Il cuore delle Gioiose Danze Khaita

di Adriana Dal Borgo

Fra i tanti metodi preziosi che ci ha offerto, nel 2011 il nostro amato Maestro ci ha regalato “Armonia nello Spazio” o “Khaita”, l’attività di cantare e danzare quello che, da un punto di vista ordinario o dualistico, sono considerate canzoni e danze tibetane popolari. Più volte il Maestro ne ha spiegato il senso dal punto di vista della pratica, come se non fossimo stati in grado di capirlo osservando con quanto impegno, per anni, ha dedicato le sue giornate a selezionare e raccogliere le canzoni e a lavorare insieme a noi sulle danze; o come se non ci fosse bastata la sua Presenza alla sessione giornaliera di Khaita, alla quale ha partecipato puntualmente fino all’ultimo.

Qualche parola del Maestro sul senso di Khaita, durante un insegnamento conferito a Merigar East,
agosto 2015:.
Chögyal Namkhai Norbu: 6 Agosto 2015, Merigar Est
Dal ’Ritiro dello Specchio di Vajrasattva, Longsal Dorsem Melong”

“Poi c’è la energia chiamata dang (gdangs). Dang in Tibetano ha molti significati.Ad esempio, se non parliamo di insegnamento Dzogchen nel Tibetano corrente, la parola dang significa melodia e quando cantiamo una canzone diciamo dang. Quando facciamo una Puja, anche i diversi modi di cantare vengono chiamati dang. Quindi dobbiamo avere questa comprensione. Talvolta nell’insegnamento Vajarayana si usa questo termine dang per definire come si manifesta l’energia. Questa parola sempre significa energia anche se si parla di. tre tipi diversi.

Nell’insegnamento Dzogchen dang si riferisce a come si manifesta la nostra energia quando ci troviamo in contemplazione. L’energia rolpa o tsal non si devono necessariamente manifestare. Ci troviamo in contemplazione senza avere nessun concetto di energia, proprio quello è lo stato di contemplazione. Ma come possono gli altri scoprire la nostra condizione? Se siamo in contemplazione senza muoverci, gli altri possono pensare che stiamo facendo meditazione. Tuttavia nell’insegnamento Dzogchen possiamo trovarci in contemplazione senza rimanere in posizione proprio come quando danziamo danze ordinarie come Khaita. Se siamo praticanti Dzogchen sappiamo molto bene come essere in contemplazione e come integrare questo stato con il movimento e in quel momento nessuno si rende conto che stiamo facendo meditazione. Pensano invece che stiamo danzando danze di tipo ordinario.

Quando si danza la Danza del Vajra, la gente pensa che essendo un tipo di insegnamento, sia migliore delle danze Khaita. Da un punto di vista dualistico, la danze Khaita sono danze ordinarie che non si potrebbero danzare in un monastero ove sono proibite e giudicate negative. Per un praticante Dzogchen invece il movimento è parte della nostra vera natura. Dobbiamo integrare non solo lo stato calmo, la vacuità, ma anche il movimento, questa è la cosa più importante nello Dzogchen. Il modo di vedere delle persone ordinarie è molto diverso. Nello Dzogchen non possiamo dire rispetto a qualsiasi cosa “oh, questo è l’unico modo di manifestare”. Quindi quella (energia o modo di manifestare) viene chiamato dang.

A quale esempio possiamo ricorrere per far comprendere alla gente cosa si intende per dang? Se abbiamo una sfera di cristallo e la osserviamo, non c’è colore, non c’è forma, non c’è niente. È solo chiara, limpida e trasparente, ma se appoggiamo la sfera di cristallo su di un tavolo dalla superficie rossa, la sfera sembrerà rossa se la guardiamo. Perché? Per via della superficie rossa del tavolo. Questa è la nostra idea, ma è solo quello che vediamo. Ad esempio, se qualcuno è seduto nellaposizione della meditazione, in realtà non possiamo veramente percepire lo stato di contemplazione di quella persona, bensì ci limitiamo a vedere solo una figura che sta nella posizione di meditazione. Quindi entriamo nel giudizio e pensiamo che quella persona stia facendo meditazione. Se le persone stanno danzando le danze Khaita, stanno danzando, non meditando proprio come quando il cristallo di rocca manifesta il colore del piano del tavolo. Tuttavia il cristallo di rocca non cambia mai, è sempre chiaro, limpido e puro, il che significa che quando siamo perfettamente in contemplazione, la gente potrebbe avere visioni e giudizi diversi. Questa caratteristica energia si chiama dang.”

Possiamo utilizzare diverse chiavi di lettura del senso, del valore di Khaita-Armonia nello Spazio e dei suoi possibili sviluppi. La prima riguarda l’aspetto più interno legato alla trasmissione del Maestro, in cui Khaita è una delle pratiche della Comunità Dzogchen. Questo aspetto emerge dalle parole di Rinpoche appena citate.

Un’altra è relativa al valore culturale e include il grande lavoro del Maestro sui testi; al centro c’è il concetto di canzoni e danze tibetane moderne. La terza chiave di lettura riguarda l’aspetto esterno-divulgativo: dimostrazioni, spettacoli, street parade, l’utilizzo in percorsi educativi.

Rientra in questa terza parte la nostra partecipazione con uno spettacolo di 45 minuti al Festival di Danza organizzato da Il Salterio a Brescia.

Foto di Paolo Fassoli

“Il colore e il ritmo armonioso o cadenzato delle Gioiose Danze Khaita hanno emozionato il
pubblico di una bella sera estiva al parco Castelli di Brescia dove ogni anno l’Associazione “Il
Salterio” ospita musiche e danze di tutto il mondo.
L’Ati Yoga Foundation e la Comunità Dzogchen sono state presentate con semplici m precisi riferimenti al loro fondatore, il Maestro Chögyal Namkhai Norbu.
Ad introdurre lo spettacolo delle danze alcune note sul significato, l’importanza e l’attualità
della tradizione culturale tibetana, espressa poeticamente nei gesti e nelle parole dei testi
delle canzoni.
I danzatori, concentrati ed emozionati, sono stati sul palco per circa un’ora e hanno continuato a danzare con entusiasmo insieme ad un pubblico coinvolto fino alla fine della serata.
Grazie a tutte le persone che hanno realizzato, con grande impegno, tutto questo!”

Milena Serena

Vorrei condividere alcune riflessioni relative allo spettacolo di Gioiose Danze Khaita a Brescia,
avvenuto lo scorso 2 giugno. Ciò che vorrei esporre qui è il punto di vista dell’organizzazione, che è iniziata già lo scorso autunno poco dopo aver ricevuto l’invito da Ezio Cammarata, il coordinatore del gruppo Il Salterio.

Quando c’è un evento o uno spettacolo da preparare, individuare l’obiettivo da raggiungere è
relativamente semplice; ma come realizzarlo passa attraverso una serie di sfide ed elaborazioni non sempre facili ed immediate, soprattutto per noi che non siamo dei ballerini professionisti e che dobbiamo acquisire nel tempo e con l’esperienza il know how dell’organizzazione.
L’aspetto principale quando prepariamo uno spettacolo è fare del nostro meglio secondo le nostre
capacità ed abilità, senza ricorrere a professionisti del settore, ricordando sempre i principi
dell’insegnamento: dall’inizio alla fine ogni fase della preparazione, ogni allenamento, ogni movimento durante le danze ed ogni risultato o difficoltà sono intrisi della presenza del Maestro, sono il nostro Guru Yoga, contengono una costante riconoscenza per avere la possibilità di portare avanti questa attività.

I metodi classici di preparazione dei ballerini richiedono una strenua disciplina e innumerevoli ore di allenamento. Per noi sono difficili da applicare, un po’ per le circostanze individuali (ognuno ha un lavoro e spesso altri impegni con la Comunità, viviamo in posti lontani l’uno dall’altro), ma anche perché per qualche motivo segreto risultano quasi ‘incomprensibili’. Il nostro intenso allenamento è quello maturato in questi anni durante centinaia di ore di danza insieme al Maestro, dove l’andare finalmente all’unisono – meraviglioso danzare in sincronia, la manifestazione del mandala, la dimensione pura – era il frutto sì dell’allenamento, ma era anche completato dalla presenza, o almeno da un’attitudine mirata alla presenza. È questo il cuore delle Gioiose Danze: la loro qualità e forza viene solo in parte dalla tecnica, sorge anche dalla pratica personale.

Cosa significa applicare l’insegnamento in queste situazioni, durante l’organizzazione e poi mentre si danza? Vuol dire osservarsi di continuo, accorgersi e lavorare con le manifestazioni del proprio ego (“Il mio movimento non è già perfetto? Perché devo cambiarlo? Chi decide? La mia idea proposta è migliore!”), sciogliere le inevitabili tensioni, rispettare il punto di vista e le esigenze degli altri senza perdere di vista l’obiettivo comune. Essere consapevoli e lavorare con le circostanze che continuamente cambiano è proprio come essere capaci di adeguare i nostri passi e movimenti ai diversi ritmi delle danze. Tutto ciò può essere condensato in una sola parola semplice ma profonda, che abbiamo sentito pronunciare così tante volte: essere presenti nella condizione relativa in cui viviamo e ……collaborare!

Nella preparazione di un evento possiamo individuare diverse fasi.
All’inizio bisogna capire il contesto in cui verrà inserita la performance (luogo, tipo di spazio, caratteristiche dell'evento) e definirne la durata insieme agli organizzatori. Si crea così una prima idea di come potrebbe essere lo spettacolo, uno schema di base che successivamente potrà ancora cambiare, ma che all’inizio serve per impostare il lavoro. Su questa base si crea una scaletta (scelta ed ordine delle danze). Per lo spettacolo di Brescia, Salima ed io abbiamo lavorato su questo, modificando la scaletta più volte prima che prendesse la forma finale.

La seconda fase include la scelta dei danzatori, la definizione del luogo delle prove e la programmazione, a grandi linee, di spostamenti e alloggi durante le prove e nel luogo dello spettacolo.
In questo caso la scelta dei danzatori è stata fatta da Salima e da me sulla base della loro esperienza ed armonia nei movimenti, ma anche della loro disponibilità a dedicare tempo e risorse a questo progetto. Abbiamo individuato così una dozzina di danzatori.
Per gli aspetti logistici, il Gakyil di Merigar ha gentilmente messo a disposizione la Sala Mandala per gli allenamenti, alcuni posti nel dormitorio per i danzatori e lo spazio della cucina per consumare i nostri pranzi.

In questa fase è stata cruciale la collaborazione di Luna Lattarulo che ha offerto con gentilezza e generosità il suo tempo e le grandi capacità organizzative: mi ha aiutato per esempio a creare un primo budget indicativo dell’evento, è stata il ponte nella comunicazione sia con il Gakyil di Merigar che con la Comunità di Brescia, poiché serviva anche un supporto in loco durante il weekend dello spettacolo.
Ha inoltre coordinato gli alloggi e gli spazi durante il periodo delle prove a Merigar.

Un altro aspetto importante da curare sono i costumi: per tempo bisogna scegliere e preparare dei costumi adatti. Per questa occasione abbiamo usato delle nuove gonne colorate, un progetto a cui ho
lavorato nell’ultimo anno, tutto ‘made in Italy’, anzi ‘made in Venice’, perché ho utilizzato fornitori e
sarte del territorio veneto. Altri capi ed ornamenti sono stati inviati dal guardaroba di Khaita di
Dzamling Gar.

E poi siamo arrivati al count down per lo spettacolo di Brescia.
– 1 mese prima dello spettacolo: mandiamo la scaletta dello spettacolo ai membri del nostro gruppo affinché possano iniziare a prepararsi, soprattutto nelle danze più complesse ma… alcuni danzatori annunciano che non potranno partecipare! Gli imprevisti arrivano – come si fa? Proviamo a cercare dei sostituti ma è un po’; tardi, troppo poco tempo per organizzarsi.
– 2 settimane prima: iniziano gli allenamenti a Merigar, ogni sessione inizia con il Guru Yoga e termina con la dedica dei meriti. Volevamo avere a disposizione abbastanza tempo, due intere settimane, per coordinarci, poterci allenare e creare insieme uno spettacolo armonioso senza lasciare dettagli al caso o alla fretta. Non è stato sempre facile trovare un equilibrio soddisfacente per tutti fra disciplina e necessità individuali ma, anche questo, è stato parte della nostra pratica.

Siamo solo in 9 adesso, per le danze con formazione a coppia includiamo Fulvio, sarà lui il nostro 10° danzatore. La scelta sorge in modo naturale: Fulvio vive a Brescia, ha creato il collegamento con il gruppo Il Salterio ed ha più volte danzato Khaita con loro.
Fra una prova e l’altra, costruisco il testo della presentazione e lo schema della serata. Un altro piccolo imprevisto: va ripensato il nostro presentatore sul palco. Sarà Migi a farlo, una appassionata danzatrice Khaita che guida le danze al Ling di Brescia ed anche durante qualche lezione a Il Salterio.
– 1 settimana prima: durante il weekend la Sala Mandala è occupata ma il Comune ci ha gentilmente
messo a disposizione il teatro di Arcidosso. Ringrazio Elisa per il contatto, il bibliotecario Adriano e il tecnico Alessandro per avermi pazientemente iniziata ai segreti del teatro: ad esempio, come accendere le diverse luci o far funzionare l’audio. Un teatro è un luogo misterioso e affascinante, uno spazio dove prendono vita tante storie, si incontrano generazioni. Per me è stato emozionante custodirne per alcuni giorni le ‘chiavi’, aprire lo spazio, inizialmente buio e freddo, alle prove e vederlo riempirsi di musica, di luce e dell’energia dei danzatori Khaita.

Foto di Alfredo Colitto

Christiane e Giovanna vengono a vederci e, soprattutto, a darci una mano a coordinare il gruppo con una visione ‘esterna’, ci osservano con occhio critico ma benevolo ed elargiscono preziosi commenti e suggerimenti.
– 4 giorni prima, prova generale a Merigar con i costumi: Rosa Namkhai ci onora con la sua presenza e fa notare una dimenticanza imperdonabile: avevamo coordinato tutti i passaggi fra una danza e l’altra ma non il saluto finale! Ci organizziamo un attimo, e in due minuti creiamo la conclusione dello show.
– 2 giorni prima: la fatica del lungo viaggio (7 ore in macchina) si scioglie nella calorosa ed
emozionante accoglienza da parte della Comunità Dzogchen di Brescia. Siamo ben presto ristorati dalla deliziosa cena di benvenuto, preparata grazie alla collaborazione di tutti loro.
– 1 giorno prima: prova sulla scena per testare spazi e pavimento, la tenuta delle nuove scarpe, il suono, le luci, per definire gli ultimi dettagli e la prova generale della presentazione.
Rileggendo il testo scritto, mi accorgo solo ora che va necessariamente modellato sulla
presentazione ‘parlata’: così Migi, Mariangela e Milena mi aiutano a rivederlo e lo proviamo
insieme, costruendo anche intonazioni della voce, pause, per renderlo più interessante al
pubblico. La giornata termina partecipando alle allegre attività del festival insieme ai danzatori de Il Salterio.

– arriva domenica: ci concediamo la prima parte della giornata per riposare, recuperare le ore di sonno che alcuni di noi hanno perso la notte prima, sistemare I costumi, controllare trucchi, forcine e accessori.
– La sera, le poche ore prima di iniziare sono come sempre concitate per il timore di dimenticare qualcosa.
Rivediamo la successione della esibizione: presentazione, prima parte di danza, sistemiamo I kadag sul palco pronti per Migi e Mariangela che li porgeranno, Milena si prenderà cura di spostare le chitarre dei ragazzi, Laura pronta a dare il via alla musica insieme al tecnico Alberto, definiamo le luci, coordino con Ezio come condurre, alla fine delle esibizioni, la parte di danza con il pubblico. Spartaco viene da Padova per dare una mano con le riprese video, Paolo si sbizzarisce con le foto, arrivano tutti gli altri praticanti di Brescia che ci fanno sentire ‘a casa’: c’è un’atmosfera di festa, allegria, non perdiamo le presenza e offriamo ogni momento ed emozione alla Sorgente di Khaita.
– Il gruppo precedente conclude la sua parte, Ezio ci introduce, Migi avanza sul palcoscenico: lo
spettacolo inizia e…..il resto potete guardarlo nel video!

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