‘Drawn and Written in Stone’

An inventory of stepped structures and inscriptions on rock surfaces in Upper Tibet (ca. 100 BCE to 1400 CE)

John Vincent Bellezza
Bar International Series 2995/2020 BAR Publishing
311 pp., in brossura

John Vincent Bellezza è un noto archeologo e storico specializzato nella cultura pre-buddhista del Tibet, autore di numerosi libri e articoli sulla storia antica dell’altopiano tibetano.
Quest’opera non nasce da una fredda ricerca intellettuale basata su fonti letterarie tratte dagli scaffali di biblioteche, ma viene alla luce grazie a venti spedizioni in situ effettuate in un arco temporale lungo 18 anni (1995-2013) con l’assistenza di guide locali. Drawn and Written in Stone esamina gli antichi segni lasciati su rocce, pendii e grotte, che raccontano la storia religiosa dell’altopiano del Tibet tramite le iscrizioni e l’arte rupestre, fornendo così testimonianze riguardo alla prima tradizione religiosa del Buddhismo e dello Yungdrung Bon.

Il libro è una gioia per gli occhi di chi lo sfoglia, con centinaia di fotografie di strutture in pietra e iscrizioni rupestri, ed è arricchito da moltissimi disegni e illustrazioni che raffigurano piccoli amuleti in rame noti come thog-lcags. Il famoso autore e visionario tibetano Orgyen Lingpa descriveva così “i quattro portali delle pratiche virtuose reali”: il primo essere a guardia delle tombe reali, il secondo risiedere nei castelli, il terzo istituire templi e innalzare steli con editti, il quarto incrementare il numero delle iscrizioni su superfici in pietra. In conseguenza a queste istruzioni, la realizzazione di iscrizioni rupestri era quindi uno sviluppo naturale delle attività culturali in Tibet durante l’epoca imperiale.

Le conoscenze attuali riguardo all’epigrafia tibetana sono accresciute in modo cospicuo tramite questo lavoro, che presenta un’indagine esauriente sulle iscrizioni scolpite o dipinte sulle strutture in pietra, e sui chorten dell’Alto Tibet.

Il testo è basato su due distinti nuclei di testimonianze materiali: arte rupestre e iscrizioni su roccia. L’arte e le iscrizioni dell’Alto Tibet sono documenti di attività religiose a partire dal periodo protostorico (dal 100 BCE al 600 CE circa), attraverso la preistoria (600-1000 circa), fino al Medioevo (1000-1400 circa).

In Tibet esistono moltissimi esempi differenti di arte figurativa se ci riferiamo a pittogrammi e graffiti rupestri. Il loro esame arricchisce il novero delle informazioni riguardo al contesto culturale, sociale e religioso a partire dall’Età del bronzo e rivela le caratteristiche architettoniche e religiose della regione.

Le strutture a gradini in pietra sono contraddistinte principalmente da due diverse tipologie di monumenti: reliquiari o tabernacoli di forma elementare e la controparte nel Buddhismo e nello Yungdrung Bon, conosciuta con il nome di chorten in tibetano e stupa in sanscrito. La mole principale di iscrizioni nell’Alto Tibet è di carattere religioso e si compone di mantra.

Il volume inizia con un’introduzione generale in cui spiega il metodo e la prospettiva seguiti dall’autore. La prima parte del libro è formata da cinque capitoli nei quali fornisce un esauriente quadro generale delle strutture a gradini in pietra nel contesto dell’arte rupestre dell’Alto Tibet.

Nel primo capitolo si presenta una breve panoramica che riporta il nome dei siti, la posizione sull’altopiano tibetano, la tipologia di arte rupestre e i criteri adottati, tramite una classificazione per epoche storiche.

Il secondo capitolo racconta le origini delle strutture a gradini in pietra nell’Alto Tibet attraverso le fonti letterarie ed etnografiche. Troviamo qui alcune bellissime illustrazioni a colori con descrizioni dettagliate dei famosi talismani in rame tog-lchags e di oggetti in pietra. Il terzo capitolo è davvero molto interessante dal punto di vista artistico perché riproduce 232 disegni in bianco e nero di strutture a gradini. Le strutture raffigurate sono organizzate in venti gruppi diversi in base alla tipologia, a cominciare dal tipo più semplice, per proseguire con esempi maggiormente intricati e giungere infine al culmine con chorten buddhisti e non buddhisti di notevole complessità. Si presenta qui un bellissimo inventario delle tipologie illustrato da Rebecca Bellezza e altri artisti con meravigliosi disegni di notevole sensibilità.

Il quarto capitolo affronta il tema delle strutture a gradini analizzando le influenze culturali nell’arte rupestre tra l’Alto Tibet e le regioni nord-occidentali, con particolare riferimento alla disseminazione culturale e al trasferimento di conoscenze verso aree contigue, come la valle di Spiti, il Ladakh e il Pakistan settentrionale.

I chorten della valle di Spiti si caratterizzano per uno stile semplice e iscrizioni nella roccia che risalgono alla Preistoria. Anche le strutture a gradini e i chorten del Ladakh presentano principalmente incisioni rupestri, per quanto in questa regione queste strutture abbiano forme peculiari non comuni altrove. Dal punto di vista epigrafico, la differenza che si nota tra l’Alto Tibet e il Ladakh è che in questo territorio le iscrizioni sono in Kharostthi, Brahmi e Sarada, e molte sono presenti vicino a chorten. Nel nord del Pakistan (Gilgit-Baltistan) si rileva una massiccia presenza di arte rupestre, proprio come in Ladakh, e sono presenti anche alcuni grandi stupa. Il capitolo quarto è inoltre arricchito da un cospicuo numero di disegni in bianco e nero che riproducono questo genere di arte, semplice ma graziosa.

La prima parte del volume si conclude con il quinto capitolo, un meraviglioso catalogo fotografico delle strutture in pietra, riprodotte grazie a 220 immagini a colori. È questo il cuore dell’opera e rappresenta un contributo davvero rilevante sotto il profilo documentario.

La seconda parte inizia con il sesto capitolo nel quale è presentata un’indagine completa riguardo alle antiche iscrizioni su pietra dell’Alto Tibet. L’autore introduce e descrive le antiche iscrizioni rupestri dell’Alto Tibet e analizza il loro significato in prospettiva storica e culturale. Queste iscrizioni, in tibetano o in una forma di sanscrito “tibetanizzato”, sono uno strumento efficace per la comprensione dei caratteri della religione nell’altopiano tibetano occidentale. Il capitolo si conclude con un utile elenco delle ubicazioni dei siti in cui si trovano iscrizioni rupestri.

Il capitolo sette affronta la storia delle iscrizioni rupestri nell’Alto Tibet tramite una descrizione degli sviluppi epigrafici nell’area dell’altopiano tibetano occidentale. Le prime iscrizioni nell’Alto Tibet furono scritte in tibetano antico e le epigrafi incrementano in modo significativo il nucleo di letteratura esistente in questa lingua, che è relativamente ristretto. Permettono inoltre di avere una comprensione più completa dell’evoluzione grammaticale della lingua tramite un confronto tra le forme scritta e parlata.

Nell’ottavo capitolo l’autore propone un’analisi paleografica delle iscrizioni rupestri tibetane considerate nel volume. Il tibetano antico dell’epoca era scritto in uno stampatello conosciuto con il nome di dbu-can (lettere con la testa). Nel periodo imperiale e post-imperiale sono stati usati differenti tipi di scrittura dbu-can (yig-gzugs) distinti sulle diverse superfici usate per scrivere.

Bellissime fotografie mostrano i tipi paleografici preistorici e medievali, fornendo un’autentica descrizione fisica delle qualità delle iscrizioni rupestri, come il tipo di calligrafia utilizzato, i tratti delle lettere, e l’ortografia delle iscrizioni stesse. La tradizione paleografica delle iscrizioni rupestri dell’Alto Tibet include molto spesso segni distintivi nella forma calligrafica comune.

Nel nono capitolo è presentata una analisi in cui si spiega dal punto di vista statistico il significato dei mantra e dei rituali nella religione buddhista e bon.

Il decimo capitolo, la parte più bella e ricca del volume, offre un meraviglioso catalogo fotografico e la lettura di iscrizioni rupestri tibetane grazie a 394 fotografie a colori in cui sono immortalate 525 iscrizioni. Ogni iscrizione riportata in fotografia, incisa o dipinta, presenta anche la versione in tibetano, il tipo di scrittura in cui è realizzata, i segni grammaticali, e una traduzione in inglese.

Il libro si conclude con una bibliografia completa ed esaustiva utile in modo particolare per gli studiosi e tutti coloro che sono interessati a conoscere la storia antica del Tibet. La lettura del volume dà l’impressione di camminare insieme a J. V. Bellezza per i passi dell’altopiano tibetano, scoprendo così accanto a lui, seppur in maniera virtuale, la bellezza dei monumenti arcaici e dell’arte rupestre di un paese affascinante e ancora abbastanza sconosciuto.

Giorgio Dallorto

Traduzione di Luca Villa

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