The Sound of Metal – un film di Darius Marder

Recensione di Paula Barry

Per me è un grande piacere parlarvi di Sound of Metal, nomination all’Oscar e vincitore di un Oscar, scritto da Darius e Abraham Marder, diretto da Darius Marder. Ne sono particolarmente felice perché Darius e Abraham sono i figli di una coppia di amici, Efrem Marder e Lauri Marder, da molto tempo membri della comunità Dzogchen. Conobbi Abe e Dar quando, ancora bambini, crebbero dapprima nella comunità nata grazie agli insegnamenti di Gurdjieff e in seguito nella comunità Dzogchen. Ciò che più mi commuove è la testimonianza dei loro genitori Lauri ed Efrem, di come scelsero di vivere immersi nelle attività e nella vita della Comunità. Fu una decisione consapevole, anche se non fu certo facile, che mi piace pensare abbia dato loro gli strumenti necessari a condurre tutti e cinque i figli a sentirsi liberi di cercare il percorso più adatto a ognuno di loro. Lauri ed Efrem sono entrambi artisti e praticanti e credo fermamente che la combinazione tra pratica e la loro esperienza artistica (insieme alla giusta dose di genetica) abbiano favorito la libera espressione creativa di Darius e Abraham, tanto da originare il mondo visionario da cui è scaturito questo film.

Sound of Metal si apre con la martellante musica di Ruben (impersonato da Riz Ahmed, candidato all’Oscar come attore protagonista) e della fidanzata Lou, che suonano heavy metal in un club. Ruben è il batterista, Lou la cantante. Il genere heavy metal mi è spesso sembrato violento e difficile da ascoltare. All’inizio del film l’ho percepito come fosse un’esperienza catartica, un’estasi, il liberarsi dal dolore dell’atmosfera del club, con i suoi schianti, le strobo, il sudore, i tatuaggi (Ruben ha una scritta tatuata sul torace: Please Kill me), piercing, urla, e abbandono.

Nella contrastante calma del loro camper, sotto una luce gentile, ci viene mostrato l’amore che provano l’uno per l’altra. Impariamo così che grazie all’amore e alla fiducia reciproca, e attraverso la musica, hanno superato tossicodipendenza e comportamenti autodistruttivi. Vivono sulla strada l’uno per l’altra, e insieme per la musica, dopo aver superato le sofferenze del passato.

Tuttavia, qualcosa comincia a cambiare per Ruben in maniera rapida e profonda. Sta velocemente perdendo l’udito. Un aspetto rimarchevole del film (il motivo per cui ha vinto l’Oscar per il miglior sonoro) è che procediamo insieme a Ruben nel suo percorso. L’audio del film è modificato così da far ascoltare al pubblico suoni simili a quel che sente Ruben. Non riesce a sentire Lou. Non riesce a sentire i dottori che lo visitano. I suoi occhi rispecchiano lo sguardo di un animale impaurito e intrappolato. Percepiamo anche noi la sua disperazione. Vorrebbe soltanto tutto fosse rimesso a posto. Viene a conoscenza dell’esistenza degli impianti cocleari e pensa che sia la soluzione per recuperare l’udito. È nel panico e si riavvicina alla droga. Lou contatta il loro finanziatore che trova un centro di recupero specializzata in tossicodipendenti sordi. È anche una scuola per bambini privi di udito. Una comunità educativa dove la sordità è parte della vita.

Ruben inizia il programma e si impegna a entrare a far parte della comunità. Impara a leggere le labbra, il linguaggio dei segni, si impegna nel lavoro con i bambini e stringe nuove amicizie. Ma la paura aleggia ancora nei suoi occhi. Lou è tornata in Belgio per affrontare il suo passato e lui è da solo. La parte migliore della sua vita è stata insieme a lei, facendo musica e concerti. Il suo mentore nel centro di recupero (interpretato da Paul Raci, candidato al’Oscar come attore non protagonista) lavora insieme a lui perché accetti la sua condizione e gli assegna il compito di sedere da solo in una stanza ogni giorno in attesa che si fissino nella mente i pensieri, per scrivere ciò che prova. Gli chiede: “Hai avuto momenti di quiete?” e aggiunge: “Quello è il regno di Dio e non ti abbandonerà.” Ruben però non è mai stato nella quiete nemmeno per un momento. Rivuole indietro la sua vita. Vende tutti i suoi averi, il suo camper, gli strumenti e l’equipaggiamento per la registrazione, per poi sottoporsi all’intervento chirurgico con il quale gli viene applicato l’impianto cocleare. In ragione di questa scelta, gli viene chiesto di lasciare la comunità di non udenti, all’interno della quale l’obiettivo è di accettare la propria sordità e coltivare questa condizione.

È meglio non rivelare il finale del film, ma lasciarvi la curiosità di scoprire come va a finire. È sufficiente dire che Ruben trova dentro di sé una quiete che trascende l’udire e la sordità. Grazie alla bravura di Riz Ahmed quel momento è davvero toccante. Ci si accorge che la paura abbandona i suoi occhi per lasciare il posto a una presenza che lo risveglia alla vita. Mentre scorrono i titoli di coda, suona “Green”, la bellissima canzone scritta e cantata da Abraham Marder. Qui il link al video in cui vediamo alcune scene del film: https://youtu.be/uKaTJVKablE

Immaginate la gioia che abbiamo provato guardando la cerimonia degli Oscar e sentendo pronunciare i nomi di uomini straordinari che conoscevamo fin da bambini come vincitori degli Academy Awards. Sound of Metal è stato nominato per sei Oscar: Miglior film, Miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, Miglior sceneggiatura, Miglior Sonoro* e Miglior Montaggio* (*vincitore).

Traduzione italiano da Luca Villa

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