Introduzione al ritiro di insegnamenti dell’Ati Guru Yoga

Chögyal Namkhai Norbu

28 dicembre 2017 Dzamling Gar. Estratto del primo giorno

Benvenuti a tutti. Questo ritiro non è molto utile per i praticanti più anziani i quali conoscono più o meno molte cose, per cui sarebbe più utile che facciano la pratica. Non potete ottenere la realizzazione solo ascoltando gli insegnamenti. Per prima cosa dovete capire il significato e il senso dell’insegnamento, poi applicarlo e integrarlo. È il motivo per cui ripeto più volte gli stessi ritiri. Lo faccio perché ci sono persone nuove che non hanno la trasmissione e non sanno cosa devono fare. Per questo motivo ho spiegato cosa faccio nel programma di questi pochi giorni. È molto importante che cercate di capire cosa andremo a fare. Così se ascoltate bene potrete capire. Ok, molte grazie e do il benvenuto a tutti.
Buon giorno a tutti dappertutto. Siamo a Dzamling Gar e cominciamo il nostro ritiro il cui titolo è ‘Insegnamento Ati Yoga’. Questo è qualcosa di importante che dovete capire. Le persone sono sempre concentrate sui titoli dei libri o degli insegnamenti, ma è più importante comprendere il senso dell’insegnamento altrimenti non funziona.
In generale insegno Ati Yoga. Innanzitutto, cercate di capire cosa significa Ati. La parola Ati è nella lingua di Oddiyana. In sanscrito si dice “Adi”. Ati significa lo stato primordiale. Tutti hanno questo stato ed è quello che dobbiamo scoprire per poi cercare di rimanere in questo stato. Quando diciamo ‘yoga’, lo conoscete bene, lo yoga oggi è molto diffuso ovunque.
L’origine della parola ‘yoga’ è sanscrita. Nella lingua di Oddiyana è usata nello stesso modo, ma il significato della parola yoga dipende da quello che si sta spiegando. Quello che voi pensate sia lo yoga è qualcosa di diverso, non possiamo dire che yoga sia una cosa sola. Per esempio in tibetano yoga è stato tradotto anticamente dal sanscrito e (dalla lingua di) Oddyiana, da ottimi traduttori i quali non si basavano su qualche testo, ma ne conoscevano il vero significato, il vero senso.

I traduttori hanno tradotto il vero senso del significato, non solo le parole. Per esempio, quando diciamo ‘yoga’ la traduzione in tibetano è naljor. Se imparate la parola naljor, allora capirete meglio il vero senso della parola yoga. Quando diciamo naljor In tibetano, dobbiamo capire cosa significa. Non si può usare in base a ciò che si sente o a come la si vuole usare. Vedete, sono due parole, nal e jor. Nal è nalma che significa la vera condizione.

Forse alcuni di voi hanno imparato cosa cantate quando danzate ‘Dzamling Gar Song’, ‘il Canto di Dzamlingar’ che ho composto. Nalma, nal, è una parola che si ripete molte volte. Nalma significa la nostra vera condizione senza cambiare o modificare nulla. Jor significa possedere questa conoscenza, non solo intellettualmente, ma come è collegata alla nostra vera condizione. Quindi vedete quando diciamo naljor significa possedere la vera conoscenza dello stato primordiale. Imparare l’insegnamento Dzogchen significa imparare questo. Applicare l’insegnamento Dzogchen significa che cerchiamo di essere in questo stato. Quindi se non fate questo, non seguite in questo modo, l’insegnamento non funziona. Questi sono punti molto importanti che dobbiamo ricordare.

Guru Yoga
In questo ritiro introduco all’insegnamento chiamato Ati Yoga. Potete cercare di capire la nostra vera condizione in modo concreto. Lo spiego per ore ed ore e facciamo anche pratiche in questo senso. Poi tutti i praticanti nuovi e vecchi, possono usare questi metodi per applicarlo. Dobbiamo capire un po’ come entrare nella nostra vera natura. La nostra vera natura non è quello che accade quando giudichiamo e pensiamo. In genere nella lingua ordinaria parliamo di mente e di natura della mente. Cos’è la mente?

Possiamo capire la mente molto bene perché giudichiamo e pensiamo continuamente – questa è la mente. Quindi anche se non possiamo né toccare né vedere qualcosa all’esterno, quando osserviamo un po’ come pensiamo continuamente, un pensiero dopo l’altro e poi ne sorge un’altro, continuamente, questa è la mente. Ma non abbiamo la conoscenza della natura della mente. Questa è l’essenza dell’insegnamento. Ci sono due modi per imparare e applicare questo, ma è un aspetto che non spiegherò oggi, lo spiegherò domani.

In questo caso è indispensabile che il metodo, che i nuovi praticanti o i vecchi che sono qui devono imparare, è il Guruyoga e capirne il significato. Guru in sanscrito significa maestro. Così quando impariamo e seguiamo un maestro, questi cerca di aiutarci a capire il vero senso.
Ascoltiamo le spiegazioni e come applicare quello che abbiamo imparato dal maestro. Dobbiamo entrare in questa esperienza anche se non scopriamo veramente la nostra vera natura. Non possiamo scoprire la natura della mente perché la nostra capacità è collegata alla mente.
Possiamo giudicare, pensare ecc., questo non è un problema, ma queste attività sono collegate al tempo e allo spazio. Quando parliamo della natura della mente non possiamo entrare in quello stato solo seguendo la mente.

Quando seguiamo un insegnamento e andiamo un po’ più a fondo troviamo molti argomenti come “madhyamika”, “lo stato di madhyamika” o “verità assoluta” ecc., e tanti altri nomi diversi. Significa che stiamo scoprendo e imparando con la mente e che abbiamo almeno una piccola idea di quello che significa. Quando seguiamo un insegnamento riceviamo molte di quelle che sono chiamate istruzioni. Le istruzioni non sono solo la visualizzazione di una divinità o la recita di un mantra, queste sono cose molto relative. Il vero senso è quando ci domandiamo: “Com’è la natura della mente?”
Anche se non seguiamo un insegnamento di livello molto elevato o l’essenza dell’insegnamento, quando riceviamo un esempio di Ati Guruyoga possiamo averne una piccola esperienza.

Con questa esperienza potete comprendere. Anche se non abbiamo scoperto completamente la natura della mente, possiamo scoprire in quale direzione andare. La direzione non è solo credere in qualcosa, non è solo imparare a fare una visualizzazione di una divinità o come recitare i mantra.
Non dico che queste attività non abbiamo benefici, possiamo avere dei benefici relativi perché viviamo nella condizione relativa. Questi metodi che impariamo e che conosciamo devono essere applicati usando la nostra mente che è totalmente nel tempo e nello spazio e quindi è limitata.
La mente non ha alcuna capacità o conoscenza che vada al di là di questi limiti. Per questo quando diciamo “natura della mente” è solo un concetto della mente.

Non sappiamo cosa sia la natura della mente. Per saperlo dobbiamo imparare almeno l’Ati Guruyoga. Vi ricordate che quando facciamo un ritiro ripeto centinaia di volte: “Cercate di concentrarvi sull’Ati Guruyoga”. Anche se siete qui in ritiro e avete imparato molte cose la cosa più importante è collegata all’Ati Guruyoga. L’essenza dell’insegnamento che il maestro da è collegata all’Ati Guruyoga. Ora spiegherò l’Ati Guruyoga e come dovremmo fare la pratica. Le persone non sono soddisfatte quando
spiego come praticare in modo semplice.

Alcuni dicono: “Ah, ho imparato da anni l’Ati Guruyoga quindi non c’è bisogno che lo spiega ancora”. So che siete in grado di capire mentalmente cos’è l’Ati Guruyoga, ma se non lo integrate, che funzione ha? Questo è il problema che io vedo sempre, per questo lo ripeto centinaia di volte.
Quindi quando facciamo l’Ati Guruyoga, per esempio, come cominciamo?

Possiamo capire mentalmente dicendo: “Ah, l’Ati Guruyoga è qualcosa collegato a capire la natura della mente. Dunque lo voglio imparare, lo voglio capire”. Allora, cos’è questo? Questa è la vostra mente. La vostra mente che pensa e giudica in questo modo. Questo non è l’Ati Guruyoga.
Ora pensate: “Ora voglio fare l’Ati Guruyoga”. A volte quando pensate: “Voglio fare una pratica” poi pensate: “Ah, voglio stare comodo”. Soprattutto chi è agli inizi, i nuovi praticanti, quando cominciano ad imparare l’insegnamento e il dharma ecc. sono molto interessati e ascoltano seduti in terra a gambe incrociate. Queste stesse persone, dopo qualche mese o qualche anno quando pratichiamo cercano una sedia.
Osservate come ci sviluppiamo. Questo non è sviluppo, non facciamo che creare con la mente. Non dico che dobbiate stare in terra a gambe incrociate. Se vi sentite meglio ed è più facile e comodo, va bene. Ricordate che Buddha Shakyamuni rimase seduto a gambe incrociate sotto un albero per sei anni.

In questo caso rimanere a gambe incrociate è considerato importante perché quando sedete a gambe incrociate a terra ecc. c’è un osso sui lati della caviglia destra e sinistra che tocca sempre terra e questo provoca dolore. Quando imparate la posizione di Vairocana ecc. incrociando le gambe portandone una sopra l’altra allora potete rimanere così per ore ed ore senza dolore. Sarete così anche più in grado di tenere la schiena dritta. In tutte le pratiche, Sutra, Tantra, in qualunque tipo di pratica, dobbiamo sempre tenere la schiena dritta. Questo serve per bilanciare la nostra energia. Così, se qualcuno ha imparato un po’ di Yantra Yoga, potete osservare che cercherà sempre di tenere la schiena dritta. In questo caso, a volte è necessario, ma non sempre. Nelle istruzioni dell’insegnamento Dzogchen a volte si dice di sedere comodamente. Forse siete seduti a terra a gambe incrociate e non siete comodi. In questo caso, magari siete più comodi seduti su una sedia. A volte i praticanti giapponesi si siedono sulle ginocchia, anche quello è confortevole. Ma la cosa importante è mantenere l’energia equilibrata e questo significa che entriamo più nell’essenza. Quindi pensiamo: “Ah, ora devo fare Ati Guruyoga”. Ora state lavorando con la mente. Avete imparato l’Ati Guruyoga dal vostro maestro e il maestro vi ha spiegato come fare. Questa è la trasmissione.

Forse le persone nuove non sanno come fare Ati Guruyoga. Quando ascoltate il maestro che vi spiega e vi insegna, imparate e applicate – questa è chiamata trasmissione. Il maestro spiega e gli studenti capiscono. Quando facciamo Ati Guruyoga dobbiamo fare una visualizzazione.
Dobbiamo fare una visualizzazione perché viviamo nel tempo e nello spazio, abbiamo questa attitudine e questa esperienza. Così quando facciamo le visualizzazioni diventa più facile. Nell’Ati Guruyoga dovete visualizzare una A bianca e un thigle di cinque colori. Dovete immaginare qualcosa come questo al centro del vostro corpo. Dunque, questa è la visualizzazione. E quando fate la visualizzazione dovete anche pronunciare “A” perché al centro di questo thigle c’è un carattere tibetano chiamato lettera A. La A è considerata alla stregua di tutti i diversi tipi di suoni la cui origine è A. Ad esempio, nell’alfabeto sanscrito ci sono prima le vocali, che cominciano con la A. Questa influenza esiste anche nelle lingue occidentali. Quando recitate l’alfabeto dite “A, B, C, D”. La A è l’origine di tutti gli altri suoni. Dalla A derivano tutti gli altri suoni: I, U, E, O ecc. Nell’alfabeto sanscrito esistono sedici vocali diverse: A Ā, lunga e corta. Poi I Ī U Ū Ri Rī Li Lī E Ē O Ō Am Ah – queste sono tutte considerate vocali.

Dopo le vocali ci sono le consonanti, che combinate con le vocali diventano parole infinite. Così l’origine è la lettera A. Si dice che il Buddha abbia detto: “La A è la lettera migliore”, perché la A è l’origine di tutti i suoni. Dunque facciamo il Guruyoga con questa visualizzazione. Se siete un nuovo praticante e non conoscete questa lettera dopo una o due volte che fate il Guruyoga la imparate facilmente. Non è difficile. Nel caso potete anche fare la A come nelle lingue occidentali.
Il simbolo della A è il simbolo del suono. Nell’insegnamento Dzogchen il suono è in particolare spiegato come l’origine di tutte le manifestazioni. Dunque è così che impariamo cos’è lo stato di Dzogchen. Dzogchen significa la nostra vera natura, il nostro stato primordiale. Quando chiediamo com’è
questo stato, dovremmo ricevere questa risposta mentalmente. C’è una spiegazione nell’insegnamento Dzogchen che lo stato di Dzogchen, che è la nostra condizione, è chiamata (lo stato di) kadag e lhundrub non duali. Kadag e lhundrub sono parole della lingua tibetana. Kadag significa vacuità. Quando diciamo dharmadhatu, dharmadhatu significa tutti i fenomeni la cui vera natura è la vacuità. Nell’insegnamento Dzogchen questo è chiamato kadag.

(Riguardo a) la struttura di questa parola tibetana, ka è la prima lettera dell’alfabeto tibetano. L’alfabeto tibetano non è come quello sanscrito, è diverso. L’alfabeto tibetano inizia con Ka, Kha, Ga, Nga, Ca, Cha, Ca, Nya, Ta, Tha, Ta, Nga, ecc., e finisce con Ha, A , ci sono trenta consonanti. A volte sembra un po’ diverso e strano perché le consonati finiscono con Ha e A, la A è l’ultima. Tutte le lingue considerano la A una vocale, ma in tibetano la A è una consonante non una vocale. Questo perché in tibetano le vocali sono usate per aggiungere qualcosa come segni sopra e sotto. Questa è una vocale. MA La A ha una sua forma, per questo è considerata come una consonante. Quando diciamo “I” aggiungiamo qualcosa sopra e quando diciamo “U” aggiungiamo qualcosa sotto. Quando diciamo “E” aggiungiamo qualcosa sopra. Anche la “O” è un segno sopra. Quindi non hanno un corpo, queste in tibetano sono chiamate vocali. Questo significa che Ka è la prima lettera. Significa anche che KA rappresenta “prima di tutto”. Dag significa puro. Puro significa vacuità, la vacuità è pura e impura, senza un concetto dualistico. Kadag significa puro sin dall’origine. Dunque la vacuità è dharmadhatu. Lhundrub significa che se capiamo che la nostra vera natura è solo vacuità, la nostra comprensione non è completa.

Se comprendiamo solo vacuità, vacuità significa che non c’è nulla. Per esempio se vedete degli oggetti come un vaso ecc., guardate dentro e non c’è nulla dentro. Allora dite “vaso vuoto”. Non c’è nulla. Questo significa davvero vacuità. Ma non basta capirlo in questo modo. A volte la gente pensa ‘Capisco che tutto è vacuità, shunyata’. Allora pensate “Sono realizzato, so tutto”. Nel vero senso questo non corrisponde, anche la vacuità ha infinite potenzialità – dovete capirlo. Come si manifestano queste infinite potenzialità e quali sono le loro qualità? Questa potenzialità si manifesta attraverso il suono. Il suono emerge dalla vacuità. Il suono lentamente si sviluppa e poi possiamo capire tutto nella condizione relativa. Per questo motivo abbiamo la lettera A al centro del thigle.

La A rappresenta solo quel suono. Anche quando pratichiamo, a volte ci trasformiamo come nel sistema Vajrayana e dobbiamo fare una visualizzazione come i tre Vajra: OM bianca, A rossa, HUM blu, qualcosa del genere, ma l’essenza non ha questa forma. L’essenza è il suono, il suono di OM, A e HUM. Allo stesso modo, quando ci trasformiamo con una sillaba seme, a volte diciamo HUM, a volte HRI ecc. nel Vajrayana tutte le manifestazioni fanno parte delle cinque famiglie dei Dhyana Buddha.

Dai suoni di queste sillabe seme quali OM, HUM, TRAM, HRI, A, possiamo capire quale suono appartiene a quale famiglia. Questo è più legato al suono. Se però pensiamo solo al suono, non lo possiamo vedere né capire. Il suono si sviluppa in luce. Quando diciamo luce, significa come luce e oscurità. Non significa cinque colori, quello è uno sviluppo ulteriore. Così la A bianca rappresenta la luce del suono A. Questo è molto importante da capire. Quindi, piano piano quando facciamo le visualizzazioni dobbiamo capirne il significato. Quando abbiamo la luce, allora possiamo vedere che c’è un thigle di cinque colori. Prima si sviluppano i cinque colori poi le cinque saggezze ecc. Quando comprendiamo che la caratteristica di queste manifestazioni della potenzialità sono i cinque elementi, allora c’è possibilità. Nell’insegnamento Dzogchen diciamo lhundrub, lhundrub significa la qualificazione auto-perfezionata, che tutti abbiamo. Non dobbiamo intendere questo thigle e la A bianca come qualcosa nel nostro stomaco, non significa questo. Abbiamo questa potenzialità. Quando c’è questa potenzialità, nello stile Vajrayana ricevete una iniziazione, istruzioni ecc., e poi potete trasformarvi in una qualsiasi forma. Quello che abbiamo imparato ad esempio è come trasformarci in divinità, colori, forme ecc., e queste sono le istruzioni.

trascrizione in inglese: Anna Rose
Editing in inglese: Naomi Zeitz
Editing in italiano: Enrica Rispoli

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