Recensione di ‘Love With the World: A Monk’s Journey of the Bardos of Living and Dying’

In Love With the World: A Monk’s Journey of the Bardos of Living and Dying
Yongey Mingyur Rinpoche ed Helen Tworkev
Spiegel e Grau Press

Recensione di Margaret Jasinski

Cosa farete quando sarete nei Bardo?

Avete mai avuto voglia di mollare il vostro consueto lavoro, per provare qualcosa di completamente nuovo? Avete mai sentito l’urgenza di vivere una grande avventura nella quale poter cambiare identità? Avete mai pensato di scappare alla chetichella nel mezzo della note senza dir niente a nessuno? Se queste prospettive vi sembrano seducenti, leggete questo racconto che narra di un’esperienza capace di cambiare la vita!

Non si tratta della solita storia d’avventura; questo libro trasporta il lettore in un tour del bardo unico nel suo genere. Inizia con il trentenne Mingyur Rinpoche che decide di lasciare la sua posizione di abate di un monastero in India. Rinpoche non cerca semplicemente di fuggire da una posizione mondana (è infatti abate di tre monasteri), lui vuole intraprendere per tre anni un ritiro di tipo speciale, vivere nel mondo come persona laica. Non prende con sé nulla che possa proteggerlo e dargli sicurezza; nel suo zainetto mette solo le cose essenziali: un set di abiti borghesi (smette la sua tonaca monacale, che aveva indossato sin dall’età di cinque anni), due libri, e un minimo di denaro per mantenersi modestamente per un breve periodo con qualche comodità, prima di passare a vivere esclusivamente di elemosina. Il suo è un sentiero senza ritorno. A parte un biglietto nel quale spiega la sua azione fuori dall’ordinario, non lascia nel monastero nessuna traccia dei suoi piani. È libero di sperimentare il mondo: lo è effettivamente?

Conosciamo la storia del Buddha, che secondo la tradizione ha lasciato la sua vita da principe per scoprire la natura della mente. Questo è il viaggio di Buddha Sakyamuni, ma in una versione del ventunesimo secolo.

Mingyur Rinpoche abbandona le sue confortevoli circostanze e rinuncia alla invidiabile condizione di lama ordinato, per applicare ciò che aveva imparato dai grandi maestri per tutta la sua vita. Questo libro è una continua scoperta.

In un’intervista su questa sua avventura, Mingyur Rinpoche racconta che dei due libri che porta nel suo bagaglio, uno è un testo di Dzogchen. Si, Mingyur Rinpoche è un maestro Dzogchen, sebbene non menzioni mai questo termine nel libro. Avendo coscienza di questa informazione, il libro può essere letto con un intimo riferimento alla pratica Dzogchen. Non si parla di elaborati rituali, non si descrivono ornamenti, né altari; questo libro racconta un’esperienza diretta: l’esperienza dello stomaco, degli odori nauseanti, del corpo che dorme sulla dura superficie del pavimento di una stazione ferroviaria, del vedere con i propri occhi la povertà dell’India e i suoi effetti.

Mentre naviga nel mondo dei sensi e della dura realtà Indiana, Mingyur Rinpoche pensa al famoso padre (Kyabje Tulku Urgyen Rinpoche) e alle istruzioni che da lui ha ricevuto: “Il Bardo, cosa farai durante i bardo?” E non è questa una domanda che si pone in una prospettiva futura; Mingyur Rinpoche sta vivendo concretamente l’esperienza del bardo.

Come praticanti ci potremmo chiedere: “Come sarà la nostra esperienza nel bardo? Quanto siamo preparati per il bardo?” Questo libro ci ricorda che, se siamo consapevoli, abbiamo la possibilità di scoprirlo in qualsiasi momento, perché noi ‘siamo’ nel bardo.

Questo prezioso racconto ci propone un significativo resoconto, istante per istante, di situazioni affrontate con l’acuta consapevolezza di un praticante avanzato. Mingyur Rinpoche si confronta con l’esperienza del bardo con l’allenamento di un praticante ed il corpo di un essere umano.

Questa storia è una puntuale descrizione di come un maestro entra in contatto ed integra le esperienze di corpo, voce e mente, e trasmette anche il propizio sapore della vita e delle connessioni tra esseri umani, ricordandoci come, in realtà, non sappiamo mai chi abbiamo di fronte e che impatto potrà avere quella persona sulla nostra vita; il Karma si esprime in tanti modi ed ha tante sfaccettature.

Le pacifiche qualità dell’amore sono collegate al karma, e noi abbiamo l’opportunità di realizzare ciò in modo del tutto personale. Come il titolo del libro “Innamorati del mondo” ci fa capire, il ritiro fuori dal comune di Rinpoche può essere visto come una storia d’amore. Cose c’è lì fuori che non possa essere amato? In ogni momento abbiamo l’opportunità di scoprire questa realtà.

Perché quindi non procurarci una copia di questo libro, fonte di tanta ispirazione, e leggerla? La storia racchiude e riecheggia ciò che Chögyal Namkhai Norbu Rinpoche ha insegnato con grande dedizione ai suoi fortunati studenti.

Traduzione Sergio Quaranta

Download PDF