindi studiato l’arte tradizionale occidentale?

Ans: Sì, prima di cominciare a dipingere thangka.

The Mirror: Torniamo agli inizi. Prima di incontrare Chögyal Namkhai Norbu eri un’artista e hai studiato  presso un Istituto d’arte?

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Vendita della thnaka di Mandarava a Dzamling Gar

 Ans: Ho studiato all’Accademia delle Belle Arti di Arnhem, nell’Olanda orientale. Negli anni ’80 sono andata a Berlino grazie a uno scambio di studio. Lì ho sviluppato la mia pittura nello spazio con la danza, usando la mia voce e facendo grandi pitture sui muri. Ho anche ballato molto a Berlino in quel periodo; ero merà ballerina e metà pittrice. La danza era danza libera moderna e facevo molta improvvisazione di contatto. Ho lavorato con Ruth Zaporah dell’action theatre. Insegnava anche all’Istituto Naropa e viveva a Berkeley in quel periodo. Ho studiato con lei in Olanda, a Berlino e anche nel 1988, quando sono andata a Berkeley per studiare con lei, e alla fine dei miei studi mi sono anche esibita. È stato bello. C’era una donna musicista, Sylvia Nakkach, che in seguito avrebbe fatto parte della Comunità Dzgchen. Stavo cercando un modo per fondere le arti, con la danza, la musica e i colori della pittura e abbiamo lavorato insieme. È stato un incidente curioso che mi ha fatto lavorare con lei e anche lei avrebbe fatto parte della Comunità Dzgchen. Così ho dovuto integrare tutto questo in una performance perché nel proprio studio ci si può sentire liberi ma fare una performance davanti a un pubblico non sei libero e la mia mente faceva un sacco di rumore. Se dovessi farla ora avrei imparato molto per rendere la mia mente calma e non concentrarmi su tutte questo cose.

The Mirror: Ora sei più concentrata sull’arte visiva e la pittura delle thanka?

Ans: Nelle mie performace ero abituata ad esprimere me stessa – la mia rabbia e le mie emozioni. Era una forma di espressione. Ma già avevo la tendenza di volere essere ‘nella’ mia pittura, così ero in questa specie di condizione quando volevo fare un dipinto. Era pittura astratta e la chiamavo pittura sonora. Vedi un risultato e la performance è nel tempo così non si può parlare dalla musica e le pareti coprono la musica. Ne ho fatta una a Berlino che era lunga 40 metri e alta 240 metri ed è stato bello. Potevo correre lungo le pareti e danzare. Il mio studio era una fattoria abbandonata e quindi avevo molto spazio.

The Mirror: Come sei passata da questo alla pittura delle thanka?

Ans: Nella pittura delle thanka si lavora più interiormente e non ho più tanto bisogno di questa tipo di espressione. La pittura delle thanka è più interiore.

The Mirror: Quindi sei andata all’Istituto Maitreya?

Ans: Ero andata a trovare mio cugino Jan che mi ha commissionato la prima testa di Buddha. Poi ho seguito il corso su come fare le thanka di Andy Weber. E questa è stata la mia prima esperienza con la pittura delle thanka. Ho continuato a studiare con lui ed è stato lui ad aiutarmi a disegnare la forma di Mandarava.

Ho finito il dipinto con Marian van der Horst  perché il suo stile differisce da quello di Andy, il suo stile è più fine e sottile, con molte ombreggiature. Lo stile di Andy è più campito di colore. Mi piaceva all’inizio lo stile di Andy ma ora preferisco quello della Van der Horst, che è lo stile Karma Gadri. Ha studiato con Geka Lama in Nepal o in India. Nel 1999 sono andata a Merigar West per un seminario con Lama Gyurmed e Paola Minelli, dove abbiamo fatto un Buddha della Medicina.

The Mirror: Dipingi tutti i giorni? Dipingi ancora delle thanka?

Ans: Sono una pittrice lenta; dipingo per il mio piacere. All’inzio ci mettovo quattro anni per finire una thanka. Ora ci metto meno di un anno perché prendo le mie thanka, le metto in valigia e vado a Tenerife dove lavoro anche lì.

The Mirror: Hai mai esposto i tuoi lavori?

Ans: sì ho fatto una mostra delle thanka che ho dipinto all’Istituto Maitreya ad Amsterdam.

The Mirror: Vendi i tuoi lavori?

Ans: Sì, al momento, anche perché ora posso far vedere i miei lavoro tramite riproduzioni. L’ho fatto a Merigar West e ora a Dzamling Gar così che la gente viene da me e mi chiede se posso fare questa o quella thanka. In questi due ultimi anni mi hanno commissionato due thanka. E ora ho una una nuova commissione, una divinità irata. Non ne ho mai fatte prima. Ci sono un sacco di fiamme tutto intorno. Prima mi concentravo su Tara verde o bianca, Mandarava e Akshobya. Ora lavoro su Simhamukha. Sono molto felice.

The Mirror: Lavorare su una divinità irata è un esperienza diversa dal lavorare con l’opposta divinità pacifica?

Ans: In un certo senso non c’è differenza ma è una esperienza dove c’è più energia nelle divinità irate, signifca che le divinità irate sono il movimento.

The Mirror: Ci sono delle pratiche particolari che i pittori di thanka fanno?

Ans: Ho imparato da Lama Gyurmed che anche quando lavi il tuo pennello reciti un mantra. E benedici i tuoi dipinti, l’acqua. E mentre dipingi reciti il mantra della divinità. E il Lama dice che quando dipindi una divinità sei yab yum con la divinità. Questa è una profonda connessione.

The Mirror: Raccontaci l’evoluzione dei tuoi lavori.

Ans: È passata da molto espressiva a molto interiore. Ora ho una pensione e ho più tempo da dedicare alla pittura, specialmente quella delle thanka. Ho ancora bisogno di dedicarmi ai miei lavori; ho bisogno della liberà quando ho bisogno di esprimere qualcosa.

The Mirror: Percepisci un cambiamento nel tuo lavoro come conseguenza della pittura delle thanka?

Ans: Sì. Da una parte è un po’ lo stesso perché sono in silenzio e sono più connessa con me stessa quando dipingo. Sento di più quando faccio i miei lavori, quello che è necessario e quello che voglio dire. Il mio lavoro è soprattutto astratto. Sono più aperta a quello che può succedere; la pittura thanka è più strutturata su dove devi andare e come deve essere l’insieme. Mi va bene perché ti da una struttura.

The Mirror: Quanto devi studiare per fare la griglia, la base di tutte le thanka?

Ans: Se sai già disegnare e dipingere la puoi padroneggiare facilmente. Tutti possono imparare e sviluppare la coordinazione.

The Mirror: Fai anche la calligrafia?

Ans: L’ho studiata all’accademia delle belle arti e ho fatto le sillabe del film della Danza del Vajra A AH HA SHA SA MA.

The Mirror: Vuoi parlare un po’ del rapporto dei tuoi lavori personali con la pittura thanka? Pensi che i tuoi lavori personali ne risentano oppure…?

Ans: Il mio lavoro libero è stato influenzato dagli Insegnamenti. Al cambio di secolo ho fatto una serie sui Sei Loka. Ho scelto colori complementari come la parte della saggezza di ciascun loka, e i colori si toccavano fino a diventare grigi nel mezzo quando sono veramente agli opposti. Mi ci è voluto del tempo per lavorare su questa serie chiamata ‘Transformation’. È molto grande, 1,20 x 2 metri, sei per fila così da averle di fronte. Più tardi altri artisti mi hanno ispirato e volevo fare soprattutto i thigle ma non significa che ne avessi delle visioni. Non sono una persona visionaria. Quello che si vede è più come una punto su cui centrarsi ed entrate nel dipinto; ti prende. Ne ho fatto una grande e una piccola. La pratica ha influenzato la mia arte personale. Per esempio, ho fatto una serie quando è morta mia madre; ho dipinto il diario che teneva, un diario giornaliero del suo ultimo anno di vita,  sul tempo soprattutto. La parola olandese per tempo è“weer”. Il secondo significato è “ancora”. “Weer is mijn moeder” significa “il tempo è mia madre” oppure “ancora è mia madre”. Mia madre aveva un debole per il tempo, che travate mezionato molte volte nel suo diario, così le ho dato la forma di “ancora”, ora nei miei dipinti. Questi mi hanno aiutato ad elaborare la sua morte.

Ma sono anche felice di non dover più rincorrere le gallerie e trovare venditori, specialmente in questi tempi difficili e l’Olanda non ha molto la mentalità per l’arte. Anche ad Amsterdam devi essere conosciuto ma con questa Mandarava sono diventata un po’ famosa nella Comunità! È un bel effeto collaterale.

The Mirror: Quindi ora in parte vivi a Tenerife?

Ans: Sì, in parte a Tenerife e in parte in Olanda. Do anche lezioni di pittura in entrambe i posti.

The Mirror: Ancora una domanda sul processo di pittura delle thanka e poi possiamo cominciare a parlare di come hai incontrato Chögyal Namkhai Norbu. Allora, qual è la sequenza da seguire quabndo si dipinge?

Ans: Per prima cosa si fa la griglia, poi il disegno, si comincia disegnando la divinità, la testa e gli abiti e poi si crea il panorama intorno e non si fanno ancora gli occhi. Poi si trasferisce il disegno su carta trasparente e si prepara la tela disegnando  dietro le linee del disegno. C’è una piccola scatola leggera e si disegna sopra l’immagine con una matita morbida così che il disegno si trasferisce e non c’è bisogno di cancellare nulla sulla tela direttamente. Poi si comincia prima con il paesaggio, poi con le divinità e tutti gli ornamenti, i vestiti, il fuoco intorno e tutto ciò che la circonda e poi si riempie con il colore. Si comincia dal cielo. Lo si ombreggia con la punteggiatura e si hanno milioni di punti di pittura, così si comincia sempre dal cielo e le nuvole e poi si passa al paesaggio, poi si fanno i loto, il sole e la luna. Poi ci si mettono sopra le divinità con tutto il loro entourage, poi si fanno le linee e dopo si aggiunge l’oro per i gioielli ecc., poi si aggiungono le linee all’oro e poi si fanno gli occhi. Gli occhi si dipingono sempre alla fine in un giorno speciale.

Ho imparato qualcosa di simile studiando la pittura degli yantra alla fine degli anni ’70. In questi dipinti si fanno dei cerchi in senso orario, facendo prima le linee e poi si dipinge e quando si è finito si aggiungono i punti. Poi si implementa la divinità nello stesso modo delle divinità della thanka. Allora non conoscevo alcun mantra. Non potevo portare questa tecnica in accademia perché era troppo strutturata; in accademia era incoraggiato essere molto liberi, danzavamo persino. Si mettevano da parte i cavalletti si ballava. È qui dove sono stata introdotta al movimento all’arte visiva.

The Mirror: Ora vogliamo sapere come hai incontrato l’Insegnamento

Ans: È molto collegato alla mia arte perché venivo da Berlino di ritorno ad Arnhem e volevo tornare ad Amsterdam perché vendo da occidente, vicino ad Amsterdam. Ho fatto uno scambio con un artista che voleva tornare ad Arnhem e io sono andata a casa sua ad Amsterdam ed è stato eccesionalmente buono, vivo ancora in questa casa che è anche il mio studio. Quando ero ad Amsterdam volevo ballare. Ho trovato un annuncio che diceva “Ballare con le Dakini”, o “… come le Dakini”, e il nome sotto era Stoffelina Verdonk. Era il 1988. Ho seguito il suo corso con tanti colori, movimenti e canti, ed è stato molto interessante e mi ha chiesto se potevamo fare una performance insieme. Il titolo del festival era “morte”. Per prepararci per la nostra performance abbiamo intervistato delle persone e siamo andate da un uomo che aveva scritto un libro molto importante e ci disse “Avete bisogno di un Maestro nella vostra vita”. Allora siamo andate da Sogyal Rinpoche e Stoffelina mi ha detto “Vai davanti e senti quello che senti”, e ho sentito qualcosa, cuore a cuore con lui. Non sapevo che Stoffelina aveva allora un Maestro. Così abbiamo fatto la nostra performance.

Mi ha poi invitata ad andare in Finlandia dove insegnava a giovani danzatori. Ho fatto con loro alcune sessioni di disegno. È stato molto bello. Poi l’lo vista seduta in silenzio nella sua stanza e le ho chiesto se stava meditando e lei era molto riservata e non mi ha detto molto. Le ho detto che ero interessata e l’ho accompagnata a un “incontro”, che era la Ganapuja. La cosa che mi ha parlato di più è stato il Canto del Vajra ed ero sempre felice quando lo cantavamo. Era il 1989. La gente mi diceva “devi andare a Merigar ed incontra il Maestro!”. Non sapevo molto di cosa si trattasse ma ho risposto “Ok, lo farò”. Ci sono andata a Natale del 1991. Anche Stoffelina c’era.

Tutto era nuovo per me, non sapevo nulla, neanche sul buddhismo. Non capivo nemmeno gli insegnamenti. C’erano molte parole difficili. Traducevo dall’italiano in inglese e il mio inglese non era molto buono. Non capivo bene ma sentivo qualcosa. Ho poi sentito dire che si danzava il Canto del Vajra e mi sono interessanta ancora di più.

Allora ho cominciato ad avere dei sogni del Maestro e quello che ho capito dai miei sogno era che gli Insegnamenti erano completi. Sono Insegnamenti completi e non c’è bisogno di altro, c’è tutto. Così non avevo bisogno di cercare altro. Ora vivo qui a Tenerife. Molte belle cose sono accadute quest’anno che mi hanno resa felice e grata a Rinpoche per avermi portato sul questa Via.

The Mirror: Grazie Ans.

Dzamling Gar March 13, 2016

Ans Swart
Website: www.ansswart.nl
Email: ansswart@xs4all.nl
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