Come ho incontrato Chögyal Namkhai Norbu

Il più giovane istruttore delle Danze Khaita, Elia Bernadoni

Ogni volta che danzo le Khaita mi ricordo di Rinpoche e ho ricordi diversi per ogni danza fatta con lui”

>Mi chiamo Elia Bernadoni, ho quindici anni e vivo a Dzamling Gar. Per molto tempo sono stato un praticante molto accanito delle Danze Khaita. Ho iniziato a danzare quando [con la mia famiglia] siamo venuti qui da Grosseto a marzo 2014. Avevo nove anni.

Allora i canti e le danze non si chiamavano Khaita ma Danze tibetane moderne. Conoscevo già quale fosse la situazione in Tibet e ancor prima di iniziare a danzare avevo sentito parlare delle danze tibetane. Su Youtube già vedevo dei video tra cui quello della canzone tùndríl-gyĭ raŋdrá, che parla dell’unificazione delle tre regioni. Rimasi molto impressionato da questa canzone.

Vivevo a Grosseto e non danzavo quando Rinpoche iniziò i canti e le danze a Tenerife nel 2011. Sin da piccolo ho iniziato a cercare queste canzoni e queste danze e come fosse la situazione in Tibet con cui sentivo di avere una forte connessione. Avevo una forte connessione anche con Rinpoche perché i miei genitori erano già da molti anni coinvolti con la Comunità. Mio padre era coinvolto con la Comunità già da 14 anni e mia madre da 8, 9 anni.

Ricordo che andavamo all’aerporto ogni volta che Rinpoche tornava da una viaggio per salutarlo. Vivevamo a Grosseto, a un’ora di macchina da Merigar, e potevamo andare seguire i ritiri solo lì. Le Danze Khaita si facevano di sera e e non avevo la possibilità di farle.

Poi la mia famiglia da deciso di trasferirsi a Dzamling Gar a marzo 2014. Avevo nove anni. Allora Dzamling Gar non esisteva ancora. C’era solo la casa del Gakyil. Anche la casa di Rinpoche non c’era ancora, era un posto in rovina. Abbiamo vissuto per cinque anni a Guia di Isora.

Quando ho cominciato ad andare a Dzamling Gar le Danze Khaita si faceva nella Tenda Bianca. Si danzavano ogni giorno fino a tardi la sera. I miei genitori mi portavano e mi lasciavano a Dzamling Gar per riprendermi alla fine delle sessioni di Danze Khaita.

La mia prima esperienza quando ho visto le Khaita per la prima volta è stata di novità perché prima non mi piaceva ballare. Ero molto timido e per me tutte queste danze erano terribili, mi piacevano ma non molto. Partecipavo perché ero lì. I miei genitori non mi hanno incoraggiato, io ho incoraggiato ioro! Spesso restavano anche loro perché c’era anche Rinpoche.

All’inizio danzare era difficile per me ma come ho detto prima non mi piaceva molto ballare e spesso non danzavo. Guardavo gli altri danzare. Inoltre non sapevo muovermi molto, ero rigido e un po’ goffo.

Danzare con Rinpoche ogni giorno nella Tenda Bianca è stato speciale. Non so come spiegarlo, solo chi era lì può dire e capire cosa è stato. Anche per me il momento di maggiore impatto è stato alla fine, quando Rinpoche non stava molto bene sebbene venisse alla Khaita tutti i giorni. In quel periodo mettevo la musica. Era il 2018 e avevo 13 anni.

Rinpoche non parlava molto ma ho avuto con lui dei momenti di contatto speciali. Non so spiegare come. Stava indossando una maschera, lo guardavo e lui guardava me e ho sentito una forte connessione. Ricordo anche una volta in cui stavamo danzando la canzone Yangkhor Dzongdruk, una canzone lenta. A questa ne seguiva una in cui maschi e femmine si alternano e dovevo correre per fermare la musica. A quel tempo usavamo una playlist di danze Golok. Stavo per andare da Rinpoche pensando: “Forse devo andare a spegnere la musica”. Poi ho pensato: “No, voglio finire davanti a Rinpoche e poi fermerò la musica”. Così ho finito di danzare di fronte a Rinpoche che mi ha guardato e ha fatto così con la testa [annuendo] come se volesse dirmi: “Devi andare, corri e spegni la musica”. Rideva, potevo vederlo che rideva dietro la maschera.

Anche quando stava un po’ meglio avevo la possibilità di accompagnarlo prima e dopo le Danze Khaita da casa sua alla Tenda e viceversa. È stato speciale perché la connessione con Rinpoche è diventata più vivida. Ricordo quando ero più piccolo pur vedendo Rinpoche sul trono non mi sentivo separato da lui anche se era distante. Accompagnarlo e le esperienze delle Khaita mi hanno avvicinato molto a Rinpoche. Sentivo di più la connessione con lui.

Il mio rapporto con le Danze Khaita si è sviluppato. All’inizio ero un piccolo bambino e non gli davo molta importanza. C’erano molti bambini che danzavano e all’inizio per me era più importante passare del tempo con loro. Dato che c’erano dei bambini che danzavano ci andavo per loro ma poi dopo un anno hanno smesso di andare così ho smesso anch’io perché seguivo loro. Poi, nel 2015, mi sono detto: “No, mi devo impegnare di più con le Danze Khaita”. Poi ho deciso di partecipare al mio primo ritiro con l’intenzione di voler partecipare. Era il 2015. Era il ritiro del lung del Dratalgyur.

Ogni giorno dopo l’insegnamento c’erano le danze. Poi all’inizio del 2016 Adriana mi ha chiesto di danzare in occasione del Losar. Ero già un po’ più impegnato rispetto al 2014. Così ho danzato al Losar e un mese dopo ci sarebbero stati gli esami per gli istruttori delle Danze Khaita. Non pensavo di fare l’esame ma due settimane prima qualcuno mi disse: “Adriana ci ha detto di dirti che devi fare l’esame”. Avevo solo due settimane di tempo per preparare 50 danze e non le conoscevo tutte. Ne conoscevo solo una, l’unica che avevo studiato – il significato delle mudra, tutto. Mi sentivo molto fortunato ma anche molto nervoso. Pensavo: “Se mi capita una delle danze che non conosco cosa faccio?” È stato un miracolo di Rinpoche che sccegliesse per il mio esame l’unica danza che conoscevo.

Elia riceve il diploma da Rinpoche

Dopo l’esame mi sono responsabilizzato di più perché sentivo di avere impegno con Rinpoche nello spiegare le danze e nel portare avanti questo lavoro. Nel 2018 Rinpoche non stava bene ma veniva tutti i giorni e questo mi ha spinto a fare di più, non potevo smettere. Anche dopo la sua morte i sono detto: “Devo fare le Danze Khaita ogni giorno come Rimpoche”. Per questo motivo danzavo tutti i giorni, come prima quando c’era Rinpoche e ora che non c’è più mi sembrerebbe un po’ strano non farlo.

Quando danzo cerco di dimenticare tutti i miei problemi e come diceva Rinpoche quando danziamo non possiamo pensare ai nostri problemi. Questo mi aiuta molto. Anche se ho dei problemi a scuola danzo le Khaita i problemi scompaiono.

Finora ho contribuito a creare otto danze ma non le ho coreografate da solo. Le prime due le ho fatte con Premek e sono state le prime che ho coreografato nell’estate 2016 e 2017. Poi in estate 2018 ne ho coreografate altre due con Nicola e le abbiamo presentate a Rinpoche. Anche questa è stata una bella esperienza.

Ogni volta che veniva creata una danza la presentevamo a Rinpoche. All’inizio diceva: “Questa danza va bene, dovete fare di più”. Quando ho lavorato con Nicola, e Rinpoche non stava allora molto bene, e abbiamo finito gliele abbiamo presentate quando è venuto nel Gönpa. Qualcuno ci ha detto: “Dovete andare da Rinpoche e chiedergli se le danze vanno bene oppure no”. Nicola è andato da Rinpoche. Rinpoche era molto arrabbiato e ricordo che disse: “Perché chiedete a me se questa danza va bene o no? Volete che ve lo dica io se va bene o no?” Per me è stato come se Rinpoche ci dicesse come continuare perché ora c’è il problema di creare nuove danze o no. Se ne facciamo di nuove chi può dirci se vanno bene o no? Rinpoche ci stava dicendo “Cosa volete che vi dica?” Sembrava che volesse che fossimo noi a decidere. Ci stava preparando.

Anche a dicembre scorso ho creato, due danze insieme a Yangcen, che fanno parte della collezione Barsam, a gennaio ho creato una nuova danza da solo ispirandoni a un video tibetano e a marzo insieme a mia madre ne ho coreografata un’altra.

Ho insegnato per la prima volta insieme a Yulia Petrova poco prima del ritiro di Mandarava di quest’anno. Mi ha aiutato molto la presenza di Yulia perché era la mia prima esperienza e non ero molto sicuro di me nello spiegare. Ho spiegato alcune danze e per la prima volta ho insegnato la Dzamling Gar song. È stata una bella esperienza perché quando si spiega ad altri bisogna approfondire la propria conoscenza. Così ho scoperto molte cose presenti in questa canzone che non sapevo. Ho scoperto che molti movimenti hanno un significato profondo, non superficiale. Come diceva Rinpoche la Dzamling Gar song è un vero e proprio insegnamento. Non c’è bisogno di fare molti ritiri, o chissachè, se si conosce il significato della Dzamling Gar song, qui c’è tutto.

Credo che le Danze Khaita abbiano un significato profondo. Rinpoche è stato un grande maestro che ha fatto di tutto perché persone potessero riconoscere la propria vera natura ed entrare nello stato della contemplazione. L’ultimo anno della sua vita ha dedicato molto tempo alle Danze Khaita e credo ci sia un signifcato. Rinpoche spesso diceva: “Faccio sempre cose utili, non inutili. Non mi piace fare cose inutili perché sappiamo che la vita è corta e se perdiamo tempo dietro a cose inutili e quando arriviamo alla fine della nostra vita diciamo: “Oh, la vita è finita. Cosa faccio ora?” Così penso che quando le persone danzano devono approfondire il significato delle Khaita perché tutte le pratiche hanno una loro funzione e la struttura della pratica è molto chiara. Anche le Danze Khaita sono così. Per esempio le persone potrebbero domandarsi perché Rinpoche fa iniziare una sessione di danza con le canzoni Khaita poi iniziando con le danze un po’ più difficili seguite da quelle più facili per finire con Tashi e Dzamlingar Song. C’è un motivo.

Ogni volta che danzo le Khaita mi ricordo di Rinpoche e ho ricordi diversi per ogni danza fatta con lui.

Elia che accompagna Rinpoche a casa sua a Dzamling Gar

Quello che ho scoperto in questi mesi di quarantena è che prima pensavo: “Devo andare a danzare. Cantemo, danzeremo finendo con Dzamling Gar song“. Ora penso che forse le persone, me compreso dobbiamo capire lo stato della mente prima e dopo ogni sessione di Danze Khaita. Com’è la mente? E perché è così? C’è un motivo perché è così. Le persone non dovrebbero solamente pensare: “Ora danziamo e cantiamo”. E poi: “Ah, non mi piace questa canzone. È noisa”. Perché RInpoche ci fa cantare? Se fosse noiso perché ci fa cantare prima? Perché dobbiamo cantate così tanto? C’è un motivo.

Il mese scorso nel contribuire al nuovo testo sulle Khaita ho notato che nel testo tutto ha un significato. Anche i titoli, decorati da Rinpoche con dei fiori, hanno un significato preciso. Non si tratta di mettere un po’ di fiorellini e basta. Rinpoche ci si è dedicato a lungo, perché avrebbe speso così tanto tempo per queste cose inutili? Qualcuno dice: “Oh, è noioso cantare”. Ma fa parte della pratica.

Ci sono così tante canzoni. Non è facile conoscerle tutte ma non credo che conoscere tutte le danze sia la cosa più importante. Se dopo le Danze Khaita la vostra mente è più rilassata va bene, anche se non conoscete tutte le danze. È perfetto. Ma se conoscete le danze, ne conoscete il significato allora i benefici sono maggiori. Lo stesso vale per tutte le pratiche. Se fate una pratica lunga ma non ne conoscete il significato certamente ne avrete qualche beneficio ma se ne conoscete il significato il beneficio raddoppia.

Penso che anche per chi non è della Comunità sia importante sia importante capire il valore e il signifcato delle canzoni Khaita. Sono valori che non appartengono solo ai tibetani a tutti. Valori come per esempio la libertà, l’unità, il rispetto, le relazioni culturali, la conservazione, sono nelle canzoni Khaita. Guardando bene hanno una profondo significato.

Trascritto da Anastasia Eremenko

A cura di Naomi Zeitz

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