Guidando la macchina – La storia di Zheng Jun

Zheng Jun, una famosa rock star cinese, ha partecipato al ritiro di Yangtig retreat a Natale 2016 a Dzamling Gar a Tenerife. Gentilmente ha raccontato al The Mirror su come ha incontrato gli insegnamenti e Chögyal Namkhai Norbu.

Intervista con la rock star cinese Zheng Jun.
Dzamling Gar, Tenerife, Spagna, 3 gennaio 2017

Zheng Jun (al centro) con Chögyal Namkhai Norbu durante un incontro ala Samtengar House a Dzamling Gar

Intervista con la rock star cinese Zheng Jun

Sono nato in una città molto antica, chiamata Xi’an, da una famiglia cristiana. La famiglia di mia nonna era cristiana quindi lo eravamo mia madre ed io. Sin dall’adolescenza sono sempre stato interessato a tutto ciò che era tibetano e anche in pratiche come il Taoismo e il Qigong. Ho anche provato a fare della meditazione ma non la facevo bene perché non avevo un maestro. Anche se sono nato da una famiglia cristiana non mi sentivo cristiano e ho rifiutato di esserlo. Volevo avere risposte – la verità.

Quando sono cresciuto sono andato al college lontano da casa mia in una città tradizionale cinese nel sud della Cina chiamata Hangzhou. La materia principale era il commercio estero ed è così che ho imparato l’inglese. Avevamo un professore americano che ci faceva sentire la musica rock ed è così che ho conosciuto la musica rock. Ero molto interessato al rock and roll così ho formato la mia band al college ed ho cominciato ad imparare a suonare la chitarra e a scrivere canzoni anche se non avevo nessuna formazione musicale.

Quando ho cominciato ad interessarmi alla musica sentivo e suonavo musica dalla mattina alla sera e cercavo di scrivere canzoni. A un certo punto ho cercato di andare in America per finire i miei studi universitari ma quando ho ottenuto il visto per gli Stati Uniti ho incontrato un famoso agente di gruppi rock di Pechino. Stava cercando una nuova voce solista, gli ho dato la mia cassetta demo e gli è piaciuta molto. Mi ha detto di venire a Pechino per cercare di diventare un cantante rock. Così ho rinunciato al visto per gli Stati Uniti, al volo e sono andato a Pechino con la mia chitarra e per cercare di diventare un cantante. Ero come un mendicante, non avevo denaro. Cercavo ancora di scrivere canzoni ed ero felice perché stavo facendo quello che volevo fare. Così, dopo un anno, ho realizzato il mio primo album.

Avevo la mia band. Dopo l’uscita del mio album ero diventato famoso in Cina e poi mi sono perso. Ero giovane, avevo 25 o 26 anni, ed ero famoso. A quel tempo la Cina non era così ricca ma io e i miei amici avevamo soldi e facevamo festa tutto il tempo. Mi ubriacavo fino alla mattina.

Per dieci anni ho vissuto in questo modo e questo mi ha quasi ucciso. Non ero felice. Prima pensavo che forse un giorno quando avrei avuto la fama e il denaro sarei stato felice ma quando ho ottenuto queste cose ho scoperto di non essere quello che volevo essere. Ero come una macchina a tutta velocità ma non ero io a guidare la macchina era la macchina che guidava me. E dopo quel genere di vita mia moglie si stancò. Voleva divorziare. Abbiamo avuto una figlia. Ero un marito e un padre terribile. Dopo il divorzio sono uscito di casa senza nulla con me. Ho ricominciato da capo. Così, all’improvviso, ho pensato che la vita fosse come un sogno. Volevo davvero trovare la verità. Non volevo più vivere in quel modo.

Nel 1997 mi chiama un mio amico che mi chiede se volevo incontrare un maestro tibetano. Non so perché ma risposi di sì. Era arrivato un maestro un una città chiamata Guilin. Questo grande maestro si chiamava Jigme Phungtsok, il fondatore di una delle più grandi università buddhiste nel Sichuan.

La mia canzone più famosa e quella che mi ha reso famoso si intitola “Ritorno a Lhasa”. Quando ho scritto questa canzone non ero mai stato in Tibet. L’ho scritta cinque anni prima di incontrare Jigme Phungtsok. Un giorno questa melodia e queste parole mi sono venute alla mente come un sogno. Sono ritornato in Tibet, ho immaginato il palazzo del Potala, tutto. Questa canzone è stata una hit in Cina, anche se l’ho scritta solo in mezz’ora.

Sono andato a incontrare Jigme Phuntsok e sono stato lì per due giorni. Mi ha dato una iniziazione e un nome tibetano, Yeshe Nyingpo. Non capivo assolutamente nulla, non sapevo cosa stesse succedendo. L’avevo appena incontrato ma avevo la sensazione che non fosse un persona normale. Persone come Rinpoche e questo maestro brillano dal loro stato naturale di mente e saggezza. Potete sentire la loro energia, la loro compassione e il loro amore sono così forti. Ho pensato che questo fosse strano e difficile da definire.

Ho messo tutto in un libro. E poi me ne sono completamente dimenticato. Passano dieci anni e durante i quali sono peggiorato fino a toccare il fondo. A quel punto ho pensato che fosse arrivato il momento di cercare di trovare la verità sul buddhismo tibetano.

Un giorno a una festa ho incontrato una famoso uomo d’affari. Invece di parlare di affari il mio amico ci ha presentati dicendo “ voi due avete in comune gli stessi argomenti su cui parlare perché entrambi siete molto interessati alla cultura tibetana”. E così abbiamo parlato del Tibet e del buddhismo. Mi ha invitato ad incontrare un giovane maestro buddhista tibetano il giorno dopo. Il giorno dopo sono andato all’appuntamento e in una stanza scura era seduto un giovane insieme ad altri uomini più grandi. Il mio amico ci ha presentati e ci ha lasciato. Il giovane mi ha chiesto dove abitassi e quando gli ho risposto il giovane maestro mi disse che vivevamo vicino e mi invitò ad andare a trovarlo.

Allora mi ha dato un libro dicendomi “Ho un regalo per te ma è in cinese. È scritto da Namkhai Norbu Rinpoche.” Questo è accaduto otto o nove anni va. Il giovane era uno studente degli insegnamenti di Rinpoche. Si chiama Agarba Lobsang. È tibetano ed è un praticante Rime. È nato nel 1980 ed è diventato monaco a quattro anni. È cresciuto al monastero Yungdrung Bonpo e ha seguito il maestro nepalese Lopon Tenzin Namdak per dieci anni, completando la serie degli insegnamenti Shangshung Nyenjur, ed è il suo ultimo vero studente. L’anno scorso, quando ero lì, Lopon Namdak gli ha dato il suo cappello e disse “Mi può rappresentare e darti tutti gli insegnamenti.”

La sera mi ha dato questo libro, “Insegnamenti Dzogchen”, e quando sono andato a casa ho letto il libro per tutta la notte e sono rimasto colpito perché ho sentito che era questo quello che stavo cercando per tutta la mia vita – gli Insegnamenti Dzogchen. Il giorno dopo sarebbe andato in Italia per incontrare Rinpoche. Ritornò dopo un mese e mi portò un altro libro, “Il cristallo e la Via della Luce”, con l’autografo di Rinpoche. L’insegnamento di Rinpoche ha influenzato la mia vita e il mio comportamento. In seguito ho seguito il giovane maestro ed ho studiato lo Dzogchen con lui, ho imparato come fare la contemplazione, come fare gli tsalung e da allora sono passati otto anni.

Mentre saluta a Dzamling Gar

Facevo ancora il musicista ma il mio interesse si era spostato verso lo Dzogchen. La prima volta mi sono innamorato con il rock and roll e la seconda volta mi sono innamorato dello Dzogchen. Così ogni mattina mi sono svegliato facendo i miei compiti a casa. Non è facile fare la stessa cosa tutti i giorni per otto anni. Richiede devozione e le persone intorno a me mi considerano pazzo.

Dopo un anno, l’uomo d’affari che mi aveva portato dal giovane maestro, mi ha cercato. Mi disse che il giovane maestro Yeshe Khenpo, del monastero Langyi nell’Amdo, Aba, era a Pechino. Yeshe Khenpo ammira due maestri Dzogchen, Lopon Tenzin Namdak, e Namkhai Norbu. Dice di sentire le loro registrazioni e i loro insegnamenti tutti i giorni. Non è famoso ma ha fatto molti ritiri. Si era concentrato sullo Dzogchen. Il giorno in cui l’ho incontrato gli ho detto, “Voglio essere un suo studente”. Mi ha detto “non ho molti studenti cinesi perché i cinesi parlano troppo e non so chi dica la verità e chi no.” Ero molto dispiaciuto. Mi ha detto, “Puoi seguire il giovane Rinpoche per lo studio perché non vivo a Pechino ma nella regione tibetano.” Ero dispiaciuto ma prima di andare via volevo fare una offerta di denaro ma mi ha detto, “No, questa volta no! Forse in futuro”. Ero veramente contrariato, con le lacrime agli occhi perché sentivo di aver trovato un guru, quello che volevo, ma mi aveva respinto.

Il mattino seguente il mio amico mi chiese di andare da lui. Mi disse che la notte precedente Yeshe Khenpo aveva praticato il Chöd. Poi aprì la porta e Yeshe Khenpo disse, “Questo è il mio studente, vieni.” Sono andato e sono rimasto dieci giorni vivendo vicino al lama dato che vivevamo vicini. Mi ha detto, “Secondo la nostra tradizione devi fare le pratiche preliminari e te le posso insegnare. Ma qui la situazione è diversa. Non sei più giovane e temo che tu possa morire prima che tu di concludere questa pratica. Allora, cosa ne dici di cominciare ora?”

Poi mi ha insegnato come fare questa meditazione. Mi ha dato direttamente le istruzioni. La prima volta che ho letto un libro di Chögyal Namkhai Norbu ho sentito di avere ricevuto la trasmissione diretta da lui. Ma la seconda volta l’ho ricevuta dal mio Lama Yeshe Khenpo e questo ha rafforzato questa sensazione, lo stato naturale della mente. Poi ho cominciato a fare tutte questo pratiche per otto anni, quasi senza interruzione.

Dopo otto anni Yeshe Khenpo è tornato un Tibet. Il giovane monaco, Agarba Lobsang Rinpoche, è rimasto a Pechino per la maggior del tempo e mi ha insegnato molto. Anche lui è un mio maestro. Agarba Lobsang Rinpoche, il giovane Lama, e il suo Lama radice, Yeshe Khenpo, sono stati i miei due principali maestri. Ho anche incontrato Lopon Tenzin Namdak e Namkhai Norbu Rinpoche.

La mia storia con Chögyal Namkhai Norbu inizia quando ho sentito parlare di lui otto fa, quando avevo letto diversi suoi libri. Un giorno ho saputo che Rinpoche stava venendo a Shanghai. Agarba Rinpoche disse a tutti i suoi studenti che essendo Namkhai Norbu Rinpoche uno del più grandi maestri al mondo tutti i suoi studenti dovevano conoscerlo. Molti dei suoi studenti volarono a Shanghai per incontrare Rinpoche e anch’io ero lì. È stata la prima volta che ho incontrato Namkhai Norbu Rinpoche, nel 2014. Rinpoche era venuto per una conferenza. Quando tornai a Penchino pensai, “Forse questa volta non si è presentata l’occasione di incontrarlo da vicino.”

Wes Guo stava organizzando una conferenza che Rinpoche doveva tenere all’Università di Pechino. Non era una cosa facile da fare perché l’Università di Pechino è molto tradizionale e sensibile sull’opportunità di invitare una figura religiosa. Wes aveva chiamato i suoi amici per sapere chi avrebbe potuto aiutarlo ad ottenere il permesso. Avevo un amico che era in grado di farlo così lo chiamai e abbiamo ottenuto questo permesso.

Rinpoche è venuto a Pechino. Ho detto a Wes di chiamarmi se avesse avuto bisogno di aiuto con le macchine e mi ha detto, “Se hai delle macchine ne abbiamo bisogno.” Così il mio autista ed io siamo andati all’albergo di Rinpoche e siamo andati con loro all’università. All’uscita dall’università non riuscivano a trovare le loro macchine così con la mia macchina abbiamo portato Rinpoche all’albergo. Quella è stata la prima volta che abbiamo avuto l’occasione di parlare.

In un altro giorno doveva partecipare ad alcuni incontri ma io ero molto impegnato e non potevo andarci perché avevo un concerto a Pechino. Sapendolo mi hanno chiesto se Rinpoche avrebbe potuto partecipare, dato che non aveva impegni. Ero colpito. Non c’erano più posti liberi e dovevamo trovare i biglietti. Sono venuti e si sono seduti in prima fila. I miei concerti sono rumorosi. Ero preoccupato perché erano vicini al palco. Gli altoparlanti erano veramente grandi. Ma Rinpoche ha un cuore giovane. Gli è piaciuto il rock n’roll. Ho cantato “Ritorna a Lhasa” e prima di cantarla ho dedicato alcune preghiere a Guru Padmasambhava.

Ero preoccupato e un po’ nervoso perché non sapevo se Rinpoche avrebbe gradito il concerto o no. Dopo lo spettacolo sono corso da Rinpoche e gli ho chiesto “Le è piaciuto?”, “Mi è piaciuto” ha detto, “L’ho veramente apprezzato!” e questo mi ha reso veramente felice. Sapete, quando si è su un palco potete sentire la presenza o il vostro stato di contemplazione perché ci si deve concentrare. In quel momento, se vi osservate, se osservate la vostra mente, potete sentire una forte chiarezza. Lo faccio a volte quando sono sul palco. E quel giorno mi sono sentito davvero bene. Il giorno dopo Rinpoche è partito per il Giappone.

Il mio giovane maestro Agarba Rinpoche mi ha chiamato e chiesto “Cosa avete fatto” e gli ho risposto “Ho incontrato Namkhai Norbu Rinpoche qui a Penchino”. E gli ho raccontato come era andata e mi ha detto, “Ma questo è fantastico! Me lo puoi salutare? Sto tornando dall’Europa a Pechino. È possibile per me incontrare Rinpoche a Pechino?”

Così il giorno dopo ho guidato Rinpoche, Rosa e Migmar all’aeroporto. Un giorno ho parlato a Rinpoche, “Voglio veramente ringraziarti, un ringraziamento personale, per gli insegnamenti Dzogchen che ho ricevuto dal Lei. Prima non sapevo nulla sul buddhismo ma questo non è importante. Lei ha dato insegnamenti Dzogchen ed è questo che cercavo. Gli insengmenti Dzogchen non appartengono a nessuna religione. Riguadano la verità”. Così l’ho ringraziato e gli ho detto quello che i miei due lama mi hanno detto su di lui ed era contento. Mi ha detto, “Sì, hai ragione.”

Ad ottobre del 2015 Agarba Rinpoche e Chögyal Namkhai Norbu si sono incontrati all’aeroporto, il primo stava tornando e l’altro partendo. Quando si sono conosciuti hanno subito parlato sul punto di vista nell’insegnamento Dzogchen. Entrambi sono praticanti Dzogchen, non sono solo dei religiosi, non praticano in modo superficiale e vanno direttamente al punto. Hanno parlato a lunfo all’aeroporto.

Ero molto felice di questo incontro. Queste persono sono veri praticanti Dzogchen e questo significa che la trasmissione Dzogchen è viva nel mondo. Ed è magnifico! Un maestro è più grande e l’altro è più giovane. E mi commuovono e mi sono sentito pieno di compassione.

Poi Rinpoche è partito e ho portato il giovane Rinpoche a casa sua e gli ho chiesto, “Di cosa avete parlato?” Mi ha detto che ogni volta che si ha l’occasione di incontrare un grande maestro come Namkhai Norbu Rinpoche bisogna chiedergli insegnamenti. Non facciamo conversazioni senza senso. È il maestro, bisogna chiedergli insegnamenti e la trasmissione.”

Questo mi ha colpito molto perché lo Dzogchen non è solo un insegnamento è un modo di vivere e di comportarsi. Questo mi ha molto influenzato. Ho pensato che i miei giorni scorressero come fossero una macchina sportiva ma ora potevo giudare la macchina, essere io il conducente.

Ho incontrato molte persone ma come Rinpoche dice, la maggior parte non è interessata nell’insegnamento perché gli esseri umani preferiscono scegliere la via più facile. Vivere da praticante Dzogchen significa per prima cosa capire significa e trovare il proprio stato e questo non è facile. Quando lo trovi non lo vuoi più perdere. Uno dei miei fratelli è diventato un praticante. È un uomo d’affari di successo ma passa molto tempo a fare le pratiche Dzogchen e la contemplazione.

Sapete, molte persone sono interessate al buddhismo ma non alla libertà. Sono interessate a una vita più comoda o a diventare più ricchi o famosi. Così vogliono fare un scambio con Buddha ma non vogliono essere liberi. Vogliono avere più cose e questa è una tragedia.

Persone come Rinpoche sono piene di compassione. Per me questo tipo di persona è molto speciale. Sono così egoista. Cerco di essere così ma è così difficile dimenticare se stessi ed essere di beneficio per gli altri esseri. Abbiamo tutti un ego e questo a volta è scoraggiante. Provi, fallisci e provi di nuovo. Serve molto coraggio.

Questo ritiro di Yangtig è stato il mio primo grande ritiro con Rinpoche. Per questi sette giorni sono stato così felice. Quando sono arrivato e ho visto e incontrato Rinpoche, a dire il vero, quello che ho sentito è quanto Rinpoche sia grande. È lo Dzogchen stesso: vive lo Dzogchen. Penso che le persone intorno a lui dovrebbero sapere quanto sono fortunate, di potere seguire i suoi insegnamenti e di dedicare più tempo possibile ai suoi insegnamenti. Questa è la cosa più importante. Dzogchen non significa adorare qualcuno o trattare qualcuno come fosse un dio. Lo si segue seguendo i suoi insegnamenti, e questo non è essere dei seguaci. Dovremmo veramente fare quello che Rinpoche ci chiede di fare. Questo significa rispettare veramente Rinpoche.

Trascrizione e traduzione in cinese: Lianhai Edward Wang
Corretto da Wes Guo
Editing: Liz Granger e Naomi Zeitz

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