Notizie dal Gakyil Internazionale! Interviste con Steven Landsberg e Mark Farrington

Perseveranza, dedizione e impegno personale.

Intervista a Steve Landsberg
10 maggio 2017

The Mirror: Steve, recentemente sei stato nominato presidente del Gakyil Internazionale da Rinpoche e Rosa Namkhai, con l’approvazione del Gakyil Internazionale. È stata una sorpresa per te?

Steven Landsberg: Sì, è stata una sorpresa assoluta. Mark Farringtonmi mi aveva fatto sapere della posizione vacante e della situazione. Ho fatto un po’ di esperienza come membro di Gakyil perché mi sono dedicato per molti anni a Tashigar North (Isola Margarita,Venezuela) ma questa è una cosa assolutamente nuova per me perché la funzione e lo scopo del GI sono un po’ diversi da quelli dei Gakyil locali. Sarà necessario un periodo di adattamento durante il quale imparerò come funziona il GI e quali sono gli argomenti di discussione di base.

M: Ricopri un colore in particolare come gli altri oppure sei solo presidente?

SL: Non credo di essere associato a un colore in particolare. Mark Farrington mi ha detto che lui si occuperà della maggior parte delle attività quotidiane. Quindi devo ancora capire la mia posizione e la mia funzione attuali. Sembra che come presidente si sia preferito uno studente di vecchia data, maggiormente coinvolto con gli aspetti della pratica che con le questioni finanziarie e amministrative.

M: Quindi hai servito nel Gakyil di Tashigar North e ti sei occupato di diverse attività gestionali della Comunità. Come vedi il tuo lavoro nel GI e come vorresti che fosse?

SL: Non ho una idea particolare su come dovrebbe funzionare il GI. Da quei pochi messaggi che ho visto si lavora in un bun clima e la comunicazione tra i membri del Gakyil funziona bene. Preferisco aspettare e vedere se mi viene qualche idea in mente quale direzione il GI dovrebbe prendere. Ovviamente assumeremo la maggior parte delle indicazioni, se non la guida, di Rinpoche. Cerchiamo semplicemente di amministrare e facilitarne l’applicazione. Questo è quello che stiamo facendo più o meno. Forse arriverà un momento in cui dovremo valutare in quale direzione si dovrà muovere la Comunità.

M: Dato che viaggi molto visitando molti centri della Comunità come istruttore del Santi Maha Sangha, basandoti sulle tue osservazioni e sulla tua esperienza come vedi il tuo ruolo, e cosa ritieni possa facilitare la comunicazione tra i vari centri e tra questi e il Gar Internazionale di Dzamling Gar?

SL: La cosa importante sono le persone in quanto soci. Tutti devono pagare la quota soci ecc., ma questo non basta. La cosa principale è che la gente, ognuno singolarmente, consideri l’importanza dell’insegnamento di Dzogchen, della pratica e che studi quanto più possibile e se quella comprensione matura allora tutti gli altri pezzi cadranno al loro posto automaticamente. Avranno voglia di contribuire naturalmente, di coinvolgersi di più e non avremo bisogno di entrare troppo nei dettagli. Penso che la cosa principale è come i singoli soci considerano la propria posizione all’interno della Comunità e quel posto dipende molto, se non del tutto, dalla propria connessione con l’Insegnamento. Cioé il suo/sua livello di studio e di pratica.

Ci vorrà del tempo per scoprire cosa questo ruolo comporti, io sono un principiante e dovrò scoprirlo attraverso il contatto con gli altri membri (del Gakyil) partecipando ai loro incontri online.

M: Molte persone nel mondo ti conoscono, ma molte no, quindi potresti dirci qualcosa su di te, su come sei diventato un cercatore spirituale, su come hai incontrato Chögyal Namkhai Norbu, una specie di biografia a grandi linee?

SL: Sono cresciuto per i miei primi diciassette anni della mia vita a Los Angeles, California. Dopo un breve periodo all’università ho avuto l’opportunità di andare in India. Questo è accaduto nel 1968. Il principale motivo che mi ha portato in India è stato quello di studiare musica classica indiana e il sitar, cosa che ho fatto. Dopo un po’ di tempo non è stato difficile capire che tipo di posto spirituale fosse l’India e sono venuto in contatto con persone che seguivano questa o quello via spirituale e ho avuto molti amici in contatto con il buddhismo tibetano. In qualche modo sono entrato in contratto con maestri giunti da poco in India che da cinque o dieci anni soggiornavano a Darjeeling. Sono entrato in contatto con diversi maestri, ho ricevuto degli insegnamenti e ho iniziato a praticare nel mio modo piuttosto naïve. Ma in qualche modo bisogna saltare nell’acqua e cominciare.

Dopo qualche anno passato in India sono tornato negli USA e in India avevo conosciuto persone che erano studenti di Chögyal Namkhai Norbu, alcuni dei quali vi saranno familiari come Mario Maglietti e Paolo e Pupe’ Brunatto, che di fatto mi hanno incoraggiato ad andare a un ritiro di Rinpoche ad Oz, in California, nel luglio del 1982.

A quel ritiro mentre sentivo gli insegnamenti, sebbene ne avessi sentiti molti in India, in qualche modo questi erano diversi, non mi limitavo ad ascoltare un mucchio di parole o di informazioni ma in qualche modo queste le sentivo fortemente connessi alla mia condizione, così mi sono sentivo ed è così che è cominciata.

Dal 1982 al 1993 ho praticato molte delle pratiche che avevo ricevuto da Chögyal Namkhai Norbu, così come quelle ricevute da altri maestri, e poi nel 1994, o 1985, a un certo punto mi sono ripromesso di impegnarmi veramente nello studio del Santi Maha Sangha. Ero in Peru, al lago Titicaca, dopo essere stato a Machu Pichu, quando improvvisamente mi è venuto questo desiderio di studiare il Santi Maha Sangha, di perseverare nel mio intento e di provare a dare l’esame. Da allora sono stato molto in contatto con Rinpoche e i suoi insegnamenti, soprattutto quelli collegati al Santi Maha Sangha.

M: quando hai deciso di diventare istruttore del Santi Maha Sangha ?

SL: L’ho deciso nel 2007 circa, o 2008, quando ero a Margarita. Ho dato l’esame a Merigar West nell’estate del 2010.

M: Quando ti sei trasferito a Tashigar North, Margarita?

SL: È cominciato con il ritiro nel 2002 che ha richiamato molte persone da tutto il mondo, e ci sono andato. Già si parlava di comprare la terra e di costruire le case che la maggior parte della terra era stata assegnata o venduta, a quel tempo vivevo in Nepal dove sono tornato per un po’ e qualche mese, più tardi circolava la notizia che uno dei Gar non era più interessato a comprare la terra e mi sono reso disponibile ad acquistarla. Subito dopo sono tornato a Margarita dove ho progettato e costruito la prima delle mie case costruite lì. Così per un po’ ho fatto avanti e indietro spesso tra il Nepal e Margarita e nel 2007 mi sono trasferito lì. Sono entrato nel Gakyil nel 2008 e ci sono rimasto fino al 2013.

M: Com’è stato stare a Tashigar North quando non c’era molto da fare, dopo alcune difficoltà e dopo che Rinpoche non ci è più andato così spesso?

SL: È stato un periodo veramente difficile. Per prima cosa perché è stato un grande cambiamento, dall’essere un posto così importante, dal ricevere molta attenzione e avere uno sviluppo così rapido per poi arrestarsi quasi del tutto. Finanziariamente è stata una sfida, in termini di partecipazione è stata una sfida e c’era un numero considerevole di ostacoli da affrontare e su cui lavorare. Non è stato affatto facile. Anche oggi i soci sono molto pochi. A causa della crisi finanziaria in Venezuela in qualche modo ne ha beneficiato la Comunità perché, anche se non c’era molto denaro riuscivamo a farcela grazie all’inflazione e al cambio di valuta. Ora lì tutto sta cambiando e tutto diventa sempre più caro. È molto difficile per un Gar che non ha molte entrate. Come possono fare i versamenti alla comunità internazionale? Anche questo è un problema.

M: Questo deve averti dato una specie di base per lavorare in circostanze impegnative.

SL: Lì sono stato il presidente del Gakyil per un po’ di anni e il principio con cui ho cominciato allora con il Gakyil è stato quello di non bloccare nulla. Se trovi persone motivate che vogliono fare un lavoro lasciali correre con la palla. Sento che il mio ruolo nel Gakyil è stato quello di incoraggiare queste persone che volevano veramente fare qualcosa. Abbiamo cercato di lavorare con chi si è proposto, con chi creava ostacoli o impedimenti cercando di fargli capire che dovevamo prendere delle decisioni, che bisogna andare avanti, che non potevamo impantanarci in lunghe discussioni su cosa fare o no.

È una sfida, per esempio, per chi aiuta la Comunità da venticinque o trent’anni è normale che cresca un po’ di attaccamento ma la condizione del mondo e la funzione della Comunità sono qualcosa che cambia e si evolve. E diventa una sfida per chi ha raggiunto la mia età, per esempio, abbandonare quel tipo di attaccamento. Bisogna accettare il fatto di invecchiare e magari è giunto il tempo di praticare seriamente e questo momento critico sta arrivando.

M: Lo vedi come un problema in molti dei luoghi che visiti in giro per il mondo?

SL: Ci sono molte Comunità, come la Repubblica Ceca, che sono giovani e molto dinamiche e stanno procedendo in modo molto, molto attivo, con programmi molto corposi, ed è fantastico. Le persone amano molto poter apprendere. La maggior parte dei posti che visito vanno bene. Altri posti invece ancora non si stanno manifestando.

M: Quindi sei un esperto musicista classico di sitar, un istruttore del Santi Maha Sangha e un praticante di lungo corso. Come pensi che queste esperienze possono contribuire alla tua posizione nel GI ed essere di beneficio alla Comunità?

SL: Credo che qualunque cosa uno faccia nella propria pratica personale, quando si arriva a un certo livello di maturità allora non importa in cosa si è impegnati, in qualche modo quell’esperienza si collega a qualunque cosa in cui ci si impegna. Così anche se essere un amministratore o servire nel GI non siano esattamente il mio lavoro, perché sono impegnato con la musica e con il SMS, se ci si permette di aprirsi allo spazio allora puoi essere in qualche modo un manager o aiutare ad amministrare quello che è necessario fare; e fare del proprio meglio.

M: Anche il livello a cui sei arrivato nel padroneggiare il sitar deve richiedere molta disciplina.

SL: Richiede molto tempo e molto disciplina, è un lavoro senza fine, che non può esaurirsi in una sola vita. Continuo a farlo perché ho passato la mia vita a farlo. Uno dei miei pensieri è che non importa quando si comincia ma se si pratica per un periodo molto lungo non si dovrebbe mai smettere. A volte c’è qualcuno che si imbarca in qualcosa, si impegna per un certo periodo e quando cominciano le frustrazione smette. È un peccato perché si perde un’occasione.

M: Vuoi aggiungere qualcosa a conclusione?

SL: La Via Dzogchen è decisamente una via che richiede molta perseveranza, molto dedizione e molto impegno personale. È anche una via collegata in particolare alla Comunità che richiede molta pazienza e non riguarda solo i propri conflitti e difficoltà ma riguarda i conflitti e le difficoltà di molti altri esseri. Non esiste altro modo.

M: Grazie Steven.

Regole e responsabilità del GI

Il Mirror parla con Mark Farrington, vice presidente della Comunità Dzogchen Internazionale, sullo sfondo da cui è nato l’IDC e il processo elettivo per diventare presidente.

 

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Mark Farrington

The Mirror: Mark, potresti dirci qualcosa su come è nato il Gakyil Internazionale?

Mark Farrington: L’intero processo è iniziato con Enrico Dell’Angelo avendo come priorità il fatto che tutti i Gar e i Ling Dzogchen nel mondo non fossero formalmente collegati legalmente in alcun modo e che questo avrebbe potuto essere un problema in futuro. I Gar tendono ad agire autonomamente e ad interpretare Rinpoche in modi diversi così da rendere difficile avere rapporti coerenti con Rinpoche. Quando Enrico gli fece presente il problema è ormai famosa la sua risposta: ‘risolvilo’.

Enrico ha allora concepito l’idea di un allineamento legale che prevedesse un legame primario tra tutti i Gar e i Ling autonomi con la Comunità Dzogchen Internazionale con il diritto di usare il simbolo del Longsal di Rinpoche e di divulgare i suoi insegnamenti, coperti da copyright. Se i Gar e i Ling che desiderano accedere a queste cose gli studenti devono essere membri della Comunità Dzogchen Internazionale e aderire alle richieste di Namkhai Norbu Rinpoche.

Contemporaneamente Rinpoche ha avuto l’idea di comprare della terra da destinare al Gar Globale a Tenerife e mi ha chiesto di fare una raccolta fondi per questo progetto e rendelo possibile. Enrico ed io ci siamo trovati insieme, in questo caso, su due progetti sovrapposti. Per poter sia comprare la terra per il Gar Globale che di far partire l’allineamento dell’IDC abbiamo creato in fretta l’entità legale dell’IDC, dato che si era presentata una magnifica occasione a Playa Paraiso. L’associazione no-profit dell’IDC è stata fondata nel settembre 2012 a Merigar, a cavallo dei due ritiri di Rinpoche, e abbiamo scelto come soci fondatori alcuni tra gli studenti senior, presenti al ritiro, di diverse nazionalità in modo da rappresentare simbolicamente la comunità internazionale che stavamo formando.

Dopo l’acquisto della proprietà a Playa Paraiso, con l’aiuto di Benedetta, abbiamo cominciato a trasferire a Giovanni Boni, insieme ad altri residenti a Tenerife, la responsabilità della gestione della proprietà e così è nata Dzamling Gar. Poi le nostre responsabilità ci hanno riportato ad occuparci della struttura dell’organizzazione dell’IDC, che era il compito originale assegnato ad Enrico. E questo è il nostro principale compito dal 2013.

The Mirror: Puoi spiegarci i ruoli delle responsabilità all’interno del Gakyil internazionale e di come si stanno evolvendo.

MF: Al momento dell’acquisto di Dzamling Gar c’erano solo due membri del Gakyil, essenzialmente Enrico ed io, e abbiamo cominciato a reclutare il primo Gakyil internazionale. Avevamo un metodo di reclutamento con il quale scegliere le persone sulla base delle loro abilità professionali e che avvessere un’impronta internazionale all’interno della nostra Comunità. Enrico caldeggiava l’idea di avere da una parte un direttore esecutivo che gestisse le attività quotidiane, e dall’altra, separatamente, il consiglio del Gakyil con funzione di supervisione con compiti decisionali. Mi aveva chiesto di essere il direttore esecutivo, nominando Rinpoche come Presidente. Ma poi ci fu chiaro che non volevamo che Rinpoche avesse un ruolo legale o amministrativo perché questo sarebbe stato per lui un peso che lo avrebbe anche esposto a certi rischi legali e finanziari.

Con la prima revisione degli statuti abbiamo nominato Chögyal Namkhai Rinpoche, ‘Capo spirituale della Comunità’, Presidente onorario. Enrico è stato nominato vice presidente lasciando vacante la posizione di presidente e io sono stato spostato da direttore esecutivo a membro del Gakyil, congelando così temporaneamente la posizione di direttore esecutivo.

Dopo un paio di anni abbiamo richiesto che l’IDC fosse riconosciuta come una no profit culturale ma le autorità italiane non avrebbero accettato la nostra organizzazione senza un presidente e per questo motivo Enrico è diventato il presidente legale. Era ottobre o novembre del 2016, poco prima che morisse. Enrico aveva sempre evitato di essere il presidente per l’importanza simbolica della carica e non erano ancora stati definiti completamente i criteri di avvicendamento.

Durante questa transizione, dal momento della morte di Enrico e la nomina del nuovo presidente, durante la quale io in quanto vice presidente avevo poteri ad interim come presidente, abbiamo iniziato il processo di selezione.

The Mirror: I criteri con cui i membri del Gakyil internazionale sono scelti sono gli stessi di quelli usati per i Gar e i Ling?

MF: La selezione del Gakyil internazionale è un processo molto simile ma anche molto diverso da quello per i Gar e per Ling. Per i Gar i candidanti si propongono, sono poi presentati a Rinpoche, Rinpoche li accetta e poi si presentano all’assemblea generale dei soci che li votano. Questo vale più o meno anche per il Gakyil internazionale ma noi facciamo un reclutamento in cui siamo noi a scegliere i candidati e solo allora presentiamo la lista a Rinpoche, che l’approva, e poi presentiamo i candidati ai soci all’assemblea generale. E questo vale per tutti i membri del Gakyil internazionale.

Il presidente però è proposto da Rinpoche in persona dopo eventuali scambi con il vice presidente, o con altri membri del GI vicini a Rinpoche, con lo scopo di arrivare a redigere una breve lista di candidati in possesso tutte le caratteristiche richieste a cui chiedere formalmente se desiderano ricoprire questo ruolo, quindi i potenziali candidati non si presentano volontariamente per poi essere eletti. Così il processo all’inizio è un po’ inverso.

The Mirror: Come funziona il processo di selezione per finire nella breve lista di candidati alla presidenza dell’IDC?

MF: Per prima cosa il ruolo di scegliere il presidente dell’IDC spetta al Presidente Onorario. Come capo spirituale della Comunità Rinpoche vorrà scegliere un presidente che meglio rappresenti la sua visione dell’IDC e che sia perfettamente integrato nella vita globale del Sangha. In questo caso particolare, in cui abbiamo perso improvvisamente il nostro presidente con la necessità di ricoprire velocemente la posizione secondo la legge italiana, la lista breve è stata redatta consultandoci assiduamente con Rinpoche e Rosa. Abbiamo quindi incontrato diversi candidati potenziali fino a sceglierne uno.

Il processo è ovviamente formale da punto di vista della procedura. Enrico è stato il nostro primo presidente come conseguenza logica. Steven Landsberg è il nostro secondo presidente scelto in seguito a consultazioni con Rinpoche e Rosa tra candidati straordinari. Eravamo d’accordo che la scelta del presidente sarebbe stata fatta da Rinpoche, e questo fa parte del processo. Non è un procedemento democratico e nemmeno una scelta, tramite una votazione, del GI. Il presidente rappresenta Rinpoche e per suo conto si assume le responsabilità legali e amministrative della Comunità. Non è un karma yoga ordinario. Si assumono tutte le responsabilità di amministrare e di rappresentare legalmente la Comunità Dzoghchen in modo che Rinpoche possa solo essere un Maestro. Per questo motivo scegliamo persone indicate da Rinpoche. È un processo di selezione molto personale e quindi diverso da quello richiesto per essere un membro di Gakyil ordinario.

The Mirror: Quindi la candidatura di Steve Landsberg è stata proposta per ricoprire questo ruolo?

MF: Quando Enrico è morto il GI ha continuato a portare avanti le attività quotidiane e io ho ricoperto il ruolo di vice presidente. Forse qualcuno ha pensato che sarebbe stato per me naturale ricoprire il ruolo di presidente. Ma il mio punto di vista personale è che, a differenza di Enrico, io non ho la capacità di spiegare bene alle persone quello che Rinpoche intende nei suoi Insegnamenti, quando sono collegati al nostro comportamento individuale, cosa significa l’impegno del Samaya ed essere un membro della Comunità Dzogchen. Enrico aveva questa capicità di spiegarlo, di far fermare le persone, di farle ascoltare e ricordare quello che Rinpoche insegna e di seguire la sua guida. Ho capito che il presidente dell’IDC ha bisogno di avere questa abilità di parlare per conto di Rinpoche.

Il nome a cui tutti hanno pensato immediatamente è stato quello di Costantino Albini ma sfortunatamente le sue condizioni di salute a quel tempo hanno reso complicata questa semplice soluzione. Abbiamo parlato spesso con altri studenti senior di Rinpoche come potenziali successori di Enrico ma ognuno dichiarava di non poter ricoprire questo ruolo perché impegnati in altre responsabilità.

A gennaio ho incontrato Rinpoche e Rosa durante il ritiro a cui ho proposto molti nomi senza aver risposta così abbiamo deciso di smettere e di riparlarne ad Aprile quando sarei tornato a Dzamling Gar per l’assemblea generale dei soci. Ad aprile abbiamo pensato di contattare nuovamente Costantino proponendogli di essere un presidente che avrebbe rappresentato Rinpoche lasciando al GI la il compito di svolgere tutte le attività operative. Ma poi Rinpoche ha indicato Steven Landsberg e abbiamo entrambi trovato questa scelta molto interessante. Oltre ad avere l’abilità di parlare del samaya, su cosa signifca essere un membro della Comunità Dzogchen, Steve è uno studente senior conosciuto da molte persone nel mondo. Non solo viaggia in giro per il mondo partecipando ai ritiro di Rinpoche ma anche insegnando, vivendo e partecipando a diversi Sangha nel mondo. È conosciuto e questa è ritenuta una condizione importante in termini di riconoscibilità come presidente.

Ricordo anche quando abbiamo scelto il primo Gakyil Enrico ed io lo abbiamo presentato a Rinpoche insieme alla lista dei nomi che conteneva diverse persone che Rinpoche non conosceva. Quello che però ha osservato era che tutte le persone da noi scelte avevano una mente flessibile. Quindi secondo lui questa è una delle caratteristiche più importanti da avere. Molte persone sono intelligenti, hanno familiarità con l’insegnamento ma se la loro mente non è flessibile non è facile svolgere questo lavoro. Steve ha una mente flessibile, è affabile, è un buon ascoltatore, ha idee e opinioni a cui però non da troppo peso, per questo penso che farà bene. Molti anni fa avevo chiesto a Steve di far parte del GI ma mi aveva risposto di essere troppo occupato allora. Ora sono stati Rinpoche e Rosa a indicarlo come presidente e quando l’ho chiamato ha accettato immediatamente di ricoprire questa posizione. Questo è il modo come siamo arrivati a scegliere Steven Landsberg.

The Mirror: Grazie Mark.

 

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