La connessione profonda fra arte e pratica spirituale

La poetessa e sorella del Vajra Louise Landes-Levi ci ha dato un importante e autorevole contributo per la comprensione delle radici spirituali dell’arte e per la diffusione di questa conoscenza

RASA: Or Knowledge of the Self, by René Daumal

Revisionato e tradotto da Louise Landes Levi
Terza edizione, © 2021 Louise Landes Levi
Coolgrove Press, New York, ISBN: 978-1-887276-41-2

Copertina: Five Senses (Cinque sensi) di Francesco Clemente

René Daumal, (1908 –1944) era un poeta, scrittore e critico francese con un profondo interesse verso le tradizioni spirituali orientali. Negli anni ’70 del secolo scorso il suo romanzo incompleto Mount Analogue (1952), pubblicato postumo, era diventato un libro icona del milieu artistico e della scena poetica newyorkese. Il romanzo gioca in modo immaginario e in qualche modo surrealista con l’analogia dello scalare una montana e il viaggio spirituale alla ricerca della verità. Patty Smith lo chiamava il suo libro favorito.

Il libro RASA è di carattere differente. Daumal tradusse in francese e commentò una selezione di testi sanscriti, presentando la poetica spirituale e la filosofia estetica che sono alla base dell’arte indiana – una brillante analisi della differenze fra i modi di vedere occidentale e orientale riguardo alla pratica e alla teoria artistica. Il libro include riassunti e commenti di alcuni fondamentali testi tibetani, fra cui Il libro tibetano dei morti, La vita di Marpa, La conversione degli uccelli. Louise, quale poetessa, scrittrice e musicista esperta in musica classica indiana, possiede la qualifica perfetta per trattare questo tema. Con grande merito ha reso questo libro di nuovo accessibile.

In un altro contesto Louise, senza risparmiarsi per consentire ai lettori di lingua inglese di poter accedere al lavoro di questo autore, scrisse a riguardo: “Daumal cercava una consapevolezza pervasiva che avrebbe riguardato tutta la sua prassi. (…) La sua attività e vita quotidiana erano diventate un tutt’uno con il quale avrebbe sviluppato uno stato di presenza – una consapevolezza non-duale – che era il soggetto interiore dei suoi apparentemente romanzi (…)”, rendendo ovvia la profonda connessione fra l’autentica pratica artistica e quella contemplativa.

Vorrei aggiungere una considerazione più generale riguardo al fatto che tradurre è un’attività meritoria.

Tradurre, secondo me, è una delle più compassionevoli forme di arte, soprattutto quando riguarda testi di eminente valore spirituale come le parole scritte del nostro Maestro, ma anche altri lavori di rilevanza culturale cruciale. Per citare il nostro Maestro, “Cultura è evoluzione”. Definisco la traduzione un’arte perché è un compito fattibile per quanto impossibile. Impossibile a causa delle incongruenze di base fra le lingue, dato che ciascuna è l’espressione di caratteristiche e sfumature uniche e di impliciti rifermenti culturali che non esistono nelle altre lingue.

Fattibile perché con ingegno, creatività e coraggio, nonostante tutto persone devote dedicano il loro tempo a questo arduo compito, che non porta loro né fama né un grande guadagno – se mai si viene compensati. Un mondo senza traduzioni sarebbe inconcepibilmente impoverito, sarebbe un mondo di isole scollegate. Nessuno dei grandi testi di insegnamenti e di letteratura del Dharma ci sarebbe arrivato. Dobbiamo essere consapevoli di come noi siamo debitori non solo ai Maestri e ai grandi scrittori ma anche, in modo diverso, ai loro traduttori.

Dorothea Franck, Berna, agosto 2022
Traduzione in italiano di Calra Lovisetti

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