Meditazione, Contemplazione e come uscire dalla “gabbia”

meditation contemplation cage

Foto di Fidel Carrillo

Sabato 23 e domenica 24 novembre Elio Guarisco ha condotto a Lima, Perù, un corso su Meditazione e Mindfulness, “Un approccio alla contemplazione. Come mantenere la calma in mezzo alle tempeste della vita quotidiana”. È stato intervistato da Ana Núñez per un quotidiano locale, El Comercio, sulla meditazione, sulla contemplazione e su come uscire dalla “gabbia” che abbiamo costruito con i nostri limiti e i nostri condizionamenti per essere persone libere e autonome.

“Meditare non significa lasciare una mente senza pensieri”. Elio Guarisco.

Cosa significa meditare?

Il termine “meditazione” è un termine molto generico, per questo ognuno lo intende in molti modi diversi. Per esempio qualcuno pensa che meditare significhi pregare Dio o un’altra divinità. Altri pensano che meditare sia cantare dei mantra o di immaginare qualcosa con la mente.

In effetti tutte queste sono forme di meditazione ma non in senso stretto. Essenzialmente la meditazione non è pregare né recitare un mantra e nemmeno fare qualcosa con la mente.

Essenzialmente la meditazione è quello che noi chiamiamo “presenza” ma quando parliamo di “presenza” dobbiamo distinguerne di due tipi: un oggetto legato alla presenza e una presenza con oggetto. È diffuso oggi in occidente praticare la ‘presenza’ come un aspetto della mente. Questo significa essere completamente immersi nell’attimo presente, notare consapevolmente quello che guardiamo, quello che sentiamo, quello che pensiamo senza giudicare. Questa mindfulness è sempre collegata a un oggetto, è una forma di attenzione estesa. Così in sintesi lo scopo della pratica della mindfulness è quello di acquisire la capacità di padroneggiare l’attenzione.

La “presenza” di cui si parla negli antichi insegnamenti Dzogchen non è una forma di attenzione. Non è un aspetto della mente da sviluppare ma piuttosto una qualità innata dell’individuo. È già lì, pienamente sviluppata in tutti ma deve essere scoperta.

Se è una qualità innata questo significa che chiunque può avere questa esperienza?

Ovviamente tutti possono avere questa esperienza ma in generale è necessario un maestro capace di creare le circostanze grazie alle quali la potete scoprire. Solo così potete averne una concreta conoscenza, non si tratta di una conoscenza intellettuale derivante dallo studio o sentendo spiegazioni o descrizioni. Al contrario della “mindfulness” questa presenza non è un aspetto della mente. Infatti è al di là della mente ordinaria che pensa, riflette e giudica. È al di là di quello che chiamiamo “pensiero razionale”.

Similmente, come la mindfulness e la presenza innata sono diverse, dobbiamo comprendere che “meditazione” e “contemplazione” sono due cose diverse. La meditazione è un processo per familiarizzarci con un oggetto, un principio, uno stato della mente, una condizione pacifica. Anche recitare il rosario, come fanno i cristiani, è una meditazione. Ma l’innata presenza di cui parliamo qui è qualcosa che ha un oggetto.
Però mindfulness e consapevolezza non sono incompatibili. Se si è presenti è più facile scoprire e rimanere nello stato dell’innata presenza. Quando si è nello stato dell’innata presenza, allora nella vita quotidiana mindfulness e consapevolezza saranno presenti naturalmente.

Cosa si cerca con la contemplazione?

Posso darvi la risposta che Buddha ha dato quando qualcuno glielo chiese: “non posso dire di aver guadagnato qualcosa ma posso dire di aver perso molte cose”.

Pensare che meditando si ottenga qualcosa che non si aveva o che si diventa qualcun’altro da chi si è non è corretto. Con la contemplazione si scopre il proprio stato originario, l’essenza di ciò che si è veramente. Questo stato originale ha la conoscenza, la saggezza e tutte le qualità che si possono desiderare, sono intrensicamente presenti. Così quando siente nello stato originale le vostre qualità si manifestano da sole senza dover far nulla per svilupparle.

Consapevolezza e chiarezza fioriranno per diventare navigatori esperti degli eventi della vostra vita, senza produrre tensioni sarete più rilassati nel vostro alvoro e nelle vostre relazioni.
Oggigiorno, il mondo scientifico la spiegato molto di come la percezione degli oggetti è condizionata dai ricordi, dalle esperienze ecc. Quando si guarda qualcosa inizialmente avete una percezione nuda, ma dall’istante successivo a questa percezione si iniziano ad associarci pensieri, giudizi, storie ed emozioni. In questo modo finiamo per non vedere le cose per come sono. Qaundo scopriamo la presenza innata al centro del nostro essere avremo naturalmente anche la presenza legata all’oggetto grazie alla quale l’istante prima di entrare nella concettualizzazione di quello che si percepisce non ci assoceremo automaticamente i nostri contetti. Tutto diventerà più semplice e autentico.

Questo non significa che quando pratichiamo la mindfulness o quando scopriamo l’innata presenza che non si pensi più, che non si giudichi più. Molte persone che praticano la meditazione hanno questa idea. Pensano che meditare significhi svuotare la mente dai pensieri.

Sì, questo è un’idea molto comune che abbiamo, pensare di dover smettere di pensare.

Il problema però è che produciamo continuamente i pensieri anche quando non è necessario. La nostra mente è sempre piena di pensieri inutili su ciò che ci preoccupa, sul passato, sul presente e sul futuro. Così dobbiamo imparare a rilassarci e a non creare né seguire pensieri inutili.

Se abbiamo la presenza e riconosciamo i pensieri non li fermiamo né li seguiamo, così i pensieri non ci disturberanno. In questo modo i pensieri restano lì anche quando “meditiamo”, non sono un problema.
Meditare non è smettere di pensare, quindi?

In molti pensano che per meditare si debba svuotare la mente dai pensieri ma non è così. Come ho detto prima non è un problema la presenza dei pensieri. Se siamo consapevoli, presenti, il nostro modo di viverli cambia.

Per prima cosa, in genere nella nostra condizione di assenza di consapevolezza, sebbene i pensieri si manifestino incessantemente nella nostra mente non li notiamo nemmeno. Ma anche se non li notiamo non significa che i pensieri non ci condizionino. Al contrario, abitualmente indulgiamo in essi e diamo inizio a una reazione a catena. Per esempio quando abbiamo un pensiero d’ira e non siamo presenti immediatamente sentiamo “sono molto arrabbiato”. L’ira riempie la mente e non lascia spazio ad altro. La nostra chiarezza si attenua e e le nostre reazioni istintive sono simili a quelle degli animali.

Invece se notiamo di avere un pensiero d’ira significa che lo stiamo osservando. Questa osservazione crea uno spazio tra noi ela rabbia. Non siamo la rabbia ma c’è un pensiero di rabbia con cui non abbiamo bisogno di identificarci. In quel momento la reazione automatica è interrotta. La nostra chiarezza rimane e eventualmente ci suggerisce come gestire al meglio la situazione.

Elio Guarisco è un istrutto di meditazione, un noto traduttore e studioso di testi tibetani. È nato in Italia nel 1954 e ha vissuto per 20 anni in India dove ha imparato e applicato diversi sistemi di meditazione. Ha iniziato i suoi studi nel 1970 come discepolo del rinomato maestro di Vipassana S. N. Goenka. In seguito ha esplorato la tradizione tibetana sotto la guida del grande maestro Chögyal Namkhai Norbu.

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