The Spiritual Odyssey of Freda Bedi – Norma Levine

Spiritual Odyssey Freda Bedi

Recensione di Alexander Studholme

Norma Levine ha continuamente messo a dura prova l’esperienza della propria vita nel dharma diventando una delle più importanti croniste nonché interpreti dell’ingresso del buddhismo tibetano nel mondo moderno. Come molti americani ed europei entrati nell’orbita dei lama tibetani il punto di svolta nella sua vita sembra essere stato l’incontro con il XVI Karmapa, il magnifico Rangjung Rigpe Dorje. Nel 1977 in una fattoria nel Galles ha partecipato a una delle sue cerimonie, la Black Crown, e non è più tornata indietro. In un certo senso, il lavoro della sua vita come scrittrice sembra essere stato quello di capire esattamente che cosa l’ha colpita quel giorno.

Nel libro The Spiritual Odyssey di Freda Bedi, ha rivolto il suo considerevole talento letterario verso una persona inizialmente considerata una figura periferica nell’entourage del XVI Karmapa, una suora inglese, “una grande organizzatrice, molto fattiva”, la cui morte nel 1977 era passata quasi inosservata nei circoli buddhisti. Ma i commenti sulla sua morte – che indicavano i segni di una yogin realizzata – indussero Levine a riconsiderare la statura e il ruola di questa donna. Il risultato è questo biografia spirituale, molto sorprendente e meravigliosamente piacevole, che in modo convincente ci presenta una nuova icona della storia recente del buddhismo, una donna occidentale, assolutamente vitale e attiva nel preservare il dharma tibetano in esilio la cui vita ha inglobato la spiritualità del buddhismo tibetano nel senso più pieno. Secondo Tai Situ Rinpoche, lei è stata la prima donna occidentale a realizzare l’illuminazione.

Gli aspetti essenziali della straordinaria storia di Freda Bedi sono ben noti. Nata nel 1911 da una famiglia operaria inglese studia ad Oxford dove incontra suo marito indiano. Lo seguirà, per diventare essa stessa una figura di spicco, nella lotta per l’indipendenza dell’India. Essendo in rapporti amicali con i menbri della dinastia regnante Nehru nel 1956 accompagna Indira Gandhi in un viaggio ai confini dell’India dove i rifugiati politici tibetani arrivavano a frotte. Sentendo l’emergenza della situazione fonda la Tibetan Friendship Group per trovare sostenitori stranieri per i rifugiati e, pressoché da sola, fonda una scuola speciale pe i giovani tulku. In seguito si è dedicata alla pratica spirituale diventando la prima donna occidentale a prendere gli ordini monastici come suora buddhista tibetana. Diretta discepola del Karmapa lo ha accompagnato nel suo primo, epico viaggio in occidente.

Quello che la Levine fa è raccontare questa storia dal punto di vista del dharma per sostenere che la sua fu una vita spesa nella “dimensione mitica”. Freda – o sorella Palmo da quando divenne monaca – è stata una madre per i tibetani nelle ore più difficili ed era conosciuta come “Mummy-La” anche dal Dalai Lama. La gente parlava di lei come di una emanazione di Tara. Senza la sua capacità istintiva di apprezzare le qualità dei tibetani le cose avrebbero potuto andare diversamente per i poveri rifugiati. Molti dei tulku che sono poi diventati i primi maestri del buddhismo tibetano in occidente – tra cui Chogyam Trungpa, Akong Rinpoche, Tarthang Tulku, Geleg Rinpoche e Lama Zopa – hanno frequentato la sua scuola. Fu lei a persuadere e supplicò il Karmapa, inizialmente riluttante, a viaggiare all’estero e di girare la ruota del dharma in modo così drastico.

La sua vita interiore offre una lettura altrettanto avvincente. Da bambina desiderava avere una esperienza diretta del divino, studiava le vite dei santi e quella di San Giorgio della Croce e regolarmente si fermava in una chiesa per meditare di ritorno da scuola. Quando ha incontrato suo marito gli ha mostrato un disegno che aveva fatto da bambina che lui riconobbe come un ritratto del Buddha, intuendo così che lei era stata buddhista in una vita passata. In una missione delle Nazioni Unite in Burma nel 1953 ha praticato la meditazione vipassana durante la quale ha avuto un’esperienza di risveglio sconvolgente lasciandola catatonica per mesi: “Camminavo nelle strade… quando all’improvviso ho avuto una momento di comprensione – l’interdipendenza di tutto che ha cambiato la mia vita.”

Quando ha incontrato il Karmapa nel 1961 era spiritualmente matura. “Non solo aveva una profonda conoscenza ma anche una certa realizzazione interiore,” sono le parole di Sua Santità Sakya Trizin su Levine. Il Karmapa sembrava aver riconosciuto subito il suo valore mettendola nella sua cerchia più intima. Le ha chiesto di fondare un monastero di monache nelle colline indiane concedendole il singolare privilegio, in quanto donna, di vivere all’interno del suo monastero e anche di agire come un lama, quindi di poter dare iniziazioni, dare il rifugio agli occidentali e dare il nuovo nome buddhista dietro la sua foto. Secondo Ayang Rinpoche, un maestro Drigung Kagyu che le ha insegnato il phowa, la sua morte mostra tutti i segni della realizzazione del phowa dharmakaya e cioè di incontrare la morte nella posizione di meditazione mentre il corpo resta fresco e morbido per diversi giorni dopo.

Questo è un libro caldo e stimolante. Levine combina il resoconto – ha visitato i luoghi dove Freda ha vissuto in Inghilterra e in India – con lunghe interviste e le trascrizioni di registrazioni finora inedite della stessa Freda. Da tutti e tre i figli sopravvissuti di Freda e da numerosi tibetani, spesso queste registrazioni trasmettono un’atmosfera intima e calda: Kabir Bedi (il suo secondo figlio e famoso attore di Bollywood) che gioca con Chogyam Trungpa; Ringu Tulku che ricorda la cioccolata calda di Mummy. Il libro è anche pieno di belle foto, molte del XVI Karmapa e soprattutto di Freda, di sorella Palmo stessa, ritratta in molti modi, spesso piuttosto belli (da studentessa universitaria, era soprannominata “la Mona Lisa”).

La Levine è una romantica e questo è un resoconto dell’età dell’oro. Aveva dell’ottimo materiale che ha assemblato così bene – c’è una foto per esempio che ritrae sorella Palmo mentre ciba dei piccioni a Milano che illustra il “glorioso viaggio spirituale del ’74” – che per il lettore è impossibile non sentirsi coinvolti dalla bellezza e dalla gioia degli eventi da lei descritti.

Disponibile su: Shang Shung Foundation bookstore

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