Santhi Maha Sangha, Primo Livello

Introduzione
Buon giorno a tutti. Questo è il primo giorno del Training del Santi Maha Sangha e oggi possono partecipare tutti. Darò solo una introduzione e non un insegnamento specifico del Santi Maha Sangha. Questo è anche il giorno delle Dakini e quindi dobbiamo fare una Ganapuja, ma prima voglio spiegare che cosa significa un ritiro sul Santi Maha Sangha.
Molti di voi non sanno cosa sia il Santi Maha Sangha. Perché molti vogliono farlo? Molti dicono perché vogliono diventare insegnanti. Qualcuno ha quest’idea ma il training del Santi Maha Sangha, o lo studio del Santi Maha Sangha, non ha lo scopo di formare insegnanti. Se fin dall’inizio avete l’intenzione di diventare istruttori questo non va bene. Significa che avete qualità inferiori. Per esempio, molti anni dopo il mio arrivo in Italia molti mi chiedevano di insegnare. Rispondevo che ero uno studente e non un maestro. Che sentivo di dover ancora imparare e praticare, per realizzare almeno qualcosa. Così se avete quest’idea sin dall’inizio non va bene ed è meglio che non facciate il Santi Maha Sangha per niente.
Quindi è meglio che sappiate un po’ quale sia il senso del Santi Maha Sangha. Santi Maha Sangha è un termine che deriva dalla lingua di Oddyana, non dal sanscrito. Se lo vogliamo tradurre significa Comunità Dzogchen. Ora potete capire come deve essere la Comunità Dzogchen, come le persone della Comunità Dzogchen devono essere, quello che le persone devono apprendere. Questo è il motivo per cui facciamo il Santi Maha Sangha.
Di base la Comunità Dzogchen non è un tipo di organizzazione, nemmeno sociale, viviamo però nella società e questa è limitata. Le organizzazioni sociali esistono e quindi per vivere abbiamo bisogno di organizzare le cose. Per questo la Comunità Dzogchen può sembrare un tipo di organizzazione ma lo è in senso molto relativo. Sapete bene che quando seguite gli Insegnamenti Dzogchen, anche se non fate il Santi Maha Sangha, ad ogni ritiro spiego molto bene che cosa è lo Dzogchen. Dzogchen significa la nostra vera natura. L’Insegnamento Dzogchen serve per scoprirlo, serve per essere in questo stato. Com’è la nostra vera natura? La nostra vera natura è al di là dei limiti. Intellettualmente, quando lo spieghiamo, diciamo khadag e lhundrub; lo stato non duale è lo stato Dzogchen. Questa è la spiegazione intellettuale.Khadag significa vacuità. Lhundrub significa tutte le sue qualificazioni, movimento ed energia, perché la vacuità da sola non ha alcun valore. La vacuità ha infinite potenzialità; questa è la nostra vera natura. Anche se ha infinite potenzialità non è un concetto mentale né è limitato nello spazio e nel tempo. È al di là. Noi seguiamo e cerchiamo di praticare questo, di entrate in quello stato. Se si cerca di essere in quello stato, su quella via, per avere la realizzazione allora si è interessati anche alla Comunità Dzogchen. Comunità significa insieme di praticanti, che lavorano e collaborano gli uni con gli altri. Non si preparano a ricoprire un ruolo pensando solo di avere questa posizione o a chi ce l’ha. Se siete interessati a ricoprire un ruolo è meglio che facciate qualcos’altro. Nella società esistono tanti modi per farlo.
Ma gli insegnamenti Dzogchen non servono per prepararsi a ricoprire un ruolo. Dobbiamo andare al di là di questo. Anche se non siamo veramente al di là di questa limitazione, lo sappiamo, e mentalmente cerchiamo realmente di essere in quello stato. Questa è la nostra direzione e lo sappiamo. A livello relativo, ovviamente, dobbiamo rispettare tutte le diverse dimensioni e condizioni, e questo si chiama lavorare con le circostanze. Do molti esempi e spiegazioni di questo molte volte, non solo nella Base del Santi Maha Sangha. Quante volte l’ho spiegato nei miei ritiri, sia che siate state presenti o che abbiate partecipato via webcast?
L’anno scorso ho fatto un ritiro a Tenerife, un ritiro sul Dzogchen thögal, era il 500mo ritiro che davo. Ho una lista in cui sono elencati uno per uno ciascun ritiro, la data, dove e cosa ho insegnato. A volte ricordo quanti ritiri ho fatto e quante volte ho dato spiegazioni. Ripeto e ripeto molte volte ma sembra che ci sia ancora qualcuno che non capisca o che non ascolti. A volte sono sorpreso di come non capiscano, questo penso. Quando ripeto molte volte, persino i bambini possono capire. Qualcuno si definisce un vecchio studente ma se sei un vecchio studente devi aver capito, devi avere quella conoscenza. Vecchio, in Italia, ha valore solo quando parliamo di un buon vino vecchio, come il Brunello.
Il Brunello è un vino invecchiato di venti o trent’anni ed è molto caro. Ma se avete seguito gli Insegnamenti Dzogchen per venti o trent’anni e non integrate o non manifestate il vero senso dello Dzogchen non va bene. Per questo motivo facciamo il Santi Maha Sangha. È molto importante che le persone che hanno già fatto il Santi Maha Sangha lo manifestino. Non basta dire di aver fatto il Santi Maha Sangha e che il proprio nome sia su una lista, lo si deve manifestare. Santi Maha Sangha significa che il praticante si comporta in modo perfettamente conforme all’insegnamento Dzogchen. Deve aver compreso il senso dell’Insegnamento Dzogchen e deve aver integrato questa conoscenza nella propria esistenza. Questo è quello che dovrebbe manifestare, anche nella vita quotidiana. Questo è quello che sto cercando di fare con il Santi Maha Sangha. Il Santi Maha Sangha serve per evolvere. Anche se non ci si riesce subito se si prosegue anno dopo anno allora forse qualcosa di concreto si sviluppa.
È da più di trent’anni che do insegnamenti Dzogchen in occidente. Quindi è molto importante capire il valore del Santi Maha Sangha e cercare di seguire (l’insegnamento n.d.t.). C’è chi dice di aver fatto un ottimo esame. Anche i bambini possono sostenere un esame se imparano tutto a memoria. Va bene, ed è molto meglio del non studiare nulla, ma non è il punto. Questo è relativo, molto relativo. Il punto principale è integrare quello che è lo Dzogchen, la sua conoscenza, e manifestarlo con il proprio corpo, voce e mente nella vita quotidiana.
Possiamo vedere, per esempio, che abbiamo una Comunità Dzogchen. Comunità Dzogchen significa che molti praticanti collaborano gli uni con gli altri. Osservate voi stessi, per esempio, come collaborate con la Comunità Dzogchen. Che fate? Che idea avete? Cosa avete fatto? Osservate un po’.
Per esempio, io sento di essere un maestro, ma non sono solo un maestro. Sento sempre di far parte della Comunità Dzogchen. Per questo quello che faccio è di beneficio per tutti e cerco di fare del mio meglio. Collaboro e se necessario giorno e notte. Lo faccio perché so che siamo tutti nella stessa barca nella Comunità Dzogchen. Stiamo viaggiando verso la realizzazione finale. Se fai parte di una famiglia, per esempio, di tre sorelle e tre fratelli, che vivono tutti nella stessa casa con i genitori, collaborate. Mentre fate parte di questa famiglia, avete bisogno di mangiare e di vivere. Dovete rispettarvi l’un l’altro. La Comunità è proprio come una famiglia. Dovete sentirla come tale e dovete aiutarvi e collaborare.
Sono in molti a non pensarla così. Hanno fatto il Santi Maha Sangha ma quando la Comunità ha bisogno di aiuto o di qualcuno che si assuma la responsabilità come membro del Gakyil allora dicono di no. Come si collabora allora? E chi lo fa? A volte è triste avere questo tipo di situazioni. Se c’è una nuova Comunità Dzogchen, di pochi anni, due o tre, pensiamo che ancora non capiscano, che devono ancora imparare. Ma se sono già passati trenta, quasi trent’anni, e ancora ci sono persone che non collaborano, e che facciamo? La nostra vita non è molto lunga. Oggi sono ancora vivo, posso dare Insegnamenti Dzogchen e li do alla Comunità Dzogchen.
Sono vivo per adesso ma se non capiamo di dover collaborare che succederà quando non ci sarò – la Comunità Dzogchen esisterà ancora e come continuerà l’Insegnamento Dzogchen? Quando conosciamo l’Insegnamento Dzogchen capiamo che è molto importante, non solo per i praticanti Dzogchen ma per tutti gli essere senzienti. In particolare per gli esseri umani. Abbiamo così tanti conflitti e così tanti problemi. L’Insegnamento Dzogchen ci fa capire che dobbiamo liberare quelle tensioni e quei conflitti. L’unico modo è di andare al di là dei limiti della nostra mente. Questo è l’insegnamento e la pratica Dzogchen. Ed è l’unico modo. Nient’altro veramente esiste. Sviluppiamo sempre le nostre tensioni e i nostri problemi.
L’insegnamento Dzogchen ha un valore universale. Lo sappiamo e lo dobbiamo proteggere. Dobbiamo evolvere. Per questo mi sacrifico sempre. Qualcuno dice che amo viaggiare, per esempio. Non amo affatto viaggiare ma so che è necessario. Non posso andare dappertutto ma posso andare in alcuni luoghi principali come i Gar della Comunità Dzogchen. Cerco sempre di andare. Oggi abbiamo anche la possibilità di connetterci via webcast. Questo è molto utile e ottimo per molte persone. Ma anche con questa possibilità cerco di spostarmi. Ovviamente se non mi sento bene o se ho qualche problema a livello fisico allora non mi sposto. Ma se sto meglio allora faccio del mio meglio per viaggiare, dare insegnamenti, fare ritiri ecc. Chi è interessato deve capirlo. Non sappiamo quante volte possiamo ripeterlo. La nostra vita è molto breve, ma facciamo del nostro meglio. Dobbiamo sapere e pensare quanto sia importante per poter continuare in futuro.
Vedete quanti bambini ci sono [nella nostra Comunità]. Non solo i nostri figli, ci sono anche altre persone che non partecipano all’insegnamento ma che in qualche modo ne vengono in contatto. Devono risvegliarsi. A nessuno piace soffrire ed essere continuamente limitati. Ricordate quello che il Buddha ha insegnato. La Prima Nobile Verità è la Verità della Sofferenza. È normale. Tutti soffrono. A nessuno piace soffrire ma nessuno sa quale sia la soluzione. Per superarla Buddha ha insegnato che la sofferenza ha la sua causa, e che se si scopre la causa e se si lavora con questa causa, c’è la possibilità di superare la sofferenza. Questo è quello che Buddha ha insegnato.
Allo stesso modo sappiamo qual è la nostra condizione nella società. Studiamo e abbiamo questa conoscenza, per questo conosciamo il valore dell’insegnamento Dzogchen ecc., facciamo del nostro meglio per apprendere, come, quando ne abbiamo la possibilità, con il Santi Maha Sangha. Il Santi Maha Sangha è universale. C’è qualcosa che possiamo imparare e comprendere un po’, dagli insegnamenti di Buddha Shakyamuni fino a quelli Dzogchen. Ci sono il Vajrayana e l’insegnamento Sutra, in modo da avere un’idea un po’ più concreta. In questo modo possiamo capire cosa fare nella nostra vita e qual è la migliore direzione da seguire.
A qualcuno piace molto leggere, per esempio, libri romantici, voluminosi. Partecipano ai ritiri per una, due, tre settimane, giorno e notte dandone molto importanza e poi però leggono questi libri. Invece di leggere questi libri sarebbe molto meglio leggere il libro del Santi Maha Sangha. Almeno potrete imparare qualcosa. È molto utile per la vostra vita, per capire.
Quando si comincia a capire un po’ di più la Base del Santi Maha Sangha questo diventa il sottofondo per tutti gli insegnamenti. E quando seguite l’insegnamento Dzogchen potrete ottenere una concreta comprensione della differenza. Penso sia veramente molto importante, che le persone comprendano il valore del Santi Maha Sangha. Non è stato fatto in modo tradizionale. Non esiste una tradizione che si chiama Santi Maha Sangha. È basato sulla mia esperienza nel mondo occidentale, su come sta andando l’insegnamento, soprattutto per quello che riguarda lo studio e l’applicazione dell’Insegnamento Dzogochen.
Ho capito che prima di tutto è indispensabile avere qualcosa come una base. Se vogliamo costruire una casa, una grande e buona casa, dobbiamo preparare le fondamenta molto bene. Se non si preparano le fondamenta, anche se si costruisce una bella casa non rimane in piedi per molto tempo. Allo stesso modo, nell’insegnamento è molto importante che la base sia precisa. La base significa la conoscenza come del Sutra, cosa significa, quali sono i suoi punti principali, come applicarli e quali sono le differenze tra il Sutra, il Tantra e il Vajrayana. Anche il Vajrayana che è un nome generico. Nel Vajrayana dobbiamo conoscere le differenze. Si comprenderà l’Anuyoga e, per lo Dzogchen, l’insegnamento dell’Atiyoga, il livello più alto. Posiamo capire le differenze e non fare confusione.
Ovviamente, chi si avvicina all’insegnamento per la prima volta ed entra in contatto direttamente con lo Dzogchen significa che ha una buona connessione con questi insegnamenti. Ma anche se si ha una buona connessione, ma non si ha la base questo può creare confusione. Per esempio, qualcuno dice di aver seguito precedentemente altre tradizione, insegnamenti ecc. ed è preoccupato di cosa potrà succedere ora che segue l’insegnamento Dzogchen. Rispondo che quando facciamo il Guruyoga unifichiamo tutti gli insegnamenti e tutti i maestri, ma queste persone sono ancora preoccupate e dicono che non possono mischiare questa tradizione con quell’altra. Questo significa che anche se dico che tutto si può unificare negli Insegnamenti Dzogchen e che questo è il miglior modo per ottenere la realizzazione, anche se mi ascoltano pensano che per loro sia un problema perché i loro maestri gli hanno detto qualcosa di diverso. Questo significa che non hanno fiducia nel mio insegnamento.
Non c’è motivo per non fidarsi, il principio dell’unificazione non l’ho inventato io. Guru Padmasambhava e gli insegnamenti Dzogchen, tutti i tantras, lungs, upadeshas, lo spiegano allo stesso modo. Se non abbiamo fiducia, allora non possiamo fare nulla di concreto. Se un maestro, invece di insegnarvi ad andare al di là dei limiti vi insegna a sviluppare i limiti allora è meglio non seguirlo. Questo non è un insegnamento perfetto. La realizzazione non ha nulla a che fare con i limiti. I limiti sono la causa della trasmigrazione, della sofferenza. Perché la sviluppiamo? Per questo diciamo sempre che dobbiamo andare al di là dei limiti. Qualcuno dice di aver capito che i limiti non sono qualcosa di buono e allora volendo andare al di là, fa cose strane. Pensa che uscire con addosso i vestiti sia una limitazione. Se non si indossano i vestiti e si esce per strada un poliziotto vi prende e vi porta in prigione. Questa è la vostra realizzazione.
Viviamo in una società limitata e per questo motivo l’insegnamento Dzogchen dice sempre di rispettare le proprie circostanze. Questa è la regola dello Dzogchen. L’insegnamento Dzogchen non insegna quello che dovete o non dovete fare. Non esistono libri di regole nell’insegnamento Dzogchen. Se qualcuno dice che c’è una regola Dzogchen questo non è Dzogchen. Esistono diverse tradizioni nella nostra condizione relativa che hanno questo tipo di cose, ma non corrisponde.
Ricordo quando ho fatto il mio primo ritiro. È stato organizzato da un’anziana signora, Laura Albini. Era una studentessa del 16mo Karmapa. Mi disse molte volte che gestiva un centro di dharma del Karmapa e che dovevo andarci per insegnare. Le dissi che non avevo tempo e che lavoravo all’università. Che ero una persona ordinaria, che viveva, lavorava, mangiava come tutti. Tempo dopo chiese al Karmapa che mi scrisse chiedendomi di insegnare in questo centro di dharma. Scrissi nuovamente al Karmapa che mi dispiaceva ma che non potevo perché dovevo lavorare all’università. Dissi, che innanzitutto non avevo tempo libero. E poi che se fossi andato a insegnare nel suo centro di dharma non avrei insegnato il suo insegnamento tradizionale perché non lo conoscevo. Forse avrei potuto insegnare Dzogchen. Che era quello di cui ero convinto e che praticavo. E che se avessi insegnato Dzogchen non sarebbe più stato il suo centro di dharma. Quindi rifiutai nuovamente.
In seguito il Karmapa mi scrisse un’altra lettera dicendo che c’erano due centri di dharma, uno a Milano nel nord, e l’altro era di questa signora; in realtà però questi non erano veri e propri centri di dharma, solo quello di Laura che aveva ricevuto quel nome per la sua casa. A volte c’era qualcuno che ci andava per ricevere insegnamenti quando qualche lama era invitato per qualche giorno. Era così anche a Milano. Ma risposi nuovamente che non volevo andarci per insegnare.
Ricordo bene che in quel periodo non avevo alcuna voglia di essere un maestro o di dare insegnamenti. Ero un docente di cultura e storia tibetana e di lingua e letteratura mongola all’università. Questo era quello che insegnavo. A volte davo dei seminari sul buddhismo tibetano, sul Vajrayana, sulla medicina tibetana, sull’astrologia e letteratura tibetana, non insegnavo solo la lingua. Insegnavo e facevo molti seminari. Questo perché avevo l’incarico di Professore di Lingua e Letteratura Tibetana e c’erano tutti questi aspetti di cui occuparmi. Questo era quello che facevo. Ma non ero un maestro spirituale, né qualcosa di simile.
A volte qualche professore come il Prof. Tucci ed altri mi chiedevano di fare conferenze sugli insegnamenti tibetani e il Vajrayana, sullo yoga ecc. A volte l’ho fatto, ma erano conferenze non insegnamenti veri e propri. E questo era tutto. Qualcuno veniva da me e mi chiedeva di insegnare. Qualcuno andava in India dove incontravano dei lama che li mandava da Namkhai Norbu. Rifiutavo sempre. Poi, andando una volta in Svizzera in vacanza, mi chiesero di nuovo di dare insegnamenti. A Roma c’era un erudito lama Gelugpa che insegnava nello stile Sutra e tutti i seguaci del Karmapa e alcuni lama Nyingmapa andavano da lui per ricevere questo tipo di insegnamenti. Allora ho pensato che fosse meglio fare qualcosa, altrimenti le persone si sarebbero unite a quel gruppo molto limitato e non era bene per le persone ordinarie.
Mentre stavo andando in Svizzera dissi a Laura Albini che se voleva poteva organizzare un ritiro per quando sarei tornato dalle mie vacanze. Lei allora organizzò questo ritiro e lo abbiamo fatto. C’erano molte persone, compreso qualcuno di quelli che seguivano la tradizione Gelugpa ecc. Ho dato alcuni insegnamenti Dzogchen e abbiamo studiato lì. Questo è stato il primo insegnamento che ho dato. Sapevo già di non voler creare una specie di tradizione, di monastero ecc. perché tutte le attività del dharma funzionavano così.
C’erano quasi trenta persone al ritiro. Sono partito da Napoli, nel sud Italia, con uno dei miei amici che era anche un mio studente di Yantra Yoga. Era interessato all’insegnamento e voleva venire al ritiro. Abbiamo attraversato una città chiamata Mondragone dove c’è un ottimo vino. Ho comprato una grande bottiglia di ottimo vino e lo abbiamo portato al ritiro. Quando sono arrivato c’erano tutti questi studenti e alcuni erano fuori con khadag e incenso, e ci hanno dato il benvenuto in modo molto carino. Sono arrivato come una persona ordinaria, portando con me questa grande bottiglia di vino. Dentro c’era un grande tempio dove ho messo il vino. Ho detto, ‘Questo è per voi’. Così ho cominciato. Più tardi, il giorno dopo, ho visto che Laura Albini aveva affisso fuori cinque regole, cinque cose che non si potevano fare e che erano proibite in questa tradizione. Il vino era sempre proibito. Non ho detto nulla.

Le limitazioni non vanno bene. Per questo motivo nell’insegnamento è detto che anche bere alcool non è sempre negativo. Se abbiamo un samaya, un impegno, significa che conosciamo le nostre capacità, e quindi siamo in grado di potenziare, come una Ganapuja, e quando beviamo un bicchiere di vino non avremo alcun problema. Ovviamente se si bevono una o due bottiglie ci si ubriaca e si hanno problemi e questo significa che non abbiamo alcuna capacità di controllare noi stessi. Così ci si convince che nessuno sia in grado di controllarsi e allora si fanno questo genere di regole. Ma gli insegnamenti di alto livello tengono sempre in considerazione la capacità dell’individuo. Nessuno conosce le capacità di qualcun altro, per questo non le possiamo limitare.
Alcuni occidentali vanno dal maestro e gli chiedono che genere di capacità hanno. Non lo capiscono da soli. Se sei fortunato e incontri un bravo maestro, sei interessato all’insegnamento e partecipi allora hai già una capacità. Allora provi ad applicare, a imparare e puoi scoprire le tue capacità da solo. Se ti manca qualche capacità la puoi creare.
Ma non tutti sono fortunati. C’è chi è sfortunato e incontra un falso maestro, qualcuno di poco serio. Per prima cosa questo genere di maestri osservano le persone, guardano bene come sono le persone, se sono nobili, belle, ricche, potenti e ne conoscono un po’ la storia personale e dicono, ‘Oh, hai davvero delle capacità elevate’. O riconoscono che la persona è la reincarnazione di uno zio, o il padre di qualcuno. Allora la persona è molto felice e subito offre terre, soldi ecc. Il maestro può aprire molti centri del dharma. Per due o tre anni hanno successo e poi tutto scompare.
Allora è meglio aprire gli occhi e cercare di capire se qualcuno sta veramente dando insegnamenti. Potete ascoltare e cercare di capire se quel maestro è qualificato o no, se corrisponde o no a quello che Buddha ha insegnato. Così come è spiegato nel Sutra, nel Tantra, nel Vajrayana si può leggere e confrontare. E anche se corrisponde alla propria vera natura. Se l”importante’ maestro si limita a commentare qualche parola allora non è facile capire. Forse il libro dice qualcosa di interessante e il maestro lo commenta ma non si può capire solo da questo la sua reale condizione o le sue capacità. Comunque è molto importante seguire l’insegnamento e il maestro con occhi aperti, non ciecamente. Seguire ciecamente non va bene. Quando ricevete qualche insegnamento importante vi potrà essere familiare e non sarà solo una costruzione intellettuale. Allora, se il maestro vi da questo tipo di consiglio potete verificare se è in grado di scoprire il senso reale. Se dobbiamo cambiare o modificare qualcosa possiamo capire se il maestro è serio oppure no.
L’insegnamento Dzogchen è un insegnamento molto prezioso. Potete capire il senso dell’insegnamento Dzogchen da come si presenta e dal fatto che corrisponde alla nostra vera condizione. Siamo confusi dai nostri concetti mentali ecc. Con l’insegnamento Dzogchen capiamo come ci possiamo liberare da tutte queste cose e lo possiamo capire anche intellettualmente. Dobbiamo procedere in questo modo e cercare di imparare, per questo il Santi Maha Sangha è utile per tutti.
Non significa che non si possa leggere la Base del Santi Maha Sangha se non si vuole dare l’esame. Non è così. L’esame serve per controllare se avete la Base oppure no, se avete imparato oppure no, se avete fatto un po’ di pratiche della base o no, se avete integrato o no. Se avete fatto tutto allora si può entrare un po’ nell’insegnamento Dzogchen. Per questo motivo facciamo l’esame.
Quindi non è necessario fare l’esame. Se leggete e studiate la base del Santi Maha Sangha è molto utile. In genere per la maggior parte del tempo, durante i ritiri, spiego molte cose, non ciascun argomento alla volta, ma spiego queste cose. Se mi ascoltate bene potete capire. Se leggete il libro della Base del Santi Maha Sangha potete trovare tutto in modo preciso. Se lo avete studiato almeno un po’ potrete capire le tradizioni, come sono presentati i diversi tipi di insegnamenti, qual è il valore dell’insegnamento ecc. Questo è molto importante. Quindi fate del vostro meglio e questo è quello che volevo dire.

Trascritto da Martha Tack e Larry Howe
Editing di Naomi Zeitz

foto di by Ralf Plüschke