Per la nostra liberazione – Ritiro di Mandarava a Parigi

mandarava retreat paris
Nina Robinson è atterrata a Parigi per contribuire alla … autoliberazione dei 30 partecipanti al ritiro di Mandarava a Palriling !
Possibilità o ispirazione?
I praticanti Dzogchen credono alle coincidenze?

Dopo essersi presentata brevemente e il suo personale segno sulla Via, Nina ci ha raccontato come abbia deciso 33 anni fa di lasciare la sua nativa Inghilterra per vivere vicino a Merigar, vicino al nostro amato Maestro Chögyal Namkhaï Norbu.

Ha cominciato a raccontarci le diverse e significative mete del pellegrinaggio di Rinpoche nel 1984, la Caverna Sacra di Maratika, in Nepal, dove Guru Padmasambhava e la sua Consorte Mandarava hanno praticato e raggiunto insieme l’immortalità. Sulla strada per Maratika Chögyal Namkhaï Norbu ha ricevuto la sua prima trasmissione della pratica di Mandarava in sogno e da visioni nel cielo.
Come Nina ricorda ancora questi favolosi momenti vividamente mentre li racconta. e ci ha fatto assaggiare questa avventura spirituale e sublime. Ha permesso anche a noi di fare questo viaggio interiore con Rinpoche e di ricevere il suo dono, proprio come facciamo quando ci immergiamo nei testi o nei suoi Insegnamenti Longsal.

Nina ci ha mostrato una copia della pratica breve che ha dato a Devon in Inghilterra nel 1984 e ci ha offerto il suo prezioso documento originale, dove Rinpoche ha trascritto a mano il tibetano, per poterne fare delle copie.

Ha spiegato il significato preciso e i benefici della pratica di Lunga Vita della Dankini Immortale, Mandarava, e ci ha spiegato come fare le mudra, come usare il Dadar e gli strumenti rituali e anche le pratiche ad essa collegata: la respirazione Sogthig per il Chülen, quello che genera lo Tsalung del Thigle Khajorto e come stabilizzare e rafforzare l’esperienza del piacere, uno dei modi più importanti di conoscenza e realizzazione, e lo Tsalung della purificazione da tutte le sofferenze attraverso la saggezza del Fuoco di Saggezza.

Ci ha ricordato opportunamente e con pazienza, quali sono i principi che ognuno deve applicare durante la pratica collettiva: essere presenti, non distrarsi, cantare insieme all’unisono, essere armonico e uniti come gruppo, i movimenti, la voce, cioé l’energia, coordinando e integrando il nostro ritmo con quello di chi guida per ottenere gli specifici e potenti benefici nel praticare insieme.

Ha sottolineato che sentire le vibrazioni del suono della sillaba seme in tutto il corpo è più importante che sforzare la nostra mente per visualizzarne la forma.

Allo stesso modo come faceva Namkhaï Norbu, Nina ha arricchito le sue accurate spiegazioni e la conduzione di queste pratiche con storie avvincenti come quella del piccolo Damaru di Rinpoche fatto con le kapalas di un ragazzo e di una ragazza di 16 anni che un Chöpa offrì a Rinpoche e quella della sua campana rituale che un tempo apparteneva ad Adzom Drugpa. Aneddoti che testimoniano la chiarezza di RInpoche, le sue azioni e il suo comportamento nello “stile Lhundbrub” pieni di significato, di amore, di gioia e risa e hanno reso gli insegnamenti, la presenza e lo Stato del Maestro vivi per tutti i presenti.

She did not even forget to pay a smiling homage to her first Tibetan teacher in England, who could easily put his feet behind his head to remedy his stiff neck. Amazing!
Neither did she forget to recall “pioneers days” in Merigar with this improvised translation of a yantra class from Italianinto English, delivering this strange and radical instruction: Inspire! Expire!” instead of Inhale! Exhale!

Non ha dimenticato di rendere un omaggio sorridente al primo istruttore inglese capace di mettere il piede dietro la testa per dare sollievo al suo collo rigido. Impressionante!
Non ha nemmeno dimenticato di ricordare i “giorni pioneristici” di Merigar quando nelle classi di yantra l’improvvisata traduzione in inglese dall’italiano diventava la strana e netta instruzione “Inspire! Expire!” invece di “Inhale! Exhale!”

L’autentica devozione di Nina per Chögyal Namkhaï Norbu è stata viva per tutto il ritiro. Ha generosamente condiviso con noi le sue impressioni personali cogliendo l’occasione per ricordarci gentilmente tutta la nostra umanità:
“Da quando RInpoche è morto mi sento triste. Qualcuno dice: “non devi esserlo!”. Non serve dirmi di non ssere triste! Lo sono e non mi sento in colpa per questo! Provo quello che provo! Chi sono per dirmi cosa devo provare? Non fate sentire gli altri in colpa perché si sentono tristi! Siamo esseri umani no? Abbiamo emozioni e sensazioni! Non siamo pienamente realizzati! Non permettete a nessuno di dirvi cosa dovete provare!
Tutto quello che percepiamo fa parte della nostra chiarezza. Lasciatelo al livello a cui la percepite.”

In un profondo silenzio e col cuore aperto abbiamo ascoltato Nina leggere un passaggio dell’Invocazione in versi di Lhundrub Tso (1864-1946), la nonna di Namkhaï Norbu, che ricordano brevemente la vita e la Liberazione del suo “amato e supremo Guru” Adzom Drugpa, in cui esprime la sua prfonda tristezza, pregando perché possa raggiungere il nirvana.
O Re, tu che sei tutto per me,
da ora fino a quando otterrò l’illuminazione,
senza mai separci nemmeno per un istante,
Dimora in me come l’essenza della mia presenza istantanea:
sostieni me e tutti gli esseri cin cui hai avuto contatto
con l’amo della tua compassione!
Spinta dall’insopportabile tristezza per il passaggio nel nirvana del nostro amato Maestro, sento insieme agli altri discepoli, sentendo che noi discepoli rimaniamo senza protezione come i bambini abbandonati in un deserto, io, Lhundrup Tso, la peggiore tra di noi, ho scritto questa invocazione dal mio cuore durante una pausa durante un ritiro dedicato alla pratica di Tara Bianca.
(da “Corpo di arcobaleno: vira e realizzazione di Togden Ugyen Tendzin”, di Chögyal Namkhaï Norbu. Shang Shung Edizioni)

Nella sua preocupazione che il dolore che provochiamo a causa a volte delle nostre menti ristrette Nina ha spontaneamente chiarito alcune cose. Ad alcuni cattolici che ha incontrato, interessati agli insegnamenti Dzogchen ma timorosi di violare la loro religione o di ‘tradire’ Cristo’ ha detto “Ma anche Gesù è nello stato primordiale!”

Poi abbiamo fatto la Ganapuja finale e nello stesso stile ha detto: “Provate a mangiare con consapevolezza, non scegliete il cibo distinguendo quello che vi piace da quello che non vi piace ma se qualcosa fa male alla vostra salute o non potete bere alcol (ex alcolisti potrebbero avere una ricaduta) rispettate la vostra condizione. Capite questo principio e l’importanza di dare una buona causa agli animali uccisi ma se non potete mangiare carne è meglio andare alla Ganapuja piuttosto che rinunciare”.
Ci ha ricordato di guardare nel nostro piatto… e nel nostro specchio per guardarci e vedere se c’è lì qualcosa da cambiare.

È arrivato il momento di fare le invocazioni … “Jidar Kala Ni Xar Xin” , come il sole che sorge nel sole …

“Namkhaï Norbu significa “Gioello nel cielo”, ha detto Nina, “che magnifica metafora per il sole!”
E ha iniziato a cantare una canzone degli anni ’40, “You are my sunshine, my only sunshine… (sei il mio sole, il mio unico sole)
Qualcuno piano si è unito. “You make me happy, when skies are grey, you ‘ll never know dear, how much I love you, please don’t take my sunshine away (mi rendi felice, quando il cielo è grigio, non sai caro quanto ti amo, ti prego, non togliermi il sole)” …

Ci hai reso felici Nina, e il cielo in questi giorni sono luminosi a Parigi.
Grazie, torna presto!

Dominique Courtier

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