Cosa significa per me il Sangha

Evgenia davanti alla biblioteca dell’Università Minzy

Evgenia Edoutova

Chengdu, la fiorente capitale della provincia del Sichuan in Cina, è una città con più di duemila anni di storia. La città è sempre stata famosa per la sua prosperità e per ospitare poeti e matematici, molti templi, musei e riserve naturali e oggigiorno è conosciuta per i panda.

Questa città significa molto per me perché il mio maestro, Chögyal Namkhai Norbu, ha lavorato qui per un anno (nel 1954) quando ha insegnato presso la Southwestern University for Nationalities. Molte persone mi hanno chiesto di raccontare il mio viaggio e il periodo della quarantena è stato perfetto per scrivere.

Nel 2019 ho deciso di andare in Cina per lavoro, anche se questa storia è iniziata prima quando mi ha attirato una offerta di lavoro in Cina. Sarei dovuta andare in Cina, esattamente a Chengdu. Ero piena di dubbi ma i preziosi fratelli e sorelle della Comunità Dzogchen mi hanno salutato con importanti parole. In particolare Svetlana Shavronskaya, di Sochi, che aveva in passato lavorato in Cina per circa tre anni, dissipò ogni mio dubbio.

Sul volo per Chengdu ho incontrato Julia Artamonova, la traduttrice di Geshe Rinchen Tenzin e l’ho considerato un segno di buon auspicio.

L’ufficio dell’aziena per cui divevo lavorare si trovava proprio proprio vicino alla University for Nationalities dove aveva lavorato Chögyal Namkai Norbu. Molti tibetani ci studiano ed ero piena di orgoglio che i giovani tibetani studiassero la storia di Shang Shung e del Tibet sui suoi testi. Tibetani che avrei incontrato più in là.

Al mio arrivo la prima cosa che volevo fare era trovare un sangha o almeno qualcuno con cui entrare in contatto. Mentre mi preparavo per il viaggio, anche se non parlavo il cinese grazie a un moderno traduttore digitale ero riuscita a trovare sul sito di Samtengar le informazioni sui ritiri. Ero veramente entusiasta che la Comunità si sviluppasse in tutto il mondo anche se a Chengdu non c’era un sangha o un gruppo di danza con cui praticare. Per fortuna in una piccola città chiamata Deyang, a circa 60 km da Chengdu, ho trovato entrambi: un mandala e un sangha con cui danzare.

Il treno ad alta velocità per Deyang era incredibile. Non ho fatto in tempo a mettermi comoda e tirato fuori il mio quaderno per scrivere degli appunti che tutti scendevano. Il viaggio era durato solo 20 minuti! È importante prenotare prima il biglietto perché i cinesi viaggiano molto, specialmente nei fine settimana. Sono riuscita a prenotare un biglietto in business class, l’ultimo, per tornare al ritiro.

Tracy Ni, un istruttore internazionale della Danza del Vajra, teneva il corso. I partecipanti interessati ad apprendere questo inestimabile metodo sono venuti a Deyang da diverse città. Una allegra signora di nome Moon (l’equivalente in cinese) ha organizzato il ritiro e mi sono innamorata di lei sebbene non fossimo in grado di parlarci senza un interprete.

Fine del corsod ella Danza del Vajra con Tracy Ni

Lucy mi ha aiutata molto, laureata in architettura in Europa, e quindi aveva una visione era più europea e il suo inglese era buono. Sono stata fortunata con Lucy e siamo anche andate insieme a Derge, div’è nato il nostro maestro. Ci siamo andate ad ottobre. È in quei giorni che è iniziata la mia vita in Cina. Se mi mancava casa? No, non mi mancava.

Sono stata tutto il tempo a Chengdu insieme ai miei nuovi amici della Comunità Yushan, Wangyao, e Sherry, si sono occupati di me. Un giorno abbiamo incontrato un paio di persone della Comunità alla sala del tè – Niccolo, un istruttore di yantra yoga, e Justin, un membro del Gakyil della Comunità di Beijing – entrambi appena tornati dal Tibet orientale. Entrambi parlavano cinese molto bene, mentre io no. Parlavamo soprattutto in inglese perché, a parte “grazie” e “ciao”, non sapevo dire nulla in cinese. Per me questo incontro è stato un punto di svolta e mi è diventato chiaro che andare nella città natale del Maestro non sarebbe stato difficile come temevo ed è lì che è nata l’idea allettante di andare a Derge.

Evgenia in un elegante abito tibetano

Finalmente sono riuscito a fare dei collegamenti in città. Wangyao gentilmente mi accompagnava alla University for Nationalities damdomi utili consigli. Solo una volta siamo riusciti a fare una ganapuja in quattro, il giorno della nascita di Rinpoche. A Mosca ero abituata alle ganapuja a Rinchenling a cui partecipavano fino a 100 persone ma ero molto felice della loro compagnia.

Essendo abituata a praticare in gruppo farlo da sola è diventata una pratica. Non è stato facile collegarmi alle pratiche online. In Cina l’unico modo per collegarsi è tramite VNP e tende a interrompersi continuamente. La CIna ha il suo sistema di connessione che non funziona bene. Ma i programmi di messaggistica in CIna funzionano molto bene. Ora patecipo a più gruppi in WeChat, e ho ottimi contatti.

Alla fine di maggio Lorenzo Mitchell è venuto a Chengdu. A Merigar sono noti il suo ostello e il suo progetto la “Libreria” ad Arcidosso. Per Lorenzo Chengdu era una tappa nel suo viaggio per il Kham. Anche questo è stato un altro importante incontro e un segno ulteriore che dovevo andare nel Kham. Avevo sentito del monastero Dzogchen ma mi sembrava molto difficile andarci.

A Garze

A giugno, alla fine del semestre, sono immediatamente partita per Gardze. Le mie mete erano i Gar di Adzom e Derge, dove Chögyal Namkhai Norbu era nato. Questo mi ha dato la forza di andare da sola anche se non posso dire di esserlo stata totalmente. Drolma, l’amica di Yushan, mi ha accompagnata diventando la mia guardiana. Prima del viaggio mi sono consultata con Justin e Vince che mi hanno dato utili consigli. Ho veramente apprezzato l’aiuto che tutti mi hanno dato.

A Garze ho danzato danze tibetane con Drolma, camminato fino al tempio e fatto foto. Prima di andare al tempio Drolma mi ha fatto comprate qualcosa di bello e di tradizionale. Per lei i vestiti europei non erano adatti per entrare nel tempio. Tutti ricordano come Rinpoche fosse sempre vestito bene e chiedesse agli tutti di vestirsi bene. I tibetani indossano magnifici abiti tradizionali e sono eleganti anche in jeans.

Nella mia prima visita non sono riuscita a restare al Gar di Adzom perché la polizia mi ha chiesto di andarmente entro mezzanotte. Per questo avevo deciso di tornare ad ottobre. Senz’altro i periodi migliori per andare sono l’estate e l’autunno. In estate fa molto caldo a Chengdu, è molto umido e manca l’aria. A ottobre il clima è più neutro sebbene inizi a far freddo in montagna – Garze e Derge sono a 4.000 mt.

Adzom Gar

Vicino Derge

Durante la mia seconda visita sono stata più fortunata. Ho viaggiato con Lucy e sono anche riuscita a trovare il villaggio dove è nato Rinpoche, anche se francamente non era proprio nello stesso luogo ma non lontano.

Nel mio secondo semestre a Chengdu ho avuto a che fare con i tibetani dell’Himalayan Toastmasters Club, un gruppo molto attivo per i giovani. Li chiamavo “Immigrati in città”. È anche il nome di un ristorante a Chengdu, il Drolmala Music Space, aperto da tibetani. Se vi trovate a Chengdu trovate tempo per andateci di sera per sentire la musica folk e mangiare un ottimo pasto.

L’Himalayan Toastmasters è un club molto conosciuto in tutto il mondo. A Chengdu è stato fondato da tibetani soprattutto per allenare il loro inglese. Il mio insegnante di tibetano, Mewan, ha imparato l’inglese in un solo anno, Potete immaginarlo? Insieme a lui la mia vita a Chengdu è diventata più divertente. Parlando con queste persone è stato proprio bello vedere come si prendessero cura della loro cultura preservandone la lingua, indossando gli abiti tradizionali e mantenendo vive le loro tradizioni.

Gli Himalayan Toastmaster

Sfortunatamente non tutti i tibetani parlano il tibetano. Quelli cresciuti in città parlano in cinese. Per studiare la loro lingua nativa, il tibetano, devono frequentare corsi speciali presso scuole private.

Rinpoche spesso parlava dell’importanza di mantenere le tradizioni della cultura tibetana. Ha fondato la Shang Shung Institute Medical School e la School of Tibetan Language and Translation, la Shang Shung Publications, l’Atiyoga Foundation e ASIA. Nella Comunità Dzogchen danziamo le danze Khaita e cantiamo i canti tibetani. Dobbiamo mantenere queste tradizioni. Frequentando i tibetani ho capito di voler imparare il tibetano. Danzando con i tibetani ero felice di conoscere almeno qualche passo. Mi sono ripromessa di imparare alcune canzoni tibetane così belle.

Rinpoche ha creato molte cose per noi e durante la quarantena abbiamo avuto molte possibilità di studiare e praticare insieme. Tramite i webinar e le videoconferenze abbiamo potuto incontrare virtualmente persone che abbiamo incontrato ai ritiri e persone che incontriamo per la prima volta. La cosa importante è che siamo uniti. La vita è perfetta. Siamo felici e senza paura.

Sicuramente tornerò a Chengdu e già mi sto preparando. Recentemente nella Comunità Dzogchen c’è stata una grande attenzione su Chengdu, con istruttori occidentali della Comunità Dzogchen che hanno visitato e tenuto corsi e praticanti Dzogchen occidentali hanno visitato e seguito corsi organizzati dalla Shang Shung UK e dall’Ati Yoga Association. A ottobre 2019 sono stat invitata a partecipare all’evento organizzato da Migmar e il suo team della Dynamic Space of the Elements – un’esperienza davvero importante.

Incontriamoci e viaggiamo. Abbiamo molti Gar, Ling e una grande Famiglia del Vajra.

Auguro a tutti di poter viaggiare senza timore ed estendo i miei ringraziamenti a tutti coloro che mi hanno aiutata. Il nostro Sangha è il nostro tesoro.

Grazie a Darren Littlejohn e a Marina Shapiro for aver editato questo testo.

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