Relazione tra corpo fisico e mente

Tre giorni sulla medicina e la cultura tibetana
Relazione tra corpo fisico e mente
Conferenza pubblica 28 aprile 2017
Canarie, Spagna

1 june
Sono molto felice di essere qui con tutti voi oggi. È la prima volta che vengo, per la maggior parte del tempo vivo a Tenerife. Sono di origine tibetana ed è in Tibet che ho fatto tutti i miei studi. A 20 anni sono andato in India e due anni dopo sono stato invitato in Italia dal famoso tibetologo Giuseppe Tucci dove ho lavorato all’università per molti anni.
Come sapete il Tibet è rimasto isolato per molti secoli e grazie a questo l’antica conoscenza spirituale e molte antiche scienze sono rimaste integre fino ad oggi. Quando studiavo in Tibet non mi rendevo conto del valore di tutta l’educazione ricevuta ma dopo molti anni passati lavorando all’università nel mondo occidentale ho capito che il Tibet ha molte cose di valore non solo per i tibetani ma per tutti gli esseri umani. Così più tardi, dopo aver finito il mio lavoro all’università, mi sono dedicato a trasmettere questa conoscenza alle persone.
Mi è stato chiesto di spiegare un po’ la relazione tra il corpo e la mente. In generale nelle scienze tibetane e nella via spirituale quando si parla di esseri umani parliamo di tre porte. Una porta significa qualcosa che serve per entrare nella conoscenza o un modo per uscire da un problema. Per esempio, se vogliamo visitare un museo dobbiamo attraversare una entrata o una porta. Una volta entrati allora possiamo scoprire cosa c’è all’interno. Allo stesso modo se siamo in prigione, per poter tornare liberi dobbiamo passare per una porta. Per questo motivo il nostro corpo fisico, l’energia e la mente sono chiamate le nostre tre porte. È importante capire che abbiamo tutti questa base. Se studiamo la medicina tibetana studiamo questa spiegazione. Questa è la base della relazione tra il corpo fisico e la mente.

Questo si collega ai diversi tipi di energia. Di base il corpo fisico, come tutto il resto, è collegato ai cinque elementi e la funzione di tutta l’energia vitale e i movimenti sono parte dell’energia. Per esempio, se vogliamo avere uno stato di calma pacifica nella mente, anche se ne abbiamo una bella idea non è facile trovare questa pace perché la mente è collegata all’energia. Se vogliamo una mente pacifica dobbiamo sapere come lavorare con l’energia. Se vogliamo controllare e coordinare l’energia dobbiamo capire com’è il corpo fisico perché l’energia dipende anche dal corpo fisico.
L’energia è molto importante nella vita quotidiana. A volte siamo felici e tutto va bene. Sono sicuro che tutti voi avete avuto questa esperienza. Pensiamo che sia un momento fortunato per noi perché tutto sta andando bene e non abbiamo bisogno di molto sforzo per fare le cose. Se dovessimo comprare un biglietto della lotteria è probabile che vinceremmo. Altre volte ci troviamo nella situazione opposta e nonostante i nostri migliori sforzi tutto va male. Quando abbiamo queste esperienze pensiamo che siano collegate alla fortuna, invece dipendono dalla condizione della nostra energia.

Nella medicina tibetana parliamo di tre umori che hanno origine nelle tre emozioni. Una di queste è l’ignoranza. Ma ignoranza non significa mancanza di cultura. Significa che ignoriamo la nostra vera condizione. Non la osserviamo e non la conosciamo; andiamo solo dietro la mente, giudicando e pensando, e quando le cose non corrispondono siamo delusi. Ma nel senso reale, invece di fortuna, si tratta della condizione dei nostri tre umori. Quando i tre umori sono in equilibrio in modo perfetto stiamo molto bene. Quando uno di questi tre umori è in disordine o è carente di qualche funzione allora abbiamo malattie e problemi. La stessa cosa accade con la condizione dei cinque elementi; quando uno o più sono danneggiati o squilibrati abbiamo molti problemi. Quando abbiamo problemi e tutto va male, in quel momento la nostra energia è squilibrata o danneggiata. In generale quando abbiamo questo tipo di problema siamo di malumore. Ma non aiuta essere di malumore. È più importante invece capire.

Esistono molti modi per coordinare e rinforzare l’energia. A livello fisico ci sono molti tipi di movimenti come lo Yantra Yoga per coordinare e rinforzare l’energia. Per esempio se abbiamo questo tipo di problema, imparando e applicando gli Otto Movimenti dello Yantra Yoga possiamo coordinare l’energia fisica. Sono molte le cose collegate al livello dell’energia. Nella via spirituale di diverse tradizioni si usano diversi mantra che aiutano particolari malattie. Ci sono anche molti mantra per controllare le negatività, quando queste sono collegate all’energia.

Quindi per prima cosa è molto importante capire perché abbiamo un certo problema. Non basta però saperlo ma serve anche applicare qualcosa. Allo stesso modo può verificarsi la situazione opposta, quando siamo molto felici. Ma non basta essere felici. È importante capire. È per questo motivo che parliamo di ‘porta’. È un modo per entrare nella conoscenza, per questo dovremmo osservare noi stessi.
Osservare se stessi è la radice di tutto, perché nella nostra condizione tutto è interdipendente. Parliamo di buono e di cattivo ma sono interdipendenti. Il buono non esiste di per sé. Oggi una cosa può essere buona ma domani si può manifestare un altro aspetto perché viviamo nel tempo. Oggi non è domani e ogni giorno abbiamo diversi tipi di situazioni.
Invece di pensare troppo e di fare troppi programmi è più importante essere presenti, proprio come quando siamo alla guida. Quando impariamo a guidare, all’inizio non è così facile. Ma quando familiarizziamo con la guida non abbiamo bisogno di concentrarci solo sulla guida. Quando guidiamo possiamo parlare con gli amici e anche se ci chiedono qualcosa di complicato ci pensiamo su e rispondiamo mentre siamo alla guida. Questa si chiama presenza e la impariamo guidando. Ma la nostra vita non è solo guidare la macchina. Se siamo presenti osserviamo noi stessi e possiamo scoprirla.

È molto importante osservare noi stessi. In genere non lo facciamo e non sappiamo quale sia la radice di tutti i problemi. È per questo che quando parliamo delle tre emozioni la prima è l’ignoranza. Siamo ignoranti, non osserviamo, e non sappiamo veramente quale ne sia la radice. Per esempio, potremmo avere un problema con qualcuno. Nella nostra condizione umana siamo molto orgogliosi e pensiamo sempre che il nostro modo è perfetto, che sappiamo tutto. Forse non lo diciamo agli altri perché vogliamo essere educati, se diciamo alle persone di saperne più di loro pensano che sia strano. Non lo diciamo ma lo pensiamo. Il nostro ego è molto forte e per questo motivo quando abbiamo dei problemi subito pensiamo di essere innocenti, che è tutta colpa degli altri. E insistiamo. Significa che non sappiamo che questo è collegato all’interdipendenza. Se non ci fosse questa interdipendenza allora perché avremmo un problema con qualcuno? Quando abbiamo un problema con qualcuno significa che esiste una connessione. Non è facile per noi convincere qualcuno perché anche l’altro ha un forte ego e così sviluppiamo sempre più tensione. La cosa migliore è osservare noi stessi. Possiamo cambiare le nostre idee facilmente ma è difficile cambiare quelle di qualcun altro.

Questo modo di fare le cose nella vostra lingua si chiama ‘evoluzione’,. Lavoriamo con la nostra condizione e quando liberiamo le tensioni siamo felici. Se manteniamo queste tensioni e si sviluppano giorno dopo giorno, allora non siamo per niente felici. Questo significa non essere ignoranti e osservare.

Un’altra emozione radice è l’attaccamento. Un esempio è quando abbiamo bisogno o vogliamo qualcosa. Quando è difficile o quando non è possibile avere quello che vogliamo ci arrabbiamo. Attaccamento e rinuncia sono le basi delle emozioni e invece di osservare noi stessi andiamo avanti in questo modo – destra, sinistra, destra, sinistra – proprio come le nostre due gambe, e passiamo tutto il tempo in questo modo, dall’infanzia fino alla fine della vita. Non apprezziamo mai la vita che diventa pesante e piena di problemi. Quindi è meglio capire cosa sono queste emozioni radice. Abbiamo anche la gelosia e l’orgoglio che si combinano con le due gambe – attaccamento e rinuncia. Dobbiamo impegnarci ad osservare e liberarci da queste emozioni, è uno degli aspetti più importanti della nostra vita.
Magari seguite una via spirituale – e ci sono diversi tipi di insegnamento e tradizioni – ma alla fine  insegnano tutti queste cose anche se usano linguaggi diversi e le presentano in modi diversi. Quando abbiamo imparato e ne facciamo esperienza possiamo capire qual è l’essenza, anche se non seguiamo una particolare tradizione religiosa. Possiamo capire cosa fare per vivere nella nostra società. Questo tipo di conoscenza è molto utile.
Per esempio, mettiamo tutto a destra e a sinistra e litighiamo tutto il tempo. Questo si chiama limite. Se osserviamo possiamo capire che la radice di tutto sono i nostri limiti. I limiti non sono per niente positivi.
In generale tutti dicono che c’è bisogno di pace e quando ne parliamo è molto bello. Quando lavoravo all’università ho partecipato a molti di questi incontri sulla pace. Quando andavamo, questi incontri erano organizzati in un bel albergo dove avremmo parlato di pace per qualche giorno. Ma poi tutto finiva e diventava storia e non ne sarebbe rimasto granché. Ma quando conosciamo un po’ il senso reale dell’insegnamento, o di una via spirituale, o della nostra condizione, possiamo scoprire che la radice di tutti i problemi sono i nostri limiti.
Sappiamo molto bene di vivere in una società limitata. Se non siamo limitati non significa però che possiamo fare qualunque cosa. Vi do un semplice esempio. Tempo fa tutte le tradizioni buddhiste tibetane si sono incontrate in India. L’incontro era stato organizzato dall’ufficio di SS il Dalai Lama. In quel periodo lavoravo all’università [in Italia]. Ricevetti una lettera dall’ufficio del Dalai Lama che mi invitava perché era un incontro importante, ma non potevo andare in quel periodo perchè avevo esami all’università e scrissi agli organizzatori dicendoglielo. Dopo alcuni giorni ricevetti una lettera dall’Ufficio del Dalai Lama che mi diceva che dovevo proprio andare perchè era un incontro importante e cosí non potei rifiutare. Mi sono organizzato con gli esami e sono andato a Varanasi in India dove si teneva l’incontro.
Il posto era molto affollato di monaci e lama tibetani. Mi avevano invitato ma non sapevo dove avrei dovuto alloggiare. Chiesi ad alcuni monaci dell’ufficio dell’organizzazione che scoprì essere una grande scuola della tradizione Ghelupa. Mi chiesero a quale scuola appartenessi. Avevo un po’ di difficoltà a rispondere perché avevo lasciato il Tibet quando avevo quasi vent’anni e in Tibet avevo passato tutto il mio tempo in collegio a studiare. Non sentivo il bisogno di appartenere a una limitata tradizione. Fino a nove anni ho vissuto in un monastero che apparteneva alla tradizione Sakyapa così pensai di essere forse Sakyapa. Ma secondo la tradizione tibetana ero anche stato riconosciuto come una reincarnazione della scuola Kagyupa così pensai di essere Kagyupa. Poi ho seguito un insegnamento il cui principio è chiamato Dzogchen. Non ho seguito gli insegnamenti Dzogchen per appartenere a questa scuola. Dopo molti anni di studio delle tradizione buddhiste in Tibet compresi finalmente il vero senso dell’insegnamento Dzogchen, che è il vero motivo per cui seguo l’insegnamento Dzogchen. Di base però l’insegnamento Dzogchen è collegato alla scuola Nyingmapa così pensai che mi considerassero uno Nyingmapa. Non sapevo proprio cosa rispondere. Chiedi loro di controllare a quale scuola ero stato assegnato. Allora chiamarono dei monaci di diverse tradizioni e scoprì che appartenevo alla scuola Nyingmapa. Scoperto questo finalmente mi assegnarono un posto un cui alloggiare!
Nell’insegnamento Dzogchen la radice di tutti i problemi sono i limiti. Quando li osserviamo e li riconosciamo allora sappiamo di dover andare al di là concretamente. Quando abbiamo questa conoscenza allora possiamo riconoscere tutti i limiti che si applicano alla nostra condizione relativa. Quando capiamo che questi limiti sono negativi e che sono la radice di tutti i problemi,  allora va bene rispettarli. Quando non lo sappiamo e pensiamo che i limiti sono importanti, siamo controllati da loro. Vi faccio un esempio di questo.
Al tempo in ci lavoravo all’università in Italia in Cina si stava svolgendo la rivoluzione culturale. Ricevevo molte informazioni negative sui monasteri che venivano distrutti in Tibet. Conoscevo un po’ il sistema del comunismo cinese perché prima di andare in India ho passato quasi due anni in Cina quando avevo sedici anni. Ero stato riconosciuto come una reincarnazione e mi invitarono come rappresentante dei monasteri per una conferenza in Cina. Avevo solo studiato in collegio e non sapevo nulla della situazione politica.

Alla fine della conferenza venne formata una nuova scuola per i giovani cinesi che lavoravano nel Tibet orientale che volevano apprendere la lingua tibetana. Durate la conferenza scelsero due insegnanti: uno era Konkar Rinpoche, una studioso molto famoso, e l’altro ero io, sebbene fossi molto giovane. Quindi non potei tornare in Tibet e rimasi in Cina per due anni. Durante quel periodo studiai anche il cinese e il sistema politico, così imparai qualcosa della situazione in Cina.
Credevo che avessero compiuto delle distruzioni ma non ho mai veramente pensato che avessero distrutto tutto perché la Cina è un grande paese e ci sono molte persone che conoscono il valore della cultura. Sebbene ricevessi molte informazioni non ci credevo completamente.
Poi nel 1982 sono andato in Tibet per la prima volta [da quando ero andato via]. Ho visto che i monasteri e tutto il resto era stato davvero distrutto. Ero molto sorpreso, non ci avevo creduto prima. Ho passato in Tibet alcune settimane, le autorità locali mi hanno aiutato, e furono gentili. Poi, prima della mia partenza, mi hanno invitato a cena e mi hanno chiesto come avessi trovato la situazione in Tibet. Ho risposto che era tutto fantastico, molto bello.
A livello relativo questo è ciò che significa lavorare con le circostanze. Anche se sappiamo che una certa cosa è un limite, che è negativa, possiamo accettarla e, se siamo consapevoli, sapere come lavorare con le circostanze.
Quello che ho imparato nell’insegnamento Dzogchen insegna proprio questo. Non si tratta solo di fare meditazione, cantare e pregare ma, fondamentalmente, di essere presenti e lavorare con le circostanze. Credo che questo sia molto utile non solo per le persone che seguono una via spirituale. Se abbiamo la base per l’evoluzione questo aiuta i nostri connazionali e possiamo lavorare molto bene nella nostra situazione limitata. Andare gradualmente in questa direzione, aumentare e sviluppare la nostra conoscenza è chiamata evoluzione.

Quando sono arrivato in Italia ho lavorato con il Prof. Tucci, il famoso tibetologo che si è recato sette volte in Tibet. Era famoso anche in Tibet e aveva una vasta conoscenza della cultura tibetana. Un giorno mi ha chiesto di una corrente [spirituale] presente in diverse scuole e tradizioni del Tibet, un tipo di insegnamento chiamato Dzogchen. Non ne aveva conoscenza perché ufficialmente lo Dzogchen non è una scuola. Non è una tradizione. Lo Dzogchen da secoli è uno degli insegnamenti più antichi esistenti in Tibet. Così gli ho spiegato e mostrato alcuni libri che spiegavano l’insegnamento Dzogchen. Ovviamente se qualcuno segue la via dell’insegnamento Dzogchen questo comporta la meditazione e una ampia gamma di pratiche. Ma quello che ho scoperto è che il principio dell’insegnamento Dzogchen è molto utile nella nostra società. Se sviluppiamo questo aspetto c’è la possibilità reale di avere la pace nel mondo perché per prima cosa osserviamo noi stessi e ci liberiamo dei nostri limiti.
Vi do un esempio. Nell’insegnamento diciamo che tutte le scuole della tradizione buddhista danno troppa importanza al loro punto di vista e ne discutono tra loro. Gli Indu e altre tradizioni hanno sviluppato il loro punto di vista. Per molti anni ho studiato anch’io questo tipo di insegnamenti in collegio ed ero convinto di conoscere le tradizioni delle scuole buddhiste molto bene. Il collegio dove ho studiato appartiene alla tradizione Sakyapa ed ho studiato il punto di vista dei Sakyapa molto bene ed ero convinto che questo punto di vista, che negava quello dei Gelugpa, fosse quello più importante.
Quando ho incontrato il mio maestro, che mi ha trasmesso la conoscenza dello Dzogchen in modo concreto, mi diceva che il punto di vista dell’insegnamento Dzogchen non aveva nulla a che fare con quello che avevo imparato. Rimasi molto sorpreso. Mi disse che avrei dovuto scoprire quale fosse la differenza di come funzionano un paio di occhiali e uno specchio. Se abbiamo un buon paio di occhiali possiamo vedere molto chiaramente anche le cose più piccole che abbiamo davanti. Questo significa rimanere nella visione dualistica: io sono qui e lì c’è qualcosa che voglio controllare cosa sia. Ma nell’insegnamento Dzogchen per prima cosa osserviamo noi stessi, e un esempio  di questo è lo specchio. Se guardiamo nello specchio immediatamente appare la nostra faccia. Se c’è una anomalia nella nostra faccia – forse il mio naso non è normale e se non lo vedo nello specchio allora non conosco la mia faccia – e qualcuno mi dice che il mio naso è strano, non mi piace. Mi difendo – il mio naso è perfetto. Questo significa che non osserviamo noi stessi. Se riconosco il mio naso nello specchio per quello che è non c’è bisogno che qualcuno ce lo dica. Lo posso accettare da solo.
Il mio maestro mi ha insegnato che il punto di vista dell’insegnamento Dzogchen è di osservare noi stessi. Quando osserviamo noi stessi possiamo scoprire quanti limiti abbiamo, come questi limiti ci creano molti problemi e possiamo liberarci da questi problemi. Smettiamo di seguire o credere alle nostre invenzioni e diventiamo liberi da tutti questi limiti.
Questo vale anche per la situazione della nostra società. Possiamo far parte di questo o quel partito politico perché la nostra condizione è sempre limitata ma non crediamo seriamente che questo sia lo scopo ultimo. Lo scopo ultimo è quello di osservare e scoprire che i limiti non sono positivi, così che non ne veniamo condizionati. Questo è un esempio che ho imparato dall’insegnamento Dzogchen ed è importante non solo nell’insegnamento ma anche nella nostra società. Quando mi sono recato a diversi incontri sulla pace nessuno parlava mai dei nostri limiti. Dicevano solo di come la pace fosse molto importante. Possiamo parlare sempre ma a livello pratico non funziona.
Per prima cosa dobbiamo scoprire la cosa più importante. Un esempio. Se abbiamo dei problemi a livello fisico, come una malattia, sappiamo che ha a che fare con la nostra energia. Andiamo da un dottore perché noi siamo ignoranti [di medicina] e pensiamo che il dottore sia un esperto. Anche se è un esperto chiede sempre ai suoi pazienti cosa mangiano e cosa fanno per poter scoprire le cause secondarie. Finalmente il dottore identifica il problema e ci consiglia cosa fare. A volte lo scopriamo da soli e siamo felici. Ma questo non è sufficiente. Dobbiamo applicare quello che abbiamo scoperto. Quando scopriamo qual è la vera condizione e applichiamo questa conoscenza allora tutto diventa più facile.
Quando spiego ai miei studenti, loro gradualmente imparano. A volte dicono che gli ho cambiato la vita. Ma io non cambio nessuno. Non sono in grado. So che tutti hanno i loro limiti. Quello che posso fare è spiegare e fare in modo che possano capire da soli, osservare se stessi. Quando scoprono la loro condizione e sono liberi si sentono più rilassati. Quando sono rilassati anche la loro situazione cambia. Pensano che sia stato io a cambiarli ma sono loro che hanno cambiato se stessi. Questo è qualcosa di molto importante che dobbiamo imparare nella nostra vita quotidiana
Qualcuno dice di seguire insegnamenti buddhisti. Va bene se seguiamo alcuni metodi e impariamo. Ma il tempo scorre molto in fretta e la nostra vita è molto breve. Possiamo vedere che il tempo scorre quando osserviamo il ticchettio di un orologio. Va sempre avanti, mai indietro. Così è la nostra vita e passa molto velocemente. Il tempo è molto importante. Sapendo che il tempo è molto importante dovremmo godere della nostra vita e lo possiamo fare solo se siamo rilassati.
Tutti sanno che essere rilassati è molto utile. Ma non è sufficiente sapere soltanto che essere rilassati fa bene. Se le persone non sanno come rilassarsi possono andare da un maestro e imparare. Se qualcuno viene da me e mi dice che non riesce a rilassarsi glielo devo spiegare in qualche modo. Qual è il modo più facile per rilassarsi un po’? Gli dico che possono fare la pratica della respirazione, per esempio, inspirando stando dritti ed espirando piegandosi in avanti, così per venti o trenta volte.
In genere seguiamo troppo la mentre, pensando, giudicando e facendo piani, ritenendoci intelligenti. A volte la mente è molto utile ma quando la mente ci domina e ne diventiamo schiavi questo non va bene. Dobbiamo dominare la mente. Per questo dobbiamo osservare noi stessi e capire che la radice della mente è connessa ai limiti. Allora la mente non ci domina più perché lo capiamo e non seguiamo più totalmente la mente. Altrimenti quando seguiamo troppo la mente e questa riesce a dominarci, la mente non domina solo noi stessi ma anche la nostra energia. Quando la mente domina la nostra energia possiamo avere molti problemi pesanti. Qualcuno non è più normale e pensa di vedere cose che non ci sono. Sono sicuri che qualcuno gli parli all’orecchio dicendo loro, per esempio, di saltare dalla finestra. In effetti ci sono persone che sono saltate dalla finestra e sono morte. Questo genere di cose accadono quando le persone sono dominate troppo dalla mente. In questo caso non è facile coordinare e fare le pratiche spirituali profonde di cui abbiamo bisogno come la fissazione o altri metodi per coordinare l’energia. Significa che dobbiamo rieducare la mente. Possiamo farlo quando la mente ci domina ma non è ancora riuscita a dominare la nostra energia.
È molto importante capire questo genere di situazioni. Quando impariamo tutte queste cose allora siamo consapevoli. Dobbiamo ricordare queste cose nella vita quotidiana perché sono molto utili, non solo gli insegnamenti spirituali. Nella condizione relativa dobbiamo essere presenti e non distratti, proprio come quando guidiamo la macchina. Se impariamo a sviluppare la capacità di essere presenti in questo modo, questa è una pratica importante, ed è anche una pratica spirituale.
Per esempio, insegno danza ai miei studenti. Alcuni pensano che sia strano e che queste sono danze ordinarie. Ma se siamo presenti possiamo anche integrare la via spirituale nelle cose ordinarie. Questo è quello che dovremmo imparare ed è molto utile per tutti. Non dobbiamo per forza diventare praticanti di una via spirituale. E non c’è nemmeno bisogno di negarlo. Tutto è relativo.

Trascrizione ed editing, Liz Granger
Foto di Lesya Cherenkov