L’artista della Comunità Dorota Dylka – Inseguire il mistero

dorota dylka pursuit mysteryDa bambina amavo guardare le montagne che circondavano la valle dove abitavo allora, Špindlerův Mlýn a sud di Krkonoše (nel nord della Repubblica Ceca). È qui che ho passato la mia infanzia fino a sette anni. Mi ha cresciuta mia madre che mi lasciava molta libertà e ricordo quel periodo con lei nella Repubblica Ceca come quello più felice della mia infanzia. Per poter frequentare la scuola polacca mia madre mi chiese di andare a vivere con i miei nonni così ho cominciato le elementari in Polonia senza conoscerne la lingua. Sebbene mi trovassi in un’altra città, Szarocin, il paese dei miei nonni si trovava a circa 15 miglia di distanza in linea d’aria dalla mia amata Špindlerův Mlýn, non lontano dalla cresta nord delle stesse montagne.

La vita qui era molto diversa e più varia da quella che avevo vissuto in Cecoslovacchia. È qui che ho sviluppato il mio primo desiderio di diventare un’artista. A quel tempo non ero interessata a un genere  artistico in particolare. Le persone tendono a perdonare agli artisti il loro comportamento stravagante senza troppe domante. Volevo essere libera e non volevo dover giustificare le miei azioni. Scrivevo a mia madre allegando su sua richiesta i miei disegni. Mi veniva a trovare una volta al mese, spesso senza preavviso. Non me ne preoccupavo molto perché in un modo o nell’altro sapevo sempre quando stava per venire.

Ero impegnata con la mia famiglia allargata, con i compagni di scuola, con gli animali della fattoria, con cani e gatti. Sebbene soffrissi della lontananza da mia madre mi piaceva la vita di compagna e la bellezza del paesaggio. Passavo molto tempo ad osservare le colline, apprezzandone la magnifica bellezza, e per indulgere me stessa nella mia attività preferita – immaginare cosa ci fosse dietro e oltre questo scenario. Mi interrogavo su cosa ci fosse dietro “la tenda” del cielo e del movimento delle nuvole che mi stordiva se lo osservo troppo a lungo.

Dopo tre anni in Polonia mia madre si ammalò e questo combiò tutto nelle nostre vite. Con lei ci trasferimmo a Karpacz, una deliziosa località turistica nella stessa catena montuosa. Questo evento mise a dura prova il mio approccio alla vita ma la bellezza delle montagne restava immutabile.

Fu leggendo i testi sulle orgini del karate Kyokushinkai che praticavo allora intensamente che cominciai a interessarmi al buddhismo. Quando mi feci seriamente male a un ginocchio mentre mi allenavo nel ‘Kyokushin kumite’ capì che non avrei mai padroneggiato quest’arte marziale. Leggere libri e storie su eccentrici maestri Zen e di come riuscissero a gestire in modo intelligente studenti difficili mi aiutò a scacciare la mia depressione dovuta a questa situazione. Per fortuna avevo qualche abilità nel disegno così dipingere sostituì il karate nella mia adolescenza. Ma solo quando mi sono trasferita per studiare presso la Fine Arts at The Teaching College a Wroclaw ho cominciato ad avere una vita più indipendente e a sentirmi nel mio elemento.

Nel 1988, presso la Galleria Entropia a Wroclaw, inaugurai la mia prima mostra dei miei dipinti a cura di Alicja Jotko. La mia ultima mostra è stata nel 1995 a Jelenia Góra a cura di Maria Schubart. Per i miei dipinti prendevo ispirazione dalla musica, dalla poesia (in particolare quella di Samuel Becket) ed erano provocazioni intellettuali e si ispiravano ad esperienze personali. Sono stati anche pubblicati dalla stampa locale, come il quotidiano ‘bruLion’ e le riviste ‘Korek’ e ‘Antena Krzyku’, che ruotavano intorno alla scena musicale indipendente polacca. Come graphic designer a metà degli anni ’90 ho iniziato a lavorare per il premiato studio di video giochi Longsoft Multimedia.

All’inizio degli anni ’90, dopo aver letto ‘Magic And Mystery In Tibet’ di Alexandra David-Neel e ‘Wonders of the Natural Mind’ di Tenzin Wangyal Rinpoche, capì che la pratica buddhista poteva essere fatta con metodi diversi dal solo stare seduti in zazen, pratica che trovavo demotivante. Sempre negli anni ’90 sono diventata uno studente del Dharma del lignaggio Kagyu e ho partecipato ai ritiri della Via del Diamante dove ho ricevuto le iniziazioni da Shamar Rinpoche e dal XVII Karmapa, Thaye Dorje.

Ricordo questo periodo come molto produttivo e intenso ma innavertitamente mi allontanai dall’arte. Per qualche strano motivo ‘etichettai’ la mia passione per l’arte come un’emozione disturbante, mettendo in crisi il mio bisogno di creare. Quello che mi aveva spinto verso il buddhismo era stata la mia fame di risposte. Ovviamente all’inizio non trovai queste risposte e probabilmente le mie non erano nemmeno le domande giuste.

Nel 2004 andai in Inghilterra per un’avventura e lì incontrai il mio futuro marito. Ora penso a Londra come casa mia. Nel frattempo comprai la mia prima macchina fotografica digitale e ho iniziato a fare foto come un piacevole passatempo per ammazzare il tempo e mi aiutava anche a rilassarmi. Dopo la morte di mia madre riemerse il mio forte bisogno di trovare risposte. Il mio bisogno di risposte era persino amentato.

Nel 2010 scoprì che un famoso maestro Dzogchen stava per venire a Londra così decisi di dare al buddhismo un’ ‘ultima occasione’. Da sempre volevo incontrare questo maestro senza mai sfortunatamente riuscirci quando vivevo in Polonia. Posso dividere la mia vita in prima e dopo aver conosciuto Namkhai Norbu Rinpoche che incontrai la prima volta a Londra a maggio 2010. I ‘Tre Testamenti’ di Garb Dorje sono l’insegnamento più importante che io abbia mai ricevuto in vita mia. Non avevo mai sperimentato una tale corrente di energia arrivare al mio cuore quando per la prima volta ammirai una thangka che raffigurava Garab Dorje con la mudra del dito puntato. La Danza del Vajra è diventata la mia pratica preferita di meditazione. Per me è stato così naturale far parte della Comunità Dzogchen, danzare sul Madala e cantare il Canto del Vajra. Non c’è nulla da ottenere, nulla a cui arrendersi. Grazie agli insegnamenti di RInpoche e ai suoi metodi finalmente avevo un modo per trovare da sola le risposte.

È nello stato del Guru Yoga che trovo i momenti decisivi nella fotografia. È la mia scoperta personale. È quel momento in cui tutto è unito e integrato nell’unità e unicità… il momento della consapevolezza. Snap – scatti la foto. È una meditazione.

Il tema narrativo che preferisco è la fotografia paesaggistica che può essere anche il paesaggio urbano. Ho scelto la tecnica dell’infrarosso perché gli organismi viventi (piante e alberi) riflettono meglio la luce infrarossa. Quindi un paesaggio diventa un soggetto più fotogenico, soprattutto se si scatta nell’intensa e luminosa luce naturale. L’infrarosso (IR) è lo spettro di luce non visibile ad occhio nudo. In questo modo è possibile fotografare ciò che non è visibile. Trovare ciò che è misterioso e cogliere la luce dal buio sono i miei temi preferiti. Non svelo il mistero, mi limito a mostrarlo!

A maggio 2018 ho fatto una serie di foto a infrarosso a Kunselling nel Wales durante il ritiro di “Mandarava e la Danza del Vajra” e le ho spedite a RInpoche. Non saprò mai se Rinpoche le abbia mai viste. Nell’autunno dello stesso anno sono diventata Gakyil blu della Comunità Dzogchen inglese. Mi occupo delle varie newsletter e dei social media e anche della grafica stampata per la Comunità inglese.

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