Il primo ritiro con Chögyal Namkhai Norbu

Ricordi di Subiaco

Mario Cumbat

Ricordi. Non so neanche quanti anni sono passati….una sera al teatro Olimpico di Roma, quasi per caso, mi trovo ad assistere ad uno spettacolo di monaci tibetani, all’ultimo momento c’era ancora un posto. In teatro incontro una compagna di scuola di mia madre, Laura Albini, che mi parla del Karmapa e di un grande maestro Dzogchen che abita a Napoli, ma che non vuole dare insegnamenti.
Ricevo in seguito il Rifugio Buddista dal Lama Gendun di passaggio a Roma a casa di Laura.

Gira quindi la voce che forse Namkai Norbu, il maestro di Napoli, si è convinto e che Laura sta organizzando un ritiro a Subiaco per questa estate.
Un lungo viale alberato conduce alla villa, è il fine settimana e sono molto curioso. Un gruppo di giovani è già lì da alcuni giorni.

Norbu: sono fortemente colpito dalla sua semplicità e spontaneità, parla e sembra sempre che parli a te nel gruppo e direttamente al tuo cuore.
Le giornate scorrono da sole, non c’è nulla di organizzato, si vive assieme (eravamo 15-20), si mangia, si parla, si passeggia e l’Insegnamento scaturisce spontaneamente nei momenti più impensati. Il modo stesso di vivere di Norbu è un Insegnamento. Decido di tornare la settimana successiva e poi sono rimasto per tutte le mie ferie estive.

Ero assillato dagli appunti, ogni volta che tornavo cercavo di farmi raccontare e di copiare le pratiche ed i concetti che ricevevamo continuamente. La mia memoria mi imponeva di scrivere tutto il possibile per poterlo rivedere ed approfondirlo razionalmente. Non avevo ancora capito l’importanza della comprensione profonda oltre gli schemi della mente e dell’Introduzione Diretta.

Il Guru Yoga, il Jod e Dorje Legpa sono stati i primi Insegnamenti “cantati” che ancor oggi non sono in grado di recitare, sono molto stonato, ma nel gruppo riuscivo a fare la mia parte anche se spesso la mia voce squillante spiccava quando non doveva.

Fila posteriore da sinistra a destra: Laura Albini, Christina von Geispitzheim, Daniele Colajacomo, Chögyal Namkhai Norbu, Poupee Brunatto, Maria Campisi. Fila centrale da sinistra a destra: Maria Simmons, Paolo Perella, Aldo Oneto, Paolo Brunatto, Muriella Colajacomo, Enrico Dell’Angelo, Nancy Simmons, Massimo Facchini, Giuliano Casiraghi. Prima fila da sinistra a destra: Gennaro Anziano, Mario Cumbat, Mario Maglietti, Elio Rumma, Donatella Rossi

Tutte le sere si praticava assieme e poi Norbu ci parlava, spesso era dura arrivare alle ore piccole, ma nessuno era disposto ad andare a dormire finchè il Maestro non ci dava la buona notte. La mattina poi si compariva a colazione in ordine sparso, Norbu era sempre là in attività e con nuove idee per la giornata.

Sono stati giorni intensi e delicati, passo dopo passo Norbu ci apriva un nuovo mondo davanti agli occhi e nel cuore, sempre a disposizione e pronto ad utilizzare qualunque cosa per stimolarci e farci capire. Un giorno aveva intagliato un fischietto da una canna raccolta durante una passeggiata e ci propose di provare a suonarlo. Nessuno ci riuscì in quanto il fischietto emetteva solo soffi e gemiti inconsulti. Alla fine ci ha proposto di svelare il mistero e di suonarlo lui, messolo alla prova il fischietto emise gli stessi soffi e gemiti di prima: quello era il suo suono…

Ricordi di Prata

Il ritiro di Subiaco era finito oramai da molti mesi, l’impatto è stato forte ed il gruppetto che lo aveva seguito, facendo cerchio attorno a Laura ed alla sua casa, cercava di praticare ed approfondire il messaggio ricevuto. Eravamo tutti molto colpiti, il messaggio talmente grande e profondo mi aveva lasciato scosso: finalmente una via che sentivo nel mio profondo e che ci dava una chiave di lettura della nostra esistenza, valida a tutti i livelli.

A quel tempo non c’erano tante possibilità di reperire informazioni sul Buddismo, la moda non era ancora esplosa ed esistevano solo pochi testi e solo per gli addetti ai lavori. Passavamo tra riunioni di pratica da Laura (dove ufficialmente esisteva ancora un centro del Karmapa) ed incontri tra noi per scambiarci opinioni e chiarimenti. La difficoltà di approfondire l’iconografia ed i simboli dell’Insegnamento era notevole, già allora Costantino, che forse era il più ferrato in teoria, è stato di grande aiuto. Io disponevo di pochi appunti e soprattutto non in forma organica data la mia partecipazione parziale al ritiro di Subiaco, ma li custodivo e li riordinavo gelosamente. Il mio trip per gli appunti è durato molti anni, la mia poca memoria mi obbligava a scrivere il più possibile, solo così mi sembrava di poter disporre di una traccia da utilizzare come base per la pratica.

Mario Cumbat

L’estate dunque si avvicinava e non sapevamo dove ci sarebbe stato il nuovo ritiro. Finalmente la notizia che c’era un terreno vicino a Prata, in Campania, di proprietà di Norbu Rinpoche, dove avremmo potuto riunirci senza troppi problemi. Purtroppo c’era l’acqua ma niente altro, avremmo dovuto organizzarci con le tende e predisporre tutto il necessario per i servizi comuni.

La valletta nel bosco era molto bella, non ricordo quanti esattamente eravamo, ma il numero era già notevolmente cresciuto rispetto al primo incontro. Le tende erano sparse un po’ ovunque, un accampamento estremamente eterogeneo, sia come tende che come abitanti. Ognuno aveva scelto l’angolo che riteneva più bello e comodo, ma ci siamo installati come meglio si poteva.

Questa volta, dato il numero di partecipanti, siamo stati obbligati ad organizzare l’insegnamento e la pratica collettiva in orari ben definiti, ma Rinpoche era sempre disponibile, a qualsiasi ora o momento, sempre pronto a dare spiegazioni o supporto a chi ne aveva bisogno.

Nel frattempo avevo conosciuto Claudio e Maria, lui ottimo cuoco ed entrambi simpatici e disponibili. La decisione di mettere le tende vicine e condividere l’esperienza, lo spazio e l’organizzazione è stata automatica. In effetti avevamo le tende tra quelle dove si mangiava meglio e c’erano molte comodità, tra l’altro avevamo sempre acqua fresca: siamo stati soprannominati “club mediterranée”. La sera giravano per il campo i così detti preta, cioè coloro che, completamente disorganizzati, ad una certa ora avevano fame e cercavano persone disponibili a condividere il pasto. Naturalmente il club mediterranée era una delle mete preferite dove si trovava sempre qualcosa di decente; ricordo ancora le zuppe veramente speciali che Claudio riusciva a preparare su di un fornelletto veramente ridicolo.

Un certo giorno sono arrivati due nuovi dal nord Italia, Fabio e Tiziana, e si sono installati senza tenda ai margini del campo protetti dagli alberi e dai cespugli. Hanno suscitato immediatamente la curiosità di molti: vestiti di cotone bianco, con fare molto indiano e ascetico, si tenevano in disparte, ma non mancavano mai all’Insegnamento.

La pioggia era il nostro grande nemico, se avesse piovuto forte, nelle condizioni in cui si trovava il campo, tutti avrebbero avuto grossi problemi. Dorje Legpa ci ha aiutato molto, più di una volta la pioggia si avvicinava minacciosa ed è stata dirottata da una pratica intensa di questa Guardia. Norbu Rinpoche ci guidava suonando il Damaru e la Campana: sorrideva e diceva di non preoccuparci.

Gli abitanti del paese vicino ci consideravano dei matti che facevano strane pratiche nel bosco, avevano una forte curiosità ma anche timore, solo pochi sono venuti a vedere e sentire quello che succedeva. Apprezzavano però molto il fatto che tutti, più o meno, facevano la spesa in paese.

Col mio trip degli appunti ero sempre uno dei primi all’Insegnamento per prendere un posto vicino al Maestro e con un piccolo registratore ho registrato tutti gli insegnamenti. Purtroppo tutte le cassette, che avevo dato ad un praticante perché le conservasse e le tenesse a disposizione della comunità quando sono partito da Roma, sono andate perdute. Esiste la trascrizione completa del ritiro che dovrebbe essere nella biblioteca di Merigar. Su come fare la trascrizione ci sono stati grossi dibattiti: si doveva trascrivere parola per parola l’italiano un po’ stentato del Maestro o si doveva mettere il testo in un italiano fluente? La scelta è caduta sulla via di mezzo: solo qualche piccolo aggiustamento per rendere la lettura più agevole e per non correre il rischio di modificare il senso profondo voluto da Rinpoche nel suo discorso. Non ci sentivamo in grado di interpretare il testo e di riproporlo in una forma perfetta.

La pubblicazione del volume è stato un notevole impegno, battuto a macchina (il computer allora era veramente a disposizione di pochi) e fotocopiato in non ricordo in quante copie. Non dovrei ma sono ancora molto fiero e contento della fatica fatta…

La Pratica dunque si approfondiva e consolidava, piano piano iniziava a far parte della nostra vita e Norbu Rinpoche, dopo essersi convinto che uno dei suoi compiti in questa vita era quello di trasmettere l’Insegnamento, non si è più tirato indietro con una determinazione ed un serafico entusiasmo che ancor oggi ammiro.

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