La natura del dipingere secondo James Fox

Trittico sulla natura del dipingere
J.W. Fox

James Fox nel suo studio

1. L’arte è la memoria dell’umanità

Il Bardo Thodol (la liberazione attraverso l’udito nel Bardo) di Karma Lingpa, è stato uno dei primo testi Dzogchen tradotto e pubblicato nel mio paese negli anno ottanta. Lì, “Memoria” è contrapposta a “Ignoranza” come l’attività che definisce la navigazione dell’illuminazione. Secondo il Libro tibetano dei morti, la scelta che un praticante affronta nella sequenza pre/post morte descritte nel bardo sono, tra le altre cose, è quella di scegliere tra colori forti, brillanti della Luce Naturale contro i colori sfumati e opachi del samsara (avviso: scegliete i colori brillanti!).

Nel pantheon greco Memoria è la madre delle Muse: Μνημοσύνη. Memoria è figlia dello spazio (Uranio) e terra (Gaia). In questa narrazione come risultato di una relazione con Zeus (Dios), il sole, nascono nove figlie; la maggiore è Καλλιόπη, “Colei dalla bella voce”, è ritenuta la Musa più importante ed è collegata ai modelli eroici ed epici. Esiodo, contemporaneo di Omero, iniziò la sua Teogonia elencando le nove muse, chiedendo loro di ispirare il suo racconto sulle origini dell’universo. Secondo Varro di Roma (116-27 a.c.) esistevano solo tre muse, chiamate Melete, “Meditazione” nata dal movimento dell’acqua; Mneme, “Memoria” che produce rumore colpendo l’aria; e Aoide, “Canto” che esiste solo nella voce umana.

Secondo i greci “Memoria” così com’è descritta nella liturgia Dzogchen come nel Bardo Thodol, è il fattore determinante della vita futura di ciascun individuo. In questo senso la madre delle Muse può essere vista come la madre dell’illuminazione, non importa a quale tradizione o linguaggio uno prefesca su questo thigle di bolla acqua che chiamiamo “Terra”, per ricordare che la vera natura è la chiave.

Dice Longchenpa nel “Cho Ying Rinpoche Zod” (Padma Publishing 2001, p .54):

“Salut John” 2015, (6° di 7 parti) acquarello; matita su carta, 51″ x 44″ (130 x 113 cm).

Si comprende loo stato di una mente risvegliata in tre modi:

Tramite una metafora.
Tramite il suo significato sottostante.
E dalle prove.

Lo spazio è la metafora di una mente risvegliata.

Il significato sottostante è che la mente è consapevolezza cosciente di sè equivalente allo spazio.

La prova è che tutto può e deve sorgere grazie alla costante energia della consapevolezza.

Possiamo dire che la varietà del Canto sia la prova della Memoria consapevole sottostante allo spazio infinito della Meditazione. Possiamo osare nel dire che la consapevolezza cosciente di sé che equivale allo spazio è la Madre delle Muse e possiamo ricordare che il Canto è e rimane uno strumento potente e mitico, nel Mantrayana come nelle maggiori religioni e tradizioni artistiche conosciute al mondo, dalla più grande tradizione pittorica/canora del mondo, le linee di Canto degli aborigeni dell’Australia, ai canti della via della notte dei Navajo, alla teoria musicale degli Hindu fino ad arrivare ad oggi, il Canto è molto di più di un semplice suono. Il Canto è la natura dell’esistenza, l’archetipo dell’esistenza, la voce di Dio, la memoria dell’umanità.

2. Visions

“Aristaeus Mourning the Loss of his Bees (#1)” 2014, acquarello; matita su carta, 16″ x 12″ (41 x 31 cm).

Il mondo che vediamo è un dipindo nato dal pennello di pensieri discorsivi.

Dentro o sopra  il quale non si può trovare nulla che esista veramente.
Sapendo questo si conosce la realtà;
vedendo questo si vede quello che è vero.

 Second Dalai Lama (1475–1542).

 

Va ricordato che i pittori sono membri di un culto antico. Adorano il Sole. E capiscono che la luce del sole equivale alla luminosità di una mente illuminata nello spazio della natura, proprio come Picasso aveva capito che la corrida era un antico rituale di sacrificio del culto del Sole, la metafora profonda è lì, in attesa di essere vista. Verso la parte più orientale del Mediterraneo la versione ebraica dei miti greci ed egizi descrive la luce come se avesse un’origine parlata. Per i modernisti parigini la “voce della luce” di Appolinaire era il matrimonio teorico del misticismo orfico con la pittura astratta. Come altrove l’eredità della luce interiore (Luce Naturale), della Voce, canto, e l’atto di respirare (“il soffio divino”) è la fonte della luminosità. Come uno sconosciuto poeta dell’età del bronzo l’ha descritto nei famosi versi… “la terra era un vuoto informe e l’oscurità copriva il volto degli abissi, mentre un vento divino travolgeva il volto delle acque. Poi Dio ha cantato “che luce sia”, e luce fu…” Come artista l’integrazione dell’eredità illusoria del mondo con il canto è particolarmente vitale per me oggi.

Il lato negativo di tutto questo è l’Ego. Rinpoche è come un museo infinito di dipinti. Vaghiamo per le sale dei nostro ritratti e raccontiamo le nostre storie, tutto il lavoro difficile dei nostri pensieri discorsivi dovrebbe essere onorato, no? La nostra storia deve essere onorata! Come Longchenpa ha detto: “se ti allontani dalla tua natura fondamentale, il funzionamento della mente concettuale è il samsara, puro e semplice”. (CYZ p.101) Le Muse hanno sorelle e cugini che spesso cercano la malattia.

Nel 1663 lo scenziato Isaac Newton fece un’esperimento sulla sua visione. Il suo disegno a matita su come ha premuto il lato del suo bulbo oculare con un “bodkin”, un sottile ferro da calza, per produrre “colori” è uno dei momenti chiave nella scienza dell’ottica (e il coraggio scientifico!). Non è possibile che uno dei filoni della scienza dell’ottica newtoniana sia collegato alla conoscenza della visione Dzogchen e allo sviluppo di visioni?

La creazione della pittura, per prende un esempio di creazione, è un simbolo della creazione del mondo. La trasmissione dell’energia nella sostanza e l’inclusione dello spirito nella carne interessa tutti noi, artisti e non. Il figlio del matrimonio di Cielo e Terra è di vitale importanza per l’intera umanità e forse anche per i non umani …

“Ruine Solaire” 2013, (5° di 9parti) acquarello; matita, carta oleata, 55″ x 39″ (140 x 100 cm).

3. Ogni cosa e tutto

L’estrema austerità di una mente
quasi vuota
Scontrarsi con il fogliame lussureggiante, simile a Rousseau,
del suo desiderio
di comunicare
Qualcosa tra i respiri, se
non altro per il bene
degli altri e il loro desiderio di
capirti e di abbandonarti
Per altri centri di comunicazione,
così che possa iniziare la comprensione, e così facendo essere
annullato.

                     John Ashbery, And Ut Pictura Poesis Is Her Name

“Les bleuités du cimetière marin” 2016, (trittico) acquarello; matita su carta, 66″ x 148″ (167 x 345 cm).

La prova della nostra natura consapevole è ovunque tutto il tempo: se ricordiamo di vederla. Matisse diceva: “permettiti di essere semplice e quello che è dentro di te uscirà”. Descriveva un approccio alle arti grafiche ma le sue parole potrebbero andare al di là, riferirsi al modo in cui pensiamo, al modo in cui pratichiamo.

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