Vedere oltre: la spiritualità di fronte alla morte

Domenica 3 luglio 2016 a Merigar West in Toscana, Italia, si è tenuto un incontro intereligioso sul tema della morte intitolato “Guardare oltre: spiritualità di fronte alla morte  in diverse religioni”. Credo sia stata la prima volta che un evento di questo tipo si sia tenuto nel nostro Gar.

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da sinistra a destra: Mustafa Cenap Aydin, Svamini Shuddananda Giri, Guidalberto Bormolini, Chögyal Namkhai Norbu, Joseph Levi, Silvia Bianchi e il moderatore Gino Vitiello. Foto di Maglietti

Domenica 3 luglio a Merigar si è tenuto ‘Vedere Oltre’, un incontro tra diverse religioni sul tema della morte. Credo sia la prima volta che nel nostro Gar si tenga un evento di questo tipo.
Sull’utilità degli incontri tra diverse religioni si possono avere, spesso a ragione, molti dubbi; ma la sensazione percepita alla fine di questa mattinata di lavori è stata molto positiva.
Ha aperto la seduta ChNN con un breve discorso che ha subito toccato un aspetto essenziale: tutti gli esseri vogliono la stessa cosa, essere felici; la base della felicità e della pace non può però essere trovata riferendosi a nessuna ideologia o religione, ma solo attraverso l’evoluzione individuale.

Sono poi cominciati gli interventi dei vari relatori, seguendo un ordine che partiva dal lontano oriente andando verso quello a noi più vicino, e in base allo sviluppo cronologico delle varie religioni.

Ha iniziato quindi Svamini Shuddananda Giri, una giovane monaca Induista, che con grande semplicità e freschezza ha spiegato come, nel complesso universo di questa religione, la morte sia comunque vista come uno strumento fondamentale per riconoscere il senso e la forza del ciclo vitale di creazione e distruzione.

È seguito l’intervento di Silvia Bianchi, insegnante di Buddhismo presso l’Istituto Lama Tzong Kapa a Pomaia e di Mindfulness. La sua relazione è stata centrata su come il Buddhismo offra strumenti di estrema efficacia per lavorare sul nostro sé e come anche questo sia solo un aggregato, non separabile dal mondo in cui viviamo. In questa visione la morte del corpo materiale, per un praticante, permette alla coscienza quel “ritorno a casa” non facile fino a quando siamo condizionati dalla dimensione materica.

La parola è poi passata agli esponenti delle tre grandi religioni monoteiste, cominciando dalla più antica, quella ebraica.

Joseph Levi, rabbino capo della comunità ebraica di Firenze, ha fatto un intervento spaziando dalla dottrina talmudica alla filosofia greca, ponendo l’accento su come la vita sia un’occasione unica per conoscere il divino, fuori e dentro di sé. Interessante è stata anche la spiegazione di come il senso profondo del sabato ebraico sia il silenzio dell’azione umana per potersi dedicare pienamente all’ascolto di Dio.

Per il Cristianesimo ha parlato Guidalberto Bormolini, monaco e docente presso il master ‘End Life’ dell’Università di Padova. Nella sua relazione ha evidenziato quanta vicinanza ci sia tra l’insegnamento cristiano e la visione buddhista e come entrambe queste vie abbiano un fondamento comune nell’amore e nella compassione verso tutti gli esseri. Dal suo intervento abbiamo appreso che anche nella dottrina cristiana è presente il concetto del “corpo di luce”.

Infine per l’Islam ha parlato Mustafa Cenap Aydin, ricercatore presso l’Università Gregoriana e impegnato nel dialogo interculturale e interreligioso. La sua relazione è stata centrata soprattutto sul Sufismo e sulla visione di un Islam aperto e tollerante, dove la morte emerge come evento che ammonisce di non soffermarci sugli aspetti materiali dell’esistenza, per rivolgere la nostra mente al divino.

Durante gli interventi e dopo, nelle occasioni informali di contatto tra i relatori, era viva la sensazione che ognuno fosse realmente interessato a trovare i punti di vicinanza con gli altri e non solo ad affermare la propria identità separata.

Le parole iniziali del Maestro sono state di buon auspicio e Lui è apparso soddisfatto, tanto da proporre una continuazione di questi incontri nei prossimi anni.

Gino Vitiello

 

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