Passaggio – Anna Simonelli Fiori

Martedì 24 marzo Anna se ne è andata in ospedale a Cittiglio, vicino alla sua casa di Gavirate. La casa di Gavirate di Anna e Giorgio Fiori è un luogo bellissimo immerso nel verde fra alberi e arbusti che Anna aveva piantato un po’ a corona intorno alla casa. La nomino perché è un luogo dove diversi praticanti hanno frequentato, anche per uno dei primi ritiri che il Maestro organizzò nel 1979.
Anna aveva frequentato corsi di antroposofia biodinamica e dei fiori e delle piante sapeva veramente moltissimo. Ho imparato da lei il “linguaggio della natura”, il comportamento dei vegetali, degli animali e anche degli insetti.

L’architettura era la sua professione oltre alla sua grande passione, per lei fare una casa significava conoscere le persone che sarebbero andate a viverci e si impegnava a realizzare per loro un ambiente armonico, oltre che bello e funzionale, in cui potessero stare bene. L’armonia e l’equilibrio nelle forme e nei colori era quello cui tendeva ritenendole il vero senso di una casa a misura delle loro aspettative.

E lei queste armonie le aveva studiate a lungo e il suo occhio coglieva subito quello che stonava o mancava in un ambiente, ma soprattutto sapeva come renderlo “pulito” “rigoroso” ma accogliente e caldo.

Ricordo, eravamo in viaggio col Maestro per Tolu gompa, prima di giungere a Maratika e lei che arrivava sempre ultima, montando un cavallo (privilegio che oltre al Maestro pochi ebbero) si allestiva una “postazione” sempre carina, con qualche fiore e qualche tessuto che rendesse quei semplici e freddi giacigli almeno un poco più confortevoli.

Quando Rimpoche le chiese di progettare il gompa di Merigar, sulle sue indicazioni naturalmente, si buttò anima e corpo nell’impresa. Si trasferì praticamente tutto l’inverno e per altri mesi successivamente a Merigar col suo fedele cane Ross. Lavorò davvero come una pazza seguendo i lavori passo passo, con lo scrupolo e l’esigenza che le era congeniale. Ricordo quanto fosse felice e contenta di aver ottenuto che una mpresa dell’Alto Adige avesse aderito a costruire il tetto del gompa che lei stessa aveva collaborato a stretto contatto con i tecnici altoatesini a disegnare perché lei li
considerava grandi esperti e “artigiani fantastici”.

Viveva spesso al Capenti dove tenevano aperta una stanza solo per lei e dove il vecchio Aladino le preparava “le pappe buone”, zuppe e insalate con le erbe locali; spesso veniva ospitata anche da Martina e Patrice, grandi amici e lei era ammirata dall’abilità di intagliatore di Patrice. E tutti i giorni li passava a lavorare al gompa e alla casa del Maestro con gli altri responsabili della Comunità naturalmente.

Alla fine mise al parafulmine sopra la lanterna del gompa una stellina, che lei poneva come firma su tutte le cose che costruiva. Il suo lavoro è stato un regalo alla Comunità e al Maestro.

Giovanni Boni

Dal The Mirror n° 2, aprile 1990

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