Losar, il capodanno tibetano

di Dot.ssa Phuntsog Wangmo

Il capodanno tibetano è chiamato Losar con cui si celebra il benvebuto al nuovo anno. Il capodanno è una festività celebrata in tutto il mondo in momenti diversi a seconda del modo con cui è calcolato l’inizio del nuovo anno. Ci sono però molte differenze in Tibet riguardo le preparazioni per le cerimonie di buon auspicio di capodanno basate sulle diverse abitudini regionali. I tibetani che vivono nelle regioni alte e innevate hanno molte festività tradizionali e quella di capodanno è quella più elaborata.

In Tibet esistono diversi modi per calcolare l’inizio del nuovo anno e molti modi per preparare le cerimonie di buon auspicio. Per esempio c’è l’inizio del nuovo anno chiamato ‘capodanno della piccola pecora’ o ‘nuova pecora’ (gsar am beu lug lo gsar) che comincia il primo girono del dodicesimo mese lunare; c’è il ‘capodanno Kongpo(kong poi lo gsar) inizia il primo giorno del decimo mese lunare; e il ‘Losar Nyarong’ (nyag rong gyi lo gsar) inizia il tredicesimo mese lunare. Le ragioni di questi diversi modi di stabilire l’inizio del nuovo anno risalgono a un passato molto lontano. In ogni caso le diverse celebrazioni del capodanno in certe regioni del Tibet sono chiamate ‘piccolo anno’ (lo chung), mentre il primo giorno dell’anno calcolato il primo giorno del primo mese lunare è chiamato ‘grande anno’ (lo chen)  ed è celebrato in tutte le tre regioni del Tibet (dbu gtsang, mdo stod, mdo smad) e da tutti i tibetani che vivono fuori dal Tibet.

Balli Cham al monastero Khumbhum nell’Amdo (oggi Provincia Qinghai) per celebrare il Losar. F. Grassi

Sebbene i diversi modi di celebrare il capodanno in Tibet variano leggermente a seconda delle provincie in genere però sono gli stessi. Le preparazioni, che cominciano all’inizio del dodicesimo mese e culminano il ventinovesimo giorno del dodicesimo mese, iniziano con le pulizie di casa, dentro e fuori, cantando per rimuovere le negatività dalla casa. Con la farina bianca vengono fatti ei segni rotondi sui pilastri e le travi della cucina.

Esiste la tradizione di preparare una zuppa per cena che si chiama ‘zuppa del ventinovesimo giorno’ (dgu thug). Quella stessa sera, insieme all’offerta di un dolce sacrificale (gtor ma) agli dei fatto dai monaci nei monasteri, al fine di eliminare le cattive influenze dell’anno precedente, ogni famiglia porta dei vestiti vecchi, utensili da cucina rotti, un po’ di pasta mischiata con la sporcizia della casa, un po’ della zuppa del ventinovesimo giorno in una ciotola rotta, e alcuni pezzi di impasto mescolati con un po’ di sporcizia dal corpo (che simboleggia la rimozione di impurità e con malattie specifiche la zona interessata dalla malattia). Si modella tutto in un impasto con cinque dita e lo si mette in un vaso con dei vestiti, i capelli caduti, ecc. e poi è portato al più vicino incrocio. Questo simbolizza il l’eliminazione di tutte le negatività e se c’è qualche essere invisibile attaccato a qualcosa li possiamo soddisfare facendogli delle offerte. Offriamo a questi esseri quello che desiderano così che siano contenti e se ne vadano.

La ‘zuppa del ventinovesimo giorno’, o dgu thug, è il metodo di divinazione per il nuovo anno. Lo scopo principale della zuppa è quello di riunire la famiglia e divertirsi tutti insieme. Gli ingredienti principali usati per preparare la zuppa sono carne, piccoli pezzi di patate dolci, riso, grano, verdure varie e formaggio. Piccole palline di pasta sono preparate e  cucinate nella zuppa. Alcune palline sono un po’ più grandi di altre. Se una o più palline più grandi finiscono nella ciotola di qualcuno quello che le palline contengono indicano il carattere, il comportamento della persona e sono il segno di quello che accadrà alla persona in futuro, per esempio, possono contenre chili (discorso aspro e sdegnoso), carbone (cuore nero), carta (instabilità), lana (pazienza), legno (inflessibilità), sale (pigrizia), zucchero (parole dolci e vuote), osso (carattere buono e forte), pietra (stabilità e gentilezza). Nella zuppa si trovano anche palline modellate con diverse forme: il sole (un modo molto conosciuto per mostrare la via ad altri esseri), la luna (di aiuto agli altri esseri), le scarpe (per viaggiare), la stella polare (per l’intelligenza) e un testo religioso (per gli insegnamenti e lo studio).

Quello che viene inserito nella palline cambia a seconda delle regioni, per esempio in quelle nomadi è messo un pezzo di cuoio preso da collo degli animali nelle palline più grandi per predire se una mandria andrà bene o no nell’anno a venire. Prima di mangiare la zuppa vengono preparate le cose da buttare, un po’ di zuppa è messa in una ciotola rotta e tutto questo è portato all’incrocio. Quella notte queste cose sono portate via da quattro uomani giovani, uno dei quali porta un bastone con un fascio di fieno secco che viene acceso. Guidando il gruppo si dirige e gira intorno alla casa tre volte dicendo: “Esci! Esci!”. Poi il gruppo di giovani lascia la casa e l’ultimo accende i petardi per allontanare le cattive influenze.

Quando arrivano all’incrocio (nel Tibet orientale è l’uomo più giovane ad arrivare per primo) e imitano l’abbaiare dei cani e si accendono la gran parte dei fuochi d’artificio. Dopo che il giovane uomo ha buttato il riscatto tutti ragazzi tornano alla casa senza voltarsi indietro. Mentre gettano il riscatto si ritiene che se un membro della famiglia (a parte quelle che sono andati a gettare il riscatto) non torna a casa ma indugiano in giro per affari o altro, nell’anno a seguire avranno sfortuna. Quando i giovani tornano nella casa tutti mangiano la zuppa, bevono la birra (chang) e chiaccherano in modo rilassato e giocoso. Quando le palle più grandi sono trovate nelle ciotole viene spiegato il loro significato tra le risate di tutti.

Il tredicesimo giorno la casa è preparata per la festività con tavoli, sedie, tappeti ecc. Vengono preparate dicerse pietanze: per la famiglia e gli ospiti e come offerta agli dei. La casa è pulita nuovamente nel tardo pomeriggio e i dolci biscotti speciali di capodanno, chiamati kha zas, sono magnificamente disposti, intrecciati tra loro, sull’altare della casa insieme a frutta fresca e secca, formaggio e burro. Nel Tibet orientale esiste la tradizione di preparare quello che è chiamato burro di farina, che consiste in farina d’orzo tostato a cui sono aggiunti burro, zucchero, miele e latte.

Queste offerte sono poste sull’altare nel seguente modo: al centro vengono messi dei piatti su cui sono sistemati con cura i biscotti dolci e vicino la testa di una pecora fatta di burro (anticamente probabilmente era vera) adorna di gioielli e sciarpe poste nella bocca spalmata di burro. La pecora simboleggia una offerta per i bestiami bovini allevati l’anno precedente e un auspicio per il successo di quelli a venire. Vicino alla testa della pecora viene posta un bel vaso che contiene germogli freschi di orzo piantati due settimane prima come offerta per i raccolti degli anni precedenti e come auspicio che ce ne saranno abbondanti durante in nuovo anno.

Di mattina presto nel giorno del Lasar, la persona responsabile della casa, in genere la madre, si sveglia presto per preparare il chang skol, una birra d’orzo tibetana a cui vengono aggiunti piccoli pezzi di patate dolci, melassa, burro e il tutto viene bollito. Questa birra è offerta con biscotti dolci di capodanno ai membri della famiglia quando sono ancora a letto. Poco dopo, tra le 05.30 e le 06.00 la famiglia si alza. Un’altra tradizione prevede di lasciare un secchio di’acqua fuori della casa esposta alle stelle. Quest’acqua è chiamata acqua delle stelle, dkar chu. La mattina, prima che le stelle scompaiono dal cielo quest’acqua è portata in casa a cui viene aggiunta dell’acqua calda o viene bollita direttamente e quando diventa tiepida i membri della famiglia la usano per lavare i cinque arti: faccia, bocca, mani e piedi. Nelle regioni molto fredde del Tibet l’acqua non è lasciata fuori per la notte perché potrebbe congelarsi ma è solo esposta alle stelle per un po’ la mattina presto prima dell’alba. Si crede che il potere delle stelle, che si riflette nell’acqua, possa contrbuire a eliminare le malattie ed altri impedimenti che le persone potrebbero avere.

Quando i membri della famiglia si incontrano, appena si incontrano si salutano con la frase bkra shis bde legs, che significa ‘Ti auguro buona fortuna e felicità!’ Poi i membri della famiglia indossano i loro abiti e ornamenti migliori e si siedono per ordine di anzianità. Due giovani, una femmina e un maschio oppure due dello stesso sesso, distribuiscono la birra fresca, il chang, alla famiglia in ordine di anzianità mentre recitano versi di buon auspicio di buona fortuna, di lunga vita e di attività spirituali. Il membro più anziano ricambia recitando versi di buon auspicio ai giovani. La farina di burro è preparata per ciascun membro della famiglia che la prende tre volte e la lancia per aria recitando, per esempio, nel Tibet occidentale, ‘ una manciata di farina di burro, lo gloria dei meriti, felicità e gioia infiniti. Che bello!’ (phye mar gyi kha gang/bsod nam gyi dpal gang/ skyid dga la yun ring/ a la la ho). Dopo viene distribuito il tè servito in tazze di porcellana decorate con gli otto simboli di buon auspicio o in tazze di legno argentate. Poi la famiglia fa colazione con riso e grano tostati, patate dolci, burro e una resina chiamata bras bsil. Vengono fatte delle offerte sull’altare principale della casa e poi nei templi. Un’altra importante attività di questa mattinata è quella di visitare il proprio maestro e offririgli la tradizionale sciarpa di seta e altre offerte augurandogli lunga vita e felicità.

Il secondo giorno del nuovo anno le persone vanno e ricevono la visita dei parenti stretti. Il terzo giorno tutti i membri della famiglia salgono sulla casa per cambiare le bandierine votive poste su bastoni appositi e mentre sono lì si scambiano la farina di burro e bevono il tè. Poi, dopo colazione, insieme agli abitanti della zona, vanno nel luogo sacro più vicino per autenticare le bandierine votive e fare il rituale bsang, con cui si offrono agli dei il fumo di ginepro e di altre fragranti sostanze.

Dal quarto giorno le persone fanno visita ai vicini e li invitano a pranzo. Cominciano a godersi la festività, impegnandosi allegramente in vari giochi e sport: giocano a dadi, a bagchen, cantano, danzano, cavalcano i cavalli, tiro alla fune per misurare la forza, gare di arcieri e di corse. La festività dura in genere quindici giorni e per i restanti quindici le persone rimangno contagiate dall’atmosfera del nuovo anno e continuano a festeggiare anche se non ufficialmente.

Dal numero 71 del The Mirror

Disegno di Bepe Goia

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