L’Introduzione diretta nell’insegnamento Dzogchen

Estratto dal Ritiro Il Canto del Vajra

con Chögyal Namkhai Norbu

Hong Kong, 17 maggio 2012.

Giorno 2.

Insegnamento di Rinpoche a Hong Kong nel 2012. Per gentile concessione di Jing dalla Cina.

Quando seguiamo un qualsiasi tipo di insegnamento, questo ha i suoi principi. Se ad esempio, seguiamo e applichiamo la pratica del Sutra, dobbiamo ricevere un voto perché questo è il sistema del Sutra. Quando seguiamo l’insegnamento Vajrayana abbiamo bisogno di ricevere un’iniziazione; esiste un’iniziazione più elevata ed anche una iniziazione semplice. La maggior parte dei Tantra inferiori hanno un’iniziazione chiamata jenang, che è una sorta di iniziazione ma è anche un permesso di praticare. Poi nei Tantra superiori Vajrayana c’è l’iniziazione piena.

Con l’insegnamento Vajrayana, la maggior parte delle persone pensa che la cosa più importante sia ricevere l’iniziazione; questo è l’atteggiamento della tradizione Vajrayana. Tuttavia, il principio dell’insegnamento Dzogchen è l’autoliberazione che è un percorso diverso. Nell’insegnamento Dzogchen il punto principale non è l’iniziazione e non è indispensabile riceverla. Nell’insegnamento Dzogchen la cosa più importante è l’introduzione diretta che non è un’iniziazione particolare, ma il metodo Dzogchen. L’Insegnamento Dzogchen può essere trasmesso in modi diversi.

Alcune persone possono avere un buon karma o una buona connessione con la trasmissione dell’insegnamento, proprio come Manjushrimitra. Quando questi andò da Garab Dorje per ricevere gli insegnamenti, Garab Dorje spiegò [il vero senso] in poche parole e Manjushrimitra si risvegliò. Questo significa che ricevette la trasmissione diretta. Infatti, non è necessario farlo con un rituale o in un modo particolare. A volte le persone che hanno questo tipo di opportunità e un buon karma possono ricevere la trasmissione semplicemente ascoltando una spiegazione. Ma per la maggior parte delle persone non è facile, lo è solo per chi ha una buona connessione. Anche questo è maggiormente legato all’aspetto del Sutra.

Nel sistema Vajrayana quando riceviamo l’iniziazione possiamo anche ricevere l’introduzione diretta allo Dzogchen. Nel Vajrayana ci sono quattro tipi di iniziazioni. Le prime tre sono legate al potenziamento dei nostri Corpo, Voce e Mente. Quando l’insegnante pone il vaso sulla nostra testa, questa è l’iniziazione del Corpo perché il vaso rappresenta la dimensione che contiene la nostra potenzialità primordiale e il nostro stato primordiale. Quando l’insegnante si prepara per l’iniziazione, visualizza il mandala e con esso potenzia il vaso in modo che quando lo pone sulla nostra testa ci potenzia e riceviamo la potenzialità del mandala. Quando la riceviamo, possiamo lavorare con la pratica della trasformazione e avere quel tipo di realizzazione. Questa è l’iniziazione del Corpo.

Quando poi l’insegnante ci tocca il collo con la kapala contenente il nettare e ci fa assaggiare il nettare, questa è l’iniziazione della Voce. Quando visualizziamo i tre vajra, l’OM bianca, la A rossa e la HUM blu nei nostri tre luoghi, questi tre luoghi rappresentano le nostre tre potenzialità del vajra. Questo è il motivo per cui la kapala tocca quei luoghi. Quando riceviamo il nettare potenziato e lo gustiamo, stiamo ricevendo l’iniziazione della Voce e in quel momento l’insegnante ci potenzia con il mantra più importante di quella pratica.

Poi c’è il simbolo principale della manifestazione. Ad esempio, se stiamo ricevendo l’iniziazione di Vajrapani, il simbolo di Vajrapani è il vajra. Quando visualizziamo il vajra al centro del corpo, all’interno del vajra visualizziamo la sillaba seme HUM. Per questo motivo l’insegnante potenzia il vajra con il mantra e con quello tocca il nostro cuore. Se stiamo ricevendo l’iniziazione di Simhamukha o Vajrayogini, il trigug [coltello rituale ricurvo] che si tiene nella mano destra della visualizzazione è il simbolo dello stato della mente nell’iniziazione. Quando veniamo potenziati attraverso i simboli questa è l’iniziazione della Mente.

Poi c’è quella che viene chiamata la quarta iniziazione. A volte nei Tantra superiori del Vajrayana è chiamata tsigwang, che significa iniziazione della Parola perché l’insegnante legge alcuni versi dal significato molto profondo, non li spiega, ma ne conferisce il potenziamento. Questo potenziamento della lettura è più tradizionale. È chiamata la quarta iniziazione. Se la combiniamo con lo Dzogchen a questo punto possiamo ricevere l’introduzione diretta allo Dzogchen e quindi all’insegnamento Dzogchen. Questo è il punto più importante dell’iniziazione.

Quando ci avviciniamo allo Dzogchen in modo più formale, usiamo le iniziazioni soprattutto nello stile Anuyoga. Alcuni di voi potrebbero aver ricevuto insegnamenti Nyingthig Yazhi. che sono tutti insegnamenti Dzogchen,  piuttosto che Anuyoga. Ma ne  esistono molti tipi (diversi) di iniziazioni.

Nell’insegnamento Vajrayana ci sono sempre quattro diversi tipi di iniziazioni e poiché la maggior parte delle persone ha un punto di vista Vajrayana nell’insegnamento Nyingthig Yazhi troviamo quattro iniziazioni. Ma anche se vengono chiamate quattro iniziazioni, non sono le quattro iniziazioni Vajrayana di Corpo, Voce, Mente e la quarta iniziazione. Nell’insegnamento Dzogchen ci sono quattro modi per dare iniziazioni: tröche, trömed, shintu trömed e rabtu trömed. Tröche significa lavorare maggiormente con la mente concettuale e preparare le circostanze relative. Se facciamo tröche allora c’è anche il simbolo del mandala. Ma non ci trasformiamo e non facciamo quel tipo di visualizzazione del mandala come avviene nello stile Vajrayana. È solo un simbolo della vera condizione del corpo del vajra dell’individuo, perché ognuno ha un corpo del vajra e tre saggezze primordiali. Questi simboli talvolta sono presentati come un mandala.

Poi ci sono anche altri materiali da preparare. Ad esempio, per introdurre lo stato della conoscenza di Kadag e Lhundrub, della vacuità e della sua qualificazione auto-perfezionata, ci sono un cristallo di rocca e una piuma di pavone. Il maestro ci mostra il cristallo di rocca che è come la nostra vera natura delle tre saggezze primordiali. La nostra vera natura è chiara, pura e limpida e per questo simbolo l’essenza, la chiarezza e l’energia sono presentate utilizzando il cristallo di rocca. La nostra potenzialità primordiale viene spiegata come senza interruzione.

I tre diversi tipi della nostra energia sono rappresentati dalla piuma di pavone. Usiamo una piuma di pavone perché quella potenzialità primordiale nella nostra reale natura che abbiamo fin dall’inizio non è creata o sviluppata attraverso pratiche o metodi. Quando osserviamo da vicino una piuma di pavone vediamo che c’è qualcosa di simile al thigle che usiamo nella visualizzazione del Guruyoga. Nessuno ha dipinto la piuma del pavone, è naturale ed è per questo che la usiamo. Quando l’insegnante introduce questi oggetti uno alla volta in modo più rituale si parla di tröche. Trömed significa che non abbiamo bisogno di queste elaborazioni. L’insegnante spiega cosa significa trasmissione.

Nel Vajrayana e particolarmente nello Dzogchen la trasmissione dell’insegnamento è indispensabile. Non possiamo praticare utilizzando metodi di insegnamento Dzogchen o Vajrayana senza ricevere la trasmissione. Nel Vajrayana la trasmissione è connessa con l’iniziazione mentre nell’insegnamento Dzogchen avviene principalmente attraverso l’introduzione diretta. Tuttavia non è possibile ricevere la trasmissione diretta se non si lavora con tutti e tre i tipi di trasmissione (orale, simbolica, diretta). Alcune persone pensano che la trasmissione diretta sia qualcosa di segreto e che dovrebbero fare richiesta all’insegnante di dare loro la trasmissione diretta. Questa idea è sbagliata. Quando un insegnante dà un insegnamento Dzogchen, egli trasmette sempre [la conoscenza].

Ad esempio, vi ho detto che la pratica più importante nell’insegnamento Dzogchen è il Guruyoga, l’essenza del metodo che ho spiegato ieri con la visualizzazione della A bianca che rappresenta il nostro stato primordiale. Dopo aver fatto quella visualizzazione ci rilassiamo e poi ci troviamo nello stato del Guruyoga. Vi ho trasmesso quell’insegnamento oralmente e per questo la chiamiamo trasmissione orale. Allo stesso modo, se facciamo l’introduzione diretta, l’insegnante deve spiegare allo studente come ricevere la trasmissione diretta. Lui o lei spiega che in primo luogo dovremmo fare questo, in secondo luogo dovremmo fare quello e così via per ricevere la trasmissione diretta. In questo modo si impara cosa si deve fare. Questa è la trasmissione orale. Ciò non significa che scopriamo la nostra vera natura, ma solo che scopriamo cosa dovremmo fare. Ed è indispensabile (saperlo). Questa si chiama trasmissione orale.

Abbiamo poi molte trasmissioni simboliche. Per comprendere la differenza tra la condizione della mente e la natura della mente, faccio sempre l’importante esempio dello specchio. Possiamo scoprire la differenza paragonando la mente e la sua natura ai riflessi in uno specchio e alla potenzialità dello specchio, perché sono molto simili. Inoltre, quando consideriamo l’autoliberazione, non abbiamo bisogno di un antidoto per liberarci come nel Sutra, non abbiamo bisogno di alcun tipo di metodo di trasformazione. Autoliberazione significa che quando sorgono i pensieri non li seguiamo. Quando sorgono pensieri nella mente, di solito iniziamo a giudicarli o a seguirli e a pensare come andranno le cose. Questi sono concetti mentali e continuando in quel modo, siamo nella  visione dualistica.

Autoliberazione significa che quando sorgono i pensieri o quando vediamo, ascoltiamo, abbiamo contatto con gli oggetti attraverso i sensi, questo contatto e i pensieri che ne derivano non sono un problema. Il problema è che (i pensieri) ci distraggono, non abbiamo presenza e per questo non possiamo essere nella nostra vera natura perché veniamo subito condizionati dalla mente, dal pensiero.

Per comprendere l’autoliberazione possiamo anche usare l’esempio dello specchio. Ad esempio, se nello specchio appaiano riflessi buoni o cattivi, la natura dello specchio non viene  condizionata o influenzata dai riflessi. I riflessi sono solo una manifestazione della potenzialità dello specchio. Lo stesso vale per l’autoliberazione. Se siamo nella nostra vera natura non siamo condizionati. Quindi vedete che i simboli che usiamo, come la piuma di pavone e il cristallo di rocca, sono molto importanti per aiutarci a capire e scoprire. A volte non possiamo spiegare a parole, ma quando usiamo i simboli possiamo capire perché un simbolo ha quel tipo di potenzialità. Nella condizione relativa, ad esempio, non possiamo mettere una dimensione grande in una piccola, è una sorta di contraddizione, ma se usiamo uno specchio, anche se la dimensione dello specchio è molto piccola, al suo interno possiamo vedere il riflesso di una montagna enorme. Questo è un esempio dei molti tipi di funzioni per andare oltre i nostri limiti, anche se a volte non li comprendiamo.

Per esempio, una volta mentre stavo praticando il thögal è apparso un thigle. All’esterno c’era un unico thigle proprio come un thigle di cinque colori, mentre all’interno c’erano altri cinque thigle, quattro dei quali erano ai quattro angoli proprio come un mandala. Ma tra quei thigle non c’era spazio vuoto. Quando ho delle visioni, per ricordarle poi, finita la pratica, provo a disegnarle, però, quando ho provato a disegnare questo thigle con cinque thigle dentro, ho scoperto che era impossibile perché rimaneva sempre dello spazio vuoto. Ho pensato che forse era una mia idea, che forse non vedevo concretamente qualcosa. La volta successiva che ho fatto questa pratica l’ho osservata molto bene ed  esisteva perfettamente. Non potevo disegnarla ma potevo vederla. Questo è un esempio di qualcosa di simbolico che diventa importante.

L’obiettivo finale del Vajrayana è la Mahamudra, dove mudra significa “simbolo”, quindi mahamudra significa “simbolo totale” . Questo vuol dire entrare nella non dualità dello stadio dello sviluppo e lo stadio del completamento attraverso quel simbolo. Perché arriviamo a quello stato? Perché visualizzando la dimensione pura della manifestazione delle divinità e così via, sviluppiamo la dimensione pura e come obiettivo finale entriamo in quel simbolo. Il mandala è un simbolo, le divinità sono simboli, tutte le forme e i colori sono simboli, nulla esiste concretamente. La trasmissione simbolica è qualcosa di connesso a queste cose.

Quindi in genere esistono la trasmissione orale, la trasmissione simbolica e la trasmissione diretta. Nell’insegnamento Dzogchen l’introduzione diretta è indispensabile. Perché si chiama introduzione diretta? Nell’insegnamento Vajrayana lavoriamo in modo simbolico, mentre nell’Anuyoga, che non è graduale, quando facciamo il  Guruyoga usiamo una visualizzazione come Guru Padmasambhava o Guru Garab Dorje o un’altra forma. Quando visualizziamo una figura davanti a noi, anche se è la dimensione pura, è sempre un concetto dualistico perché noi siamo qui e la manifestazione è davanti a noi. Inoltre stiamo facendo la  visualizzazione con la mente, giudicando e pensando. Questa non è diretta. Introduzione diretta significa direttamente dalla mente alla natura della mente. Quando facciamo Guruyoga, cosa dovremmo fare con la mente? Quando abbiamo visualizzato la A bianca nel thigle, allora siamo in quella chiarezza e non stiamo più pensando, questo è lo stato di Guruyoga, direttamente dalla mente alla natura della mente. Questa è la caratteristica di come dovremmo avvicinarci all’insegnamento Dzogchen.

Sebbene l’introduzione diretta sia indispensabile, questo non significa che dobbiamo riceverla sempre in modo formale. Nel Nyingthig Yazhi si parla di tröche e trömed. Trömed significa non utilizzare alcun tipo di metodo, ma far comprendere allo studente semplicemente attraverso la trasmissione orale o la trasmissione simbolica. L’insegnante spiega e lo studente può entrare in quello stato.

Shintu trömed significa che non è necessario nemmeno che l’insegnante spieghi in modo intellettuale cos’è lo Dzogchen. Dzogchen significa la nostra vera natura e noi dovremmo essere in quello stato. L’insegnante dà consigli su come possiamo raggiungere quello stato in diversi modi. Ci sono molti modi diversi. Ad esempio, lo shintu trömed è solo un modo molto simbolico. L’insegnante, per esempio, potrebbe chiedere allo studente: “Vai lì e prendi quella sedia”. Lo studente allora ha l’idea che ora va a prendere quella sedia. Nel momento in cui sta per muoversi, l’insegnante potrebbe immediatamente fermarlo e lui potrebbe avere un piccolo hedewa. Se ha una buona connessione con l’insegnamento, in quel momento potrebbe sorgere la sua presenza istantanea. Questa è già una sorta di iniziazione o introduzione diretta chiamata shintu trömed. Rabtu trömed significa che non è necessario nemmeno questo. Ma non è facile per la gente comune ricevere questo tipo di introduzione.

Anche se non si tratta di tröche, che prevede molte preparazioni, possiamo comunque fare l’introduzione utilizzando il sistema trömed, che è quello che utilizzo quando do l’introduzione diretta. Non abbiamo bisogno di alcun tipo di preparazione ma vi spiego semplicemente cosa dovreste fare. Quando ricevete questo tipo di introduzione diretta potreste non essere sicuri al cento per cento di aver scoperto la vostra vera natura, ma non importa perché avete ricevuto quella trasmissione. Ricorderete come avete ricevuto quella trasmissione diretta con l’insegnante e quando avrete tempo, quando ne avrete la possibilità, in un luogo dove nessuno vi disturba, potrete ripeterla tante volte finché non la scoprite. Diventa la vostra pratica perché nell’insegnamento Dzogchen per poter praticare bisogna scoprire la propria vera natura. Se non la scoprite, non avete la base dello Dzogchen, proprio come un campo in cui non c’è il seme. Anche se lo innaffiate e lo curate ogni giorno, non crescerà nulla. Allo stesso modo è molto importante scoprire la propria vera natura.

Anche se non la scopriamo da soli, quando c’è un insegnante, quando c’è la trasmissione, quando c’è un ritiro dovremmo cercare di seguire gli insegnamenti. Quando un insegnante impartisce un insegnamento Dzogchen, fa sempre un’introduzione. In particolare quando siamo con un insegnante, l’insegnante ci fa sempre capire come scoprire la nostra vera natura.

Ad esempio, quando ho incontrato il mio maestro Changchub Dorje, fino al momento in cui mi ha dato l’iniziazione e poi l’introduzione diretta ho pensato che non stesse dando alcun insegnamento. Ho passato più di un mese con lui, pensando sempre a quanto fosse strano che non dava mai insegnamento. Poi, però, dopo aver ricevuto la trasmissione diretta, anche mentre parlavo con lui, a volte diceva qualcosa che mi faceva capire e scoprire la mia vera natura. Tante cose possono essere insegnamenti e trasmissioni ed è molto importante che comprendiamo il valore dell’insegnamento.

 

Traduzione italiana Enrica Rispoli

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