La storia di Vince – Come ho incontrato Chögyal Namkhai Norbu

Vince Li Wen Tai

Sono nato a Hong Kong e sono cresciuto là più o meno fino agli undici o dodici anni. Mia madre era una persona molto religiosa e quando ero bambino lei era cattolica. In effetti è strano il modo in cui la nostra famiglia è venuta in contatto con il buddhismo, perché quando io avevo nove anni mio padre ebbe un problema alla colonna vertebrale e stavamo cercando di trovare un medico per lui. Il nostro sacerdote cattolico ci disse che conosceva dei maestri di qigong a Shenzhen che avrebbero potuto aiutarlo. In Cina il qigong è riconosciuto e studiato con un approccio veramente scientifico.

 Shenzhen incontrammo una coppia di maestri di qigong che introdussero la nostra famiglia alla meditazione e alla recitazione dei mantra. Mia madre ne fu così convinta che abbracciò veramente il buddhismo e trovò perfino un centro a  Hong Kong dove un lama cinese insegnava il lamrin di Lama Tsongkhapa e lei si immerse in quel mondo per un paio d’anni portandomi con sé agli insegnamenti. 

Un giorno il centro invitò a dare insegnamenti un geshe tibetano da Sera Jey e così mia madre decise di seguirlo. Questo geshe era venuto a Hong Kong su invito di Lama Zopa Rinpoche, così scoprimmo Lama Zopa e il centro FPMT. In seguito Lama Zopa Rinpoche mandò a Hong Kong un altro insegnante, Geshe Lama Konchog, con cui ebbi una connessione molto forte.

Dopo l’incontro con Geshe Konchog siamo andati in Tibet diverse volte.  Il primo anno abbiamo fatto un viaggio di famiglia in Tibet, nel Qinghai, ad Amdo dove abbiamo visitato il principale monastero Gelugpa. Un’altra volta abbiamo attraversato lo Xining in autobus, passando le montagne e arrivando a Lhasa per fare un pellegrinaggio di famiglia. La terza volta abbiamo accompagnato il geshe ad Amdo e fu molto bello anche se non ricordo molto bene quel periodo.

Vince al monastero Kopan

Poi, quando avevo undici o dodici anni, all’inizio degli anni novanta, si discusse sulla possibilità che io andassi a Kopan, il monastero di Lama Zopa in Nepal, per studiare e diventare un monaco. Mia madre era molto convinta dal tipo di Buddhismo presentato da Lama Zopa e voleva che io avessi uno stile di educazione più monastico, mentre lei al monastero si sarebbe dedicata alla pratica del nöndro per sei mesi.

Quando arrivammo là, Geshe Lama Konchog mi tagliò i capelli e mi impartì i voti del novizio e così mi gettai a capofitto in tutto questo. Dovetti imparare a leggere e parlare in tibetano, studiare l’inglese, la matematica e il disegno delle thangka. Fondamentalmente i piccoli monaci novizi dovevano soprattutto memorizzare testi, così dovetti imparare rapidamente a leggere. Avevamo una sessione mattutina di recitazioni, poi la colazione e le classi.

Dopo qualche mese dovemmo andarcene per via dei visti e pensavamo di ritornare, ma invece io andai a stare al centro FPMT di Taiwan. Là le circostanze mi portarono a diventare l’assistente del geshe per alcuni mesi. 

Da Taiwan tornai a Hong Kong e per circa sei mesi non tornai a scuola perché ero ancora un monaco.  Al centro buddhista indossavo la tonaca, mentre in altri luoghi vestivo abiti normali ma di colori particolari come rosso, giallo o marrone. Fu un periodo di grande incertezza per la mia famiglia. Mia madre non era sicura di quello che avrei dovuto fare, perché a Hong Kong non avevo la possibilità di continuare i miei studi monastici senza un geshe come insegnante. Ero un piccolo monaco senza un lama, un monastero e un sangha.

A quel punto decidemmo di andare negli USA a trovare mio zio che viveva a Seattle e durante quel viaggio arrivammo a Vancouver in Canada e il posto mi piacque. Mi venne l’idea che avrei potuto continuare i miei studi scolastici là, perché avevo un’interruzione di tre anni difficile da recuperare a Hong Kong mentre in Canada avrei potuto farlo. Così presentammo una richiesta a una scuola secondaria speciale per studenti stranieri e io venni ammesso. Là passai tre anni.

Il primo anno ero ancora un monaco, sebbene indossassi abiti laici, ma poi realizzai che probabilmente era tempo di restituire quei voti che ogni giorno stavo infrangendo abbondantemente. Che puoi fare quando sei quindicenne o sedicenne?  Terminai gli studi delle superiori a Vancouver e iniziai i miei studi universitari in psicologia al campus Nanaimo della Vancouver Island University.

A quel punto la sola idea della religione mi era diventata così rivoltante che non volevo nemmeno sentirne parlare da chichessia. Avevo proprio perso la fede nella spiritualità istituzionale. Tuttavia incontrai molta gente di spirito libero e assieme a loro feci musica sciamanica, primitiva, ripetitiva, musica che ti porta in un flusso in cui ti senti molto connesso alle persone. Per me fu un’esperienza veramente naturale e potente e per alcuni anni vissi in quel tipo di comunità.

Rimasi a Vancouver per circa 8 anni – dal 1997 al 2005 – e poi tornai a Hong Kong e lavorai là per qualche anno ancora senza alcuna connessione con la spiritualità. In HK formai una band e nel 2009 mi trasferii con il mio gruppo a Beijing e vi rimasi fino alla fine del 2014. Alla fine del terzo anno compresi che non potevo soltanto continuare con la musica, così gli ultimi anni là li passai a lavorare per Vice Media per aiutarli a stabilire una base a Beijing.

Nel 2009 col trasferimento a Beijing avevo cominciato improvvisamente a fare un sacco di sogni sul Karmapa, Tai Situ e il Dalai Lama anche se non avevo nessuna connessione. Nei sogni avevamo delle conversazioni e questo mi fece pensare che avrei dovuto di nuovo provare ad accostarmi al buddhismo, ma con molta cautela. Questa volta avrebbe dovuto essere il buddhismo insegnato da Guru Rinpoce, sebbene non avessi alcuna idea di chi fosse Guru Rinpoce. Così feci una ricerca sul web per vedere cos’era disponibile in quel momento e trovai Larung Gar, un collegio buddhista nel Kham. Là c’erano diversi Khenpo che sapevano parlare cinese e insegnare ai cinesi e vi erano alcuni corsi che potevi seguire on line come laico. Alla fine partecipai a un corso quinquennale Studying the Words of My Perfect Teacher”. (“Studio su Le parole del mio maestro perfetto”, testo di Patrul Rinpoce).

Infine partii per Larung Gar nell’ottobre del 2014, un paio di giorni prima del mio compleanno. I primi giorni furono terribili perché eravamo come minimo a 3.400 metri sul livello del mare, per cui stavo così male per l’altitudine che il padrone dell’ostello venne a vedere se ero morto.

Gli alloggi a Larung Gar fondamentalmente sono fatti con ogni cosa: legno, mattoni di cemento, fango. Ho visitato molte case di fango e sono incredibilmente confortevoli. Una volta, dopo aver fatto un lavoro assieme, un khenpo ci invitò nel suo minuscolo posto dove c’era solo una piccola stufa, una pila di testi di mantra e una foto del fondatore di Larung Gar, Jigme Phunsok. Sul pavimento c’era una piccola pelle di pecora, un sacco di stampa e un paio di tazze da tè. Eravamo in cinque rannicchiatti in quello spazio a spartirci tè e tsampa e fu uno dei più bei momenti della nostra vita.

Il mio alloggio era un po’ diverso:  c’era un letto, uno scaffale e altre cose, perché custodivo la casa per un banchiere di Beijing, che ne era proprietario e mi aveva chiesto di accudirla fino al suo ritorno. Ciò mi fece capire che se sei rilassato puoi avere quello che ti serve. 

Nella valle c’erano diversi posti dotati di acqua fresca dove potevi andare ad approvvigionarti. C’erano due bagni pubblici, così potevi fare la doccia almeno una volta al mese e per il resto potevi scaldare dell’acqua e versartela addosso. Il periodo più lungo che ho passato senza lavarmi sono stati i tre mesi invernali.

Con Yuan Sheng presso il Gar Larung

A Larung Gar il corso preliminare era Le parole del mio maestro perfetto” oppure “Lo stile di vita del Bodhisattva”. C’era anche il tradizionale nöndro e poi nei fine settimana dei corsi extra in cui venivano dati i lung dei testi di studio, come il Semnyid Ngalso e simili, mentre ogni giorno a mezzogiorno c’erano dei  trulku che avevano il compito di dare potenziamenti e lung.

Tutte le mattine cominciavamo con una lezione in classe dalle 7 alle 9, poi il nostro lavoro di karma yoga per circa sei ore, dalle 10 alle 12 e poi dall’1 alle 5 del pomeriggio. Alla sera il nostro khenpo principale dava insegnamenti e una volta ogni tre mesi aveva luogo un grande drubchen che durava 15 giorni. Durante i drubchen riprendevo in mano il tibetano perché dovevamo leggere e ripetere.

I primi mesi là ero molto grato, ma anche davvero ansioso e non avevo alcuna idea del perché. Ero così timoroso ed eccessivamente sensibile a tutti i miei pensieri. Cercando di scoprire la causa dei miei problemi di ansia, andai da uno dei trulku che era chiaroveggente e mi disse che probabilmente la mia ansia era dovuta a una connessione con qualche entità demoniaca. Allora mi ricordai che anni prima, in Nepal, per caso avevamo incontrato questa reincarnazione di Phapongka e tramite costui avevamo stabilito una connessione con il gyalpo. Pochi anni dopo avevamo scoperto che questa connessione era problematica e non così facile da sciogliere in quanto era una cosa molto potente.

Allora cercai di informarmi sul web e trovai un articolo di Chögyal Namkhai Norbu che parlava dei gyalpo e di come trattare con loro. Nell’articolo Rinpoce suggeriva che la gente che aveva questo tipo di problema poteva andare da lui per ricevere una protezione. Così pensai di cercare questa pratica per vedere se funzionava. Andai da un trulku che frequentavo e gli chiesi la trasmissione di Guru Dragphur, ma invece di quella mi diede la trasmissione di Guru Dragpo.

In seguito scoprii i webcast di Chögyal Namkhai Norbu e così iniziai a seguire i suoi insegnamenti.  La prima volta fu un insegnamento generale  – il ritiro di insegnamento Atiyoga a Praga – e alla fine del ritiro lui diede la trasmissione di Guru Dragphur. Immediatamente cominciai a recitare il mantra e il nervosismo e l’ansia sparirono in modo inaspettato e compresi che questo era qualcosa di veramente potente. Prima di questo pensavo che questa ansia fosse la norma e che fosse parte del motivo per cui avevo voluto abbandonare Beijing e quel tipo di vita. Una volta che ebbi incontrato Rinpoce e ricevetti quella trasmissione in internet e praticai quello che aveva insegnato, allora compresi che non doveva essere per forza così.

Stavo a Larung Gar da un anno e mezzo e ci sarei rimasto di più se non fosse stata demolita nel 2016, probabilmente per motivi di sicurezza antincendio. Poi scoprii che c’era una Comunità Dzogchen in Cina, così andai a Samtengar per imparare tutte queste cose che Rinpoce insegnava. Prima di incontrare Rinpoce non sapevo nemmeno che tutte queste pratiche erano aperte, perché nella via tradizionale di Larung Gar, la Danza del Vajra e le pratiche di tsalung con lo yantra yoga erano soltanto per praticanti avanzati.  E la Danza del Vajra non viene intesa come una danza per le persone, ma soltanto per gli esseri realizzati. A Samtengar cercai di imparare tutto quello che potevo. Avevo fatto il nöndro per qualche tempo e volevo davvero studiare il Santi Maha Sangha.

Poi a un certo punto nel 2016 durante uno dei webcast guardai Rinpoce e compresi che il tempo stava fuggendo e che non potevo più aspettare per incontrarlo. Anche se la gente in Cina era sicura che Rinpoce sarebbe arrivato, io partii per Dzamling Gar all’inizio del 2018 per il ritiro di Mandarava dove finalmente incontrai Rinpoce in persona.

C’era la fila per parlare con Rinpoce dopo gli insegnamenti e io ero in attesa. Gli avevo portato un regalo ed ero veramente felice di incontrarlo finalmente. Gli dissi che avevo avuto questo problema della connessione con il gyalpo e che avevo fatto la pratica di Guru Dragphur e gli chiesi se c’era qualcos’altro che potessi fare. Lui disse soltanto “Very good, molto bene”. Ed è vero, volevo soltanto avere una conferma da lui.

Incontrarlo servì proprio a mostrarmi che non avevo bisogno di cercare altro e scoprire come questo era sufficiente.  Sembrava che tutti gli insegnamenti che lui aveva dato indicassero questo. Non esiste nulla al di fuori. Non c’è bisogno di cercare altre iniziazioni o connessioni perché lui ti ha dato tutto quello di cui hai bisogno. E il resto è solo lavoro interiore. Questo è ciò che ho capito nel breve tempo che ho passato con lui.

Nel periodo pur bello che avevo trascorso a Larung Gar non lo avevo capito. L’ho compreso dopo e l’ho apprezzato ancora di più, perché mi aveva dato la base per comprendere ciò che insegnava Rinpoce. Gli studi tradizionali svolti là mi hanno aiutato a evitare la possibilità di avere una comprensione errata delle cose, perché gli insegnamenti Dzogchen di Rinpoce sono molto avanzati e senza una struttura concettuale di base è difficile riconciliare nell’insegnamento un insieme di punti di vista apparentemente conflittuali. Vorrei dire di più riguardo a Rinpoce – mi sento come se stessi appena cominciando a scoprire Rinpoce.

Al momento sto soprattutto traducendo corsi e ritraducendo le traduzioni orali di alcuni dei suoi ritiri in cinese, ascoltandoli e rivisitandoli. E nel ripeterli c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire ogni volta.

Traduzione in italiano di Federico Ballarin

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