Integrare la vita nella pratica

Chögyal Namkhai Norbu

Un insegnamento informale dopo la Trasmissione Mondiale del Guruyoga

Santiago, Cile, 17 novembre 2014

Quando pratichiamo assieme siamo nello stesso momento, nella stessa situazione, nello stesso stato, stiamo facendo la stessa trasmissione. Quando applichiamo questo è come se fossimo tutti uniti in quel momento. La [pratica collettiva] aiuto molto chi ha meno capacità a migliorare. E anche chi non sa come fare la pratica, se partecipa una, due, tre volte, poi imparerà. Ad esempio, facciamo la Ganapuja. Molti non conoscono la Ganapuja, le visualizzazioni, i mantra e così via. Non solo questo, ma ci sono anche mantra, mudra e visualizzazioni relativi a corpo voce e mente dell’individuo. Dovremmo applicarli tutti. In particolare, per le persone nuove che non conoscono [tutte queste cose] non è facile. Ma quando hanno ricevuto la trasmissione e la applicano assieme durante la pratica collettiva una, due, tre volte, impareranno e saranno in grado di fare da soli. Quindi la pratica collettiva è molto importante.

Qualcuno dice che non ama fare la pratica collettiva, che la fa da solo. Se quella persona fa davvero da sé, da sola, anche così è ok, va bene. Ma spesso le persone non fanno così, hanno solo una bella idea e non progrediscono. Alcuni ritengono di essere molto esperti e di avere una capacità elevata e che, quando si pratica assieme e si fa qualche beneficio per aiutare qualcuno che ha meno capacità di progredire, pensano che in questo modo potrebbero perdere la loro capacità. Non si perde mai la propria capacità, la si sviluppa sempre.

Sapere queste cose è molto importante, così cercate di fare la pratica collettiva. Si tratta di una cosa importante per entrare in questa via spirituale perché ci sono molte cose che distraggono. A volte uno ha voglia di praticare, di seguire l’insegnamento e così via. Altre volta se ne dimentica, perché si è sempre distratti dalla mente che giudica e pensa. Fare una pratica come la Ganapuja, o semplicemente il Guruyoga, vuol dire che si cerca di stare nella propria vera natura. Questo è il punto principale. Quando si realizza questo, vuol dire che si è totalmente nella propria vera condizione, che significa lo stato perfetto e che lo si manifesta.

Ma la maggior parte del tempo si è presi dai pensieri. Pensare è la mente che è nel tempo e nello spazio. La mente non è la propria vera natura, la propria vera natura è al di là di ciò. Ecco perché quando si è nella propria vera natura si superano tutti i problemi. Ma quando non si possiede questa conoscenza, si va sempre dietro alla mente, che giudica dicendo che questo è importante, che quello è importante, che è logico, perché e percome, e si pensa che sia perfetto e gli si dà importanza. Ma in senso reale vuol dire che la mente ci sta dominando, ne diventiamo schiavi e poi avremo infiniti problemi. Sapendo questo, non si dovrebbe seguire la mente. Va usata, dominata. Se la mente domina, non va bene. Così questo è il principio della pratica. Dobbiamo tenerlo a mente e fare del nostro meglio per praticare, in particolare il Guruyoga.

In questa pratica [la Trasmissione Mondiale del Guruyoga] all’inizio, dopo le respirazioni di purificazione si intona la A e si fa la visualizzazione del Guruyoga. Questa è l’essenza del Guruyoga dell’Atiyoga Dzogchen. In generale, ci sono molti tipi di Guruyoga. Quando si fa un thun [di pratica] e si visualizza Guru Padmasambhava o Guru Garab Dorje e si riceve il potenziamento, questo è il sistema Vajrayana, si pratica in modo dualistico. Poi alla fine si unifica. Ma nello Dzogchen il principio è cercare di essere nella propria vera natura dall’inizio, non in modo dualistico. Così quando si intona la A e si visualizza una A bianca in un thigle, si inizia con la mente, si pensa. Poi ci si rilassa in quello stato. Questo è lo stato del Guruyoga, che significa essere al di là della mente e del tempo nello spazio. Così ricordatevi che questa pratica è la numero uno.

Quello che dovrebbero fare i praticanti Dzogchen è il Guruyoga, ogni momento: al mattino quando ci si sveglia, Guruyoga; quando si va a dormire, bisogna ricordarsi del Guruyoga, cioè la pratica della notte. Non serve una pratica particolare per la notte, basta il Guruyoga. Se lo si fa in modo perfetto di notte, questa pratica aiuta anche a prepararci a quando si morirà. Al momento della morte che cosa facciamo? A volte si riesce a fare il trasferimento o qualche altra pratica complicata, ma non è facile farle quando si sta morendo. In quel momento, nello stato del bardo del momento della morte, gli elementi, l’essenza degli elementi, le funzioni dei sensi, tutto si dissolve internamente e si provano una grande paura e sofferenza – sempre che si muoia in modo confortevole, ma non è così facile. Spesso non si muore in modo confortevole, ma per un incidente o altro di simile, quindi non c’è molto tempo per fare visualizzazioni complicate.

Se sappiamo questo e durante la vita si fa il Guruyoga, in ogni momento, il Guruyoga Ati – quando stiamo morendo che cosa dovremmo fare? Il Guruyoga. Si è nello stato del Guruyoga, nella propria vera natura, che non muore mai, assolutamente no, è al di là della morte. Quello che muore è il corpo fisico che è collegato alla mente. A volte alcuni dicono di voler imparare quello che si deve fare dopo la morte nel bardo. La pratica migliore è il Guruyoga Ati, è completa.

Se non si fa il Guruyoga, che cosa fare allora? In ogni momento nel tempo e nello spazio si deve cercare di essere presenti. Se si è presenti si può fare qualunque cosa, lavorando con le circostante, perché si è presenti, non si è distratti e tutto va alla perfezione. Anche se ci sono tensioni, si scoprono subito: “Oh, c’è una tensione. Devo liberarmene, altrimenti creerà problemi”. La tensione è relativa alla mente e non si deve essere schiavi della mente.

Che cosa si deve fare nella vita quotidiana? Si fa del proprio meglio. Nessuno sa quanto durerà la propria vita. Alcuni [muoiono] anziani, altri più giovani, non c’è una garanzia della durata della vita, così è meglio praticare. Anche se non si può fare molto la pratica formale, l’essenza non è il formale, si deve andare all’essenza, come il Guruyoga, come l’essere presenti. La vita passerà in quel modo e la integreremo nella pratica, è molto facile. Spero che tutti cercheranno di farlo.

Traduzione italiano di Clara Lovisetti
Foto di Chögyal Namkhai Norbu di Mikhail Abramov

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