Viaggio nel Tibet orientale

L’Insight Tours è un tour organizzato recentemente dall’Istituto Shang Shung UK, un tour unico di importanti siti sacri nel Tibet orientale. Il viaggio si è svolto dal 31 luglio al 10 agosto 2017 guidato dalla guida turistica d’eccezione Dr. Jamyang Oliphant. Will Shea, uno dei partecipanti, ha condiviso la sua esperienza di viaggio con i lettori del The Mirror. Le foto sono di Maria Simmons, Jamyang Oliphant, e Scott Diamond.

Siamo arrivati alla fine di luglio e per i primi due giorni siamo rimasti nella città sud occidentale di Chengdu (popolazione: 1,4 milioni) per riposare ed adattarci al nuovo fuso orario dopo il nostro lungo viaggio. La città ha il suo fascino, le persone sono rilassate e amichevoli, il cibo è buono e piccante, ci sono parchi e vegetazione. Questo viaggio organizzato dalla Shang Shung UK è stato condotto da Jamyang Oliphant, che l’ha organizzato insieme a Romeo, un fratello del Vajra svizzero che vive a Chengdu dal 2011. Ci hanno intrattenuto per qualche giorno prima della partenza per il Kham. Abbiamo visitato l’antico tempio Bao Guang Mahayana, abbiamo frequentato alcune lezioni di cucina classica cinese e siamo andati in un rumoroso club tibetano dove dei cantanti si esibivano con canzoni di successo tra cui alcune familiari canzoni delle Khaita. Ci siamo divertiti molto. La popolazione tibetana a Chengdu è qualche di migliaia, la più grande concentrazione al mondo che vive in armonia con i cinesi locali.

Musica dal vivo in un bar tibetano e un piatto caldo di Sichuanese in cui si friggono la carne e le verdure

Abbiamo fatto la visita obbligatoria all’enorme conservatorio Giant Panda, interessante, ma soprattutto memorabile per il caldo soffocante e centinaia di persone accalcate per fotografare i panda. Chengdu in estate è calda e umida, il traffico è pesante con l’inquinamento atmosferico cinese standard. Questo ha aumentato la nostra voglia di raggiungere la regione tibetana.

Il terzo giorno siamo partiti per il Tibet nel nostro minibus. Eravamo in dodici a bordo, tra cui l’autista e la nostra giovane guida e traduttice tibetana, Stella. Il sistema di condizionamento dell’autobus aveva già bisogno di essere riparato dopo un paio di ore di viaggio. Abbiamo trovato una casa del tè in collina e abbiamo guardato un vecchio film di Kung Fu alla TV per un’ora o due durante le riparazioni. Più tardi, abbiamo attraversato un ponte di ferro fatto da Thangtong Gyalpo a Luding. Il sito è ora celebrato come un luogo dove le forze cinesi maoiste hanno respinto il Koumintang nazionalista nella loro lotta per il potere negli anni ’50. Abbiamo mangiato il nostro primo pasto tibetano e abbiamo trascorso la notte a Dartsedo, una città di confine che segna l’inizio dell’area culturale tibetana della provincia occidentale del Sichuan. Abbiamo dormito profondamente all’aria fresca di montagna a 2.550 metri.

Mantra sulla collina fatti con stoffa bianche e mantra Om mani padme hum scritti sulla roccia

Giorno 4. Abbiamo attraversato la nostra prima grande montagna a 4.600 metri e abbiamo visitato il primo monastero Sakya costruito nell’antico Lhakhang gompa. Mentre procedevamo c’erano infiniti stupa ed enormi mantra Om Mani Padme Hum scritti con grandi pietre bianche, sul lato della collina. Abbiamo raggiunto Bamei, 3.500 metri, dopo un lungo viaggio attraverso lussureggianti colline verdi e sonori fiumi, una sorpresa per chi si aspettavano il noto clima desertico del Tibet occidentale.

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Bandierine Lungta sul passaggio di montagna

Giorno 5. Un viaggiatore si è ammalato, una combinazione di mal di stomaco e problemi di altitudine. Jamyang è rimasto indietro con lui per raggiungerci il giorno dopo un veloce recupero. A parte questo problema dell’altitudine risolto bene con l’uso di farmaci (Diamox), erbe (rhodiola), vitamine e integratori. Controllare la nostra pressione sanguigna era diventato un rituale serale alle altitudini più alte dove la pressione del sangue potrebbe alterarsi.

Lago Yihun Lhatso

Abbiamo guidato per sette ore, lunghe ma scenografiche, per il villaggio di Dzogchen. Lungo la strada erano cominciate a comparire montagne innevate, coperte di neve. Ci siamo fermati per una breve escursione, alcuni hanno optando per un giro in cavallo, al splendido lago Yihun Lhatso. Chiare acque blu scuro, circondate da alti picchi e mantra scolpiti sulle rive. Siamo arrivati dopo il buio presso famiglia della nostra guida Stella, nativa di Dzogchen. All’arrivo alcuni erano preoccupati perché tutto era abbastanza spoglio, senza docce con bagno in comune e molto essenziale. I bagni rudimentali e le frequenti fermate degli autobus per fare i bisogni all’esterno lungo la strada erano una caratteristica particolare del viaggio, specialmente perché ci era stato consigliato di bere molta acqua per combattere i problemi dovuti all’altitudine.

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Vista dall’alto del monastero Dzogchen

Giorno 6. Ci siamo alzati di fronte a una magnifica vista delle montagne ghiacciate dietro il vicino monastero Dzogchen. Abbiamo mangiato in una specie di tenda di nomadi e con dei sublimi momo. Abbiamo visitato il monastero Dzogchen, un luogo enorme e impressionante. C’era un grande quantità di oro e di enormi gonpa nel bel complesso che riempie una piccola valle con un ghiacciaio che torreggia dall’alto. Nel pomeriggio ci siamo arrampicati per la montagna per raggiungere una grotta dietro il monastero dove Patrul Rinpoche aveva scritto ‘Parole del mio Maestro Perfetto’. Il 7° Dzogchen RInpoche (esiste un’altra emanazione in India) ha cominciato a dare spontaneamente il suo ultimo insegnamento con il rlung del testo ‘Parole del mio Maestro perfetto’ dato in un ritiro, seduto fuori dalla grotta, con grande nostra fortuna. Dzogchen Rinpoche quando ha capito chi fosse ha espresso il suo grande apprezzamento per Chögyal Namkhai Norbu e ci ha dato una khatag di seta di lunga vita da offrirgli. I partecipanti al ritiro erano soprattutto di Taiwan, Hong Kong, e Beijing. Per tutto il Tibet orientale si possono vedere numerosi buddhisti cinesi in pellegrinaggio.

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Il 7° Dozgchen Rinpoche mentre da insegnamenti sulle ‘Parole del mio Maestro Perfetto’, testo scritto nella grotta che vedere nella foto, sopra il monaster Dzogchen

La sera abbiamo visitato uno “yogi pazzo”, una reincarnazione di Do Kyhentse, che era stato un khenpo, un abate, ma aveva poi rinunciato al suo ruolo cominciando a comporarsi in modo eccentrico. Gli è stata data una piccola casa nel villaggio Dzogchen ed è molto venerato dai residenti. Su di lui abbondano racconti sui suoi poteri curativi e di chiaroveggenza. Gli abbiamo portato, come ci avevano raccomandato, della frutta, sigarette e alcol. A tutti noi, compreso un giovane ragazzo cinese, ci offrì una sigaretta da fumare e ha ridistribuito i regali e più tardi abbiamo cercato di capire il significato di quello che ciascuno aveva ricevuto ma per lo più abbiamo riso.

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Anziane signore che studiano il tibetano a Galenting

Giorno 7. Dopo un lungo viaggio ci siamo trovati ai 5.000 metri su una strada precaria. Abbiamo immerso in nostri piedi nell’acqua sulfurea e nel primo pomeriggio siamo arrivati a Galenting, il monastero dello zio Khyentse di Rinpoche, protagonista del film My Reincarnation. È un po’ trascurato e in disgrazia anche se il gonpa è molto bello, con un’atmosfera autentica, fuori dalle piste battute. In un gonpa più piccolo, un gruppo di anziane signore tibetane stavano imparando a leggere in tibetano. Un lama locale mi ha detto che non è mai troppo tardi per imparare e tutte hanno a cuore lo studio della loro lingua. Sono stati molto amichevoli e abbiamo parlato con loro per un po’ e poi abbiamo continuato il viaggio per Derge, a 3.200 metri. Cenevamo in stile cinese e abbiamo girato per la città e poi ci siamo concessi una doccia, la prima in due, tre giorni. Siamo stati felici di poter accedere al lusso dell’acqua calda e poter scegliere tra più cibi. Il nostro autista cinese era impassibile, era come una macchina, sempre molto attento durante i lunghi viaggi su strade difficili, mangiava e beveva poco (anche se sospettavamo che consumasse copiosamente della Red Bull) senza mai fermarsi per i suoi bisogni e fumando solo una sigarette nelle pause.

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La tipografia Woodblock nel Derge Parkhang

Giorno 8. Derge, è una piccola metropoli. È stata la capitale culturale del Kham per secoli. Abbiamo visitato il Derge Parkhang, la nota tipografia con il legno. Numerosi volumi delle collezioni del lavoro di grandi maestri tibetani sono stati stampati qui e si dice che il 70% di tutta la letteratura tibetana sia custodita qui. L’attitudine illuminata del re del Derge verso le scuole ha attratto il lavoro delle quattro scuole buddhiste e Bonpo che sono stati stampati qui. Eravamo come squali affamati di stampe sacre da acquistare, usando le torce dei nostri cellulari nelle stanze buie dell’attico della tipografia per passare in rassegna le pile di stampe.

Abbiamo anche visitato il vicino Gonpa di Derge dove Rinpoche ha ricevuto parte della sua educazione. Abbiamo provato a visitare un piccolo tempio in città in onore di Thangtong Gyalpo ma era strapieno in occasione dello tsok di luna piena (puja), con tibetani  che arriavavano fino al cortile. Non potevamo aspettare e abbiamo continuato il viaggio.

Abbiamo guidato lungo le creste montagnose fino al monastero di Dzongsar, enorme, né a lucido senza essere trascurato, con una forte e decisa vibrazione. Abbiamo visitato il gonpa, e una piccola stanza, che è quel che resta della precedente residenza di Dzongsar Khyentses e la residenza del precedente e attuale Dzongsqr Kyhentse. I lama sono stati gentili nel mostrarci il luogo e nel permetterci di praticare nelle stanze del tempio. Dal monastero abbiamo ammirato l’ampia veduta della valle.

Quando abbiamo siamo usciti dal monastero abbiamo scoperto larghe assi di legno abbandonate nella strada bloccandola. Abbiamo passato del tempo a spostarle e subito dopo ci siamo dovuti fermare a causa di un ponte crollato nella parte inferiore della valle. Siamo scesi mentre l’autista ha osato attraversarlo.

Come conseguenza di questi ritardi e forse anche per esserci soffermati troppo qui e là, siamo arrivati al successivo albergo dopo il coprifuoco degli autobus delle 22.00 grazie a uno scontro verbale in cinese tra l’autista e la nostra guida Stella che ci è sembrata capace di tenere il punto molto bene. Più tardi abbiamo dato all’autista un pacco delle sigarette che lo yogi ci aveva regalato per calmarlo.

Mentre ci avvicinavamo all’albergo del villaggio di Yarchengar abbiamo notato in distanza un’enorme statua illuminata con luci al neon di Guru Rinpoche. C’era anche un bello stupa d’oro vicino all’albergo. Si dice (lo racconta anche Tetsu Nagasawa nel libro Festschrift, Sharro) che lo yogi Achu Lama raggiunse il corpo di luce solo alcuni anni fa. Abbiamo scherzato, il corpo di luce di avrebbe permesso di scappare dall’esoso albergo. A difesa dell’albergo però era il migliore, se non l’unico, in città.

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Una monaca con il cane di guardia ad Adzom Gar

Giorno 9. Speravamo di visitare i siti collegati a Nyala Pema Dudul, un importante maestro del nostro lignaggio che ha ottenuto il corpo di luce ma le recenti alluvioni hanno ridotto le strade in tal modo da impedircelo. Invece abbiamo visitato Adzom Gar, il luogo di Adzom Drukpa. Questo è stato per molti di noi un momento molto spirituale, Il gonpa è stato uno dei pochi tra quelli che abbiamo visitato che non fosse distrutto e poi ricostruito dalla frenetica rivoluzione culturale. Un lama residente ci ha generosamente mostrato il luogo intorno il gonpa e lo stupa reliquiario di Adzom Drukpa Pawo Dorje e di altri importanti lama. In cima alla collina abbiamo visitato le casette di ritiro di Adzom Drukpa Pawo Dorje dove erano appese numerose bandierine lungta.

Ci siamo spostati a ritmo serrato per poi rallentare aggiungendo uno, due giorni di viaggio ma essendo il nostro itinerario sottoposto all’ufficio governativo in anticipo era troppo dififcile cambiarlo.

Giorno 10. Ci sono giunte notizie di un terremoto di magnitudo 7.0 a Gyarong, non lontano dalla nostra destinazione. Non potendo cambiare il nostro itinerario abbiamo proceduto nonostante la possibilità di altre scosse. Siamo rimasti bloccati per un’ora a un blocco stradale mentre accorrevano i soccorsi per il terremoto ma a parte questo non abbiamo avuto problemi.

La regione Gyarong, al confine dell’area tibetana, ha uno stile architettonico unico nonché un proprio dialetto. È anche conosciuta per le sue torri di pietra, sognate da Rinpoche.

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Picnic tibetano, festa e danze

Lungo la strada abbiamo visto un grande picnic con dozzine di tibetani che ballavano. È stata un’occasione di festa sulla nostra strada per Chengdu. Ci siamo fermati anche in un resort Ramada di lusso per un bagno caldo. Jamyang ci ha fotografato nell’ambiente circostante come futuro materiale promozionale dell’ISS.

Giorno 11. Siamo ritornati a Chengdu per un’ultima cena insieme, lasagne e bollicine, prima della partenza per casa di alcuni mentre altri sono rimasti per ulteriori attività nella regione.

Il viaggio nel Kham è stata un’esperienza profonda e molto sentita, anche dopo il nostro ritorno a Chengdu. È stato magnifico visitare i luoghi collegati alla giovinezza di Rinpoche ed altri siti molto potenti. I posti, le persone e la terra stessa rendono tutta la regione una bayul, un santuario segreto. Jamyang si è dimostrato una giuda capace e compassionevole senza sacrificare il suo amore per il divertimento. Nonostante i lunghi tragitti in pulmino e altre amenità è stato un viaggio importante che ha offerto molto a chiunque fosse interessato agli insegnamenti Dzogchen. La speciale qualità dei luoghi e l’impossibilità di visitare altri luoghi suggeriscono che potrebbe seguire un altro tour in futuro… lasciate libero agosto 2018 nel vostro calendario e aspettate i dettagli!

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Donna nomade al lavoro

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