Immagini dal passato – Un viaggio a Lhasa, 1981

Questo è il primo articolo di una serie che raccontano ricordi, esperieze, ritiri, viaggi e altri momenti passati con il Maestro Dzogchen Chögyal Namkhai Norbu durante i suoi viaggi e insegnamenti in tutto il mondo

Enrica Rispoli

Nel 1970 Chögyal Namkhai Norbu insegnava Yantra Yoga nella palestra di Vico Palasciano a Napoli. Ero una ragazzina ignara ma interessata a ricevere quell’ insegnamento. Così ho incontrato Chögyal Namkhai Norbu. Dopo qualche anno sarebbe diventato il mio professore di lingue e letteratura tibetana all’ Istituto Universitario Orientale di Napoli.

Durante le sue lezioni, oltre ai temi specifici sulla lingua tibetana, Rinpoche dedicava molto spazio alla presentazione della storia e cultura del suo paese. Ci svelò le vicende dello Shang Shung e del Bōn, le teorie cosmogoniche sulla nascita dei mondi, i miti dell’origine, sino alla diffusione del buddhismo. Ci istruiva sulle tradizioni tibetane e mongole, raccontando dei nomadi e anche storie di vita, dei suoi studi e maestri. In questo modo si formò in molti di noi quell’immaginario collettivo che ci avrebbe accompagnato lungo gli anni della vita.

Nel 1981 Rinpoche organizzò il suo primo viaggio in Tibet da quando l’aveva lasciato negli anni ’60 insieme a sua moglie italiana Rosa e ai suoi figli piccoli Yeshe and Yuchen. Il volo da Pechino verso Lhasa prevedeva due fermate, a Xian e Chengdu nel Sichuan.

trip lhasa 1981

Rinpoche e sua figlia, Yuchen, a Lhasa nel 1981

Saputo di questo viaggio e trovandomi a Shanghai, con una borsa di studio, ottenni un permesso speciale e andai a incontrarli all’aeroporto di Pechino. Rinpoche, sebbene conoscesse il cinese mi chiese di facilitargli i rapporti con le autorità locali e di accompagnarlo nel viaggio.

A Chengdu mentre ero all’agenzia dell’Air China per confermare i loro biglietti per il Tibet mi invitò a comprarne uno anche per me. Quindi partii con loro. Il giorno dopo siamo atterrati a Lhasa. Lungo la strada per la città parlò a tutti noi dei suoi ricordi di quei luoghi e dei cambiamenti del panorama. Saremmo stati ospitati nella casa dove vivevano due sue sorelle insieme alla nipote Phuntsog Wangmo, che si trovava non lontano dal centro e dal cui giardino si poteva vedere un angolo del Potala.

Arrivati a casa, Rinpoche fu accolto da maestri e fedeli. Seduto su di una piattaforma leggermente rialzata iniziò a dare il benvenuto a una fila infinita di persone che venivano a rendergli omaggio, prostrandosi di fronte a lui. si intrattenne a lungo con loro scambiando parole con tutti. A volte si voltava verso di me, seduta dietro di lui, per spiegarmi quello che gli raccontavano. Parlavano e allo stesso tempo ridevano e, molto, per le esperienze vissute anche drammatiche. Ci tenne a ricordarmi come tale atteggiamento fosse dovuto alla consapevolezza di quanto tutto sia illusorio e irreale.

Durante il mio lavoro in Cina mi era poi capitato di trovare in un mercato a Pechino un paio di grandi, spessi e pesanti antichi pecha, libri tradizionali fatti di carta di riso stampati con matrici di legno contenenti illustrazioni bōnpo. Anni dopo, rientrata in Italia li ho donati al Maestro. Mi chiese, stupito, dove li avessi trovati e mi disse che il forte odore di inchiostro che emanavano gli ricordava la sua giovinezza al tempo del collegio, quando soffriva di forti mal di testa dovuti alle ore passate chino su testi simili. Mi disse anche che li avrebbe sistemati nel Museo di Arte e Cultura Orientale, allora in
allestimento ad Arcidosso.

Rinpoche a Lhasa nel 1981

Come sua studentessa all’Università Orientale gli avevo inoltre chiesto di darmi il titolo per la tesi di laurea. Essendo iscritta a un corso di quattro anni in cinese e tibetano ero interessata a un tema che riguardasse entrambi i paesi. Mi propose di concentrarmi sulla figura del Sesto Dalai Lama, vissuto nel XVIII secolo (quando venne stabilito il primo protettorato cinese in Tibet), dandomi il testo tibetano della sua biografia segreta. Ed è stato così che ho scoperto come Tsang Yang Gyatso (tshangs dbyangs rgya mtsho), come il suo illustre predecessore, il Grande V°, sia stato un praticante Dzogchen. Più tardi Rinpoche avrebbe fatto includere la sua immagine nel fregio interno del Tempio della Grande Contemplazione a Merigar in cui sono celebrati i grandi praticanti di questa disciplina.

Enrica è una sudentessa e discepola di Chögyal Namkhai Norbu, ora in pensione collabora come traduttrice con la Shang Shung Pubblicazioni e con il The Mirror

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