Una conversazione con Nina Robinson

A Dzamling Gar, Tenerife, dopo il Ritiro di Mandarava, marzo 2023

Nina è allieva di Chögyal Namkhai Norbu dal 1980 e nel 2002 è stata da lui autorizzata ad insegnare la pratica di lunga vita Mandarava. Da allora ha condotto numerosi ritiri in varie parti del mondo.

Nina a Dzamling Gar, febbraio 2023

The Mirror: Nina, potresti dirci come e quando tu sei entrata in connessione per la prima volta con l’insegnamento buddista?
Nina: Incontrai l’insegnamento buddista prima di incontrare Rinpoche. Poiché soffrivo molto di emicrania, andavo da un agopuntore che quando andava in vacanza mi mandava da una sua amica, anche lei agopuntore, che veniva dall’oriente. Un giorno le chiesi: “Come fai ad essere così calma e raccolta alle nove di sera quando sono arrivata anche in ritardo e tu hai lavorato tutto il giorno?” Lei disse: “Oh, forse perché ultimamente sono andata a questa meditazione Zen, proprio dietro casa tua”. Quindi la mattina dopo, ero lì.
Quando ci andai per la prima volta, era febbraio e a Londra aveva nevicato, e quindi era tutto silenzioso e bellissimo e solo a cinque minuti a piedi da casa mia. Quando bussai alla porta ricevetti una strana risposta: “Oh, se vuoi gli arancioni sono in fondo alla strada”, questo perché sembravo un po’ hippie. Ma poi dissi “No, voglio il centro Zen”. La meditazione Zen era per lo più meditazione seduta per due ore dalle 6 alle 8 ogni mattina e dalle 6 alle 8 ogni sera.
Dopo quattro giorni, ero solo un fiume di lacrime – non riuscivo a smettere di piangere – e degli amici con cui condividevo la casa insieme ai miei figli mi dissero: “Oh, stiamo frequentando il Centro buddista e dovresti venire lì”. Così andai al Centro Buddista per studiare Il Prezioso Ornamento di Liberazione di Gampopa, un discepolo stretto di Milarepa, e iniziai a leggere anche i canti di Milarepa.

Nina in Devon nel 1983 o 84

Il Prezioso Ornamento di Liberazione fu tradotto per la prima volta da Guenther, che era un traduttore molto intelligente, ma è stato costretto ad usare una lunga frase di parole complicate per spiegare il rigpa, perché non c’è l’equivalente nelle nostre lingue occidentali. Così pensai che dovevo imparare questa lingua che usa parole per descrivere stati mentali di cui noi non sappiamo nulla e così cominciai a imparare un po’ di tibetano. Ho espresso un’aspirazione per imparare il tibetano nella mia prossima vita.

Alf Vial, la persona che guidava il gruppo al Centro Buddista ci consigliò di prendere Rifugio con Ato Rinpoche, che viveva a Cambridge. A quanto pare il Dalai Lama aveva chiesto ad Ato Rinpoche di creare un centro buddista in Inghilterra, ma lui preferiva tenere le sue giornate libere per gli studenti che volevano conoscere il buddismo e trascorreva le notti lavorando in un ospedale psichiatrico per anziani.

Era solito condurre gruppi di discussione in vari luoghi e qualcuno lo aveva anche invitato alla Canterbury University per rispondere alle domande degli studenti. Qualcuno una volta gli chiese: “Cosa ne pensi di quei buddisti in Vietnam che si stanno dando fuoco?”. Lui rispose che non aveva alcuna opinione a riguardo perché non conosceva le persone e non sapeva quali fossero le loro motivazioni e quindi non poteva esprimere alcuna opinione. Questa fu la vera prima lezione per me. È stato davvero un insegnamento, in poche parole. Per questo Ato Rinpoche è stato il mio primo vero insegnante buddista tibetano.

Alf Vial era il mio insegnante buddista Cockney (Denominazione che si riferisce ai nativi della zona est di Londra, ndt). Qualcuno una volta gli aveva chiesto come poteva definirsi un insegnante buddista visto che beveva birra e fumava sigarette. Lui rispose: “Sì, ma io non critico il comportamento di nessuno”. Questa è stata un’altra lezione perché andavamo sempre al pub dopo le nostre riunioni e bevevamo mezza pinta di birra chiara e fumavamo una sigaretta.

Tramite Ato Rinpoche, incontrai anche Colin Ellar e John Renshaw e un lunedì mi dissero che sarebbero andati in Italia il sabato successivo e mi invitarono ad andare con loro. Risposi: “Non posso, sono un insegnante di scuola e ho ancora tre settimane prima della fine del trimestre”. Tuttavia, il giorno dopo andai a scuola già pensando a cosa avrei detto agli altri insegnanti. Nella sala professori dissi che sarei andata in Italia il sabato successivo e preparai una lettera alla direttrice con scritto: “Con la presente dò le mie dimissioni”. Era lunedì e il sabato avevo già i passaporti, biglietti aerei, tutto – sì perché dovevo portare con me anche mia figlia che aveva solo 16 anni – e partimmo.

John Renshaw, Colin Ellar, Guido Innocenti e la sua famiglia erano sull’aereo con me. Andammo tutti ad un ritiro prima ancora che Merigar venne trovata. Rinpoche, infatti, stava raccogliendo fondi per acquistare un luogo permanente per gli insegnamenti proprio durante quel ritiro. Aveva un libro e il suo sigillo di Dharmaraja e ogni volta che qualcuno dava una somma consistente di denaro, metteva la foto della persona in questo libro e un timbro accanto alla sua foto. Un giorno, qualche anno fa, trovammo quel libro a Merigar e indovina chi era la persona con più timbri accanto alla sua foto? Fabio Andrico.

Il ritiro era vicino a un villaggio chiamato Volpago, non lontano da Montebelluna, circa 60 km a nord di Venezia e c’erano circa 200 persone. Era il giugno del 1980. Era un’estate molto calda e mi venne un’eruzione cutanea con bollicine dovuta al forte calore, perché non ero abituata a stare all’aperto al sole.

Durate un ritiro presso la Strode House di Remington, Devon si prendono appunti riguardo a come fare i namkha con Rinpoche. All’epoca Rinpoche ebbe anche altri sogni sul simbolo del Longsal, perché il simbolo non era ancora stato completato nei suoi sogni.

The Mirror: Questo ritiro è stata la prima volta che hai incontrato Rinpoche?
Nina: Sì, fu la prima volta che l’ho visto o sentito parlare, e non c’era modo di tornare indietro. Sono andata a tutti i ritiri che potevo dopo quell’incontro. Quel primo ritiro fu a giugno e ad agosto ero già in Norvegia per un altro ritiro. E a Natale del 1980 ero ad un altro ritiro in Sardegna.

The Mirror: E quali sono state le circostanze che ti hanno portato a trasferirti in Italia ed essere vicina alla Comunità Dzogchen di Merigar?
Nina: Beh, ho sempre voluto vivere in Italia fin da quando ero molto più giovane perché mio marito all’epoca aveva vinto una borsa di studio della Slade School of Fine Arts di Roma per studiare arte in Italia e mentre eravamo lì mi dissi “come può qualcuno andare via da questo bellissimo paese?”.
Quando partecipai al primo ritiro a Merigar, restai lì per un mese. Non c’erano ancora edifici, tranne la casa gialla; il pavimento del seminterrato era immerso nel letame perché era stato utilizzato come stalla per cavalli da corsa. L’erba era stata lasciata crescere alta ed era piena di fiori brulicanti di farfalle. Era bello e selvaggio.
Rinpoche sistemò il primo “gönpa”, che era solo un pezzo di tela, con una cornice di stoffa blu attorno ai bordi. Prese un martello e due paletti dalla macchina e li conficcò nel terreno in cima alla collina sopra il bosco. Legò due estremità della tela agli alberi del bosco e le altre due estremità ai pali per fare ombra alle persone che ascoltavano gli insegnamenti.

The Mirror: Quindi ti sei finalmente trasferita a Merigar nel 1986?
Nina: Vivevo in una situazione complicata nel Regno Unito e quando qualcuno lo raccontò a Rinpoche, lui mi consigliò di venire a Merigar. Tutto ciò di cui avevo bisogno era quel consiglio. Misi tutte le mie cose in macchina e partii. Non sapevo dove sarei rimasta o come avrei vissuto, ma Rinpoche aveva detto che dovevo andare a Merigar e io ci sono andata.

Nina al lavoro come segretaria a Merigar.

Mirror: In che modo la pratica di Mandarava è diventata la tua pratica principale?
Nina: Dopo che Rinpoche la ricevette nel 1984 venne a Merigar e raccontò la storia di come l’aveva ricevuta. Mi sembrò così importante che da allora in poi l’ho praticata molto. Penso che sia stato l’unico terma che ha insegnato subito dopo averlo ricevuto, perché Ekajati, la custode principale degli insegnamenti terma di Rinpoche, gli diede il permesso di farlo. La maggior parte degli altri insegnamenti che aveva ricevuto come terma, li insegnava anni e anni più tardi, dopo aver ricevuto il permesso. Ekajati quella volta gli disse: “Ora è il momento per te di aprire il tesoro della tua mente, e sarà di beneficio a tanti esseri quanti sono i granelli di sabbia nel Gange”. Essendo i granelli di sabbia nel Gange innumerevoli non era quindi solo un vantaggio per la Comunità, ma per tutti, e quindi pensai che fosse un insegnamento molto benefico.

Soffrivo molto di emicrania e pensavo che la pratica potesse aiutarmi a superarle. Alla fine lo ha fatto, ma ci è voluto molto tempo. Quando eravamo a Volpago nel 1980, chiesi a Rinpoche un mantra per le mie emicranie. Me ne diede uno e lo praticai per molti anni finché non si stabilizzò automaticamente nella mia mente.

Poi nel 1997, quando eravamo a Tso Pema, un villaggio nell’Himachal Pradesh in India, Rinpoche ci mostrò i luoghi in cui Mandarava e Guru Padmasambhava avevano praticato. Ci ha mostrato tutti i luoghi in cui Guru Padmasambhava aveva lasciato impronte di mani e orme nella roccia, a dimostrazione della sua padronanza degli elementi.

Un giorno vedevo che tutti mettevano la testa in un punto in fondo a una parete di roccia. Mi sono detta: “Oh, perché non provare!” e senza riflettere troppo misi la testa in quel posto in fondo alla parete di roccia. Successivamente scoprii che era l’impronta della testa di Guru Padmasambhava. La mattina dopo quando mi svegliai sentii una specie di voce. Non era proprio una voce, ma era una specie di voce che diceva: “Non avrai mai più un’emicrania”. E da allora non ne ho più avute. Penso che questo sia stato il risultato di una lunga serie di pratiche, non solo di un singolo evento.

Nina con Rinpoche a Rajgir nel 1997 durante un pellegrinaggio.

Lo considero un miracolo di Guru Padmasambhava, che, credo, sia il nostro maestro. Sono sicura che il nostro maestro sia Buddha Shakyamuni, Guru Padmasambhava e Garab Dorje. Una volta ho sentito Rinpoche tenere un discorso pubblico e ha detto: “Più di duemila anni fa Shakyamuni Buddha ha spiegato che tutto è vuoto, tutto è un’illusione, ma tu ancora non puoi capire”. Ovviamente non puoi, con tutte le tue abitudini di pensiero e così tanti pregiudizi. Crediamo che questo tavolo sia solido, per esempio. Non possiamo per esempio farci passare le mani attraverso. Milarepa potrebbe stare seduto in aria, ma noi non abbiamo quella capacità. Nessuno di noi possiede una tale padronanza degli elementi.

Ricordo che alcune persone raccontavano a Rinpoche di quando erano state a vedere Sai Baba e che poteva materializzare le cose dall’aria, ma Rinpoche non rispondeva neppure. Più tardi, durante un insegnamento, Rinpoche disse: “Le persone mi raccontano di essere state da un guru in India che materializza le cose. Io non sono così interessato a questo. A me interessa di più smaterializzare”. Questo è il suo insegnamento sul corpo di arcobaleno. Non è interessato a materializzare le cose, non visibilmente e non davanti alla gente.

Qualche tempo fa all’Isla Margarita in Venezuela, disse: “A volte possiamo controllare il tempo atmosferico. Lo faccio a volte se è necessario”. Non l’avevo mai sentito dire una cosa del genere, ma ricordo un anno che eravamo ad un ritiro di due settimane a Merigar nel periodo di Pasqua, un periodo quando di solito nevica sui fiori di ciliegio. Il tempo era bellissimo con il cielo azzurro per tutto il ritiro, tranne alla fine. E Rinpoche disse che ci sarebbero state quattro gocce di pioggia e di non preoccuparsi perché non sarebbe stato di più. C’erano nuvole, tuoni e fulmini tutt’intorno, ma sopra un cielo azzurro. E ci furono quattro gocce di pioggia. Alcune persone erano scappate via, ma le persone che avevano creduto in lui rimasero perché quando lui dice: “Saranno solo quattro gocce”, puoi crederci. E furono solo quattro gocce di pioggia. Quindi qualcuno aveva modificato il tempo atmosferico, credo, perché di solito piove o nevica o c’è brutto tempo a Merigar a Pasqua.

Gli esseri che stavano a guardarci e vederci andare verso l’illuminazione, da cui ci veniva insegnato come liberarsene, erano ovviamente molto arrabbiati. Erano furiosi. Erano determinati a far piovere su di noi, ma non piovve finché non eravamo tutti fuori dal bosco, in macchina e tornati a casa. Poi iniziò a piovere. Questo è quello che successe.

Ho sempre avuto una fede davvero profonda in Rinpoche fin dall’inizio, una fede completa che lui fosse un maestro totalmente illuminato. La gente aveva cercato di farmi interessare alla meditazione trascendentale, ma pensavo fosse tutta spazzatura, non faceva per me. Ma poi ho scoperto che non sono tutte sciocchezze e che ci sono diversi modi di insegnare e ottenere l’illuminazione. Buddha Shakyamuni provò tutti gli insegnanti e scoprì che non erano utili, ma dopo essere rimasto seduto per sei anni sotto l’albero della bodhi, si illuminò da solo. Quindi, quando il gruppo di noi che era in India con Rinpoche andò a sedersi sotto l’albero della bodhi nel tempio di Mahabodhi a Bodhgaya, disse: “Buddha Shakyamuni è rimasto qui per sei anni, noi possiamo rimanere almeno cinque minuti”.

Rinpoche era seduto accanto ad una persona a cui si muovevano gli occhi in modo strano e Rinpoche gli chiese: “Vedi diversamente quando fai così con i tuoi occhi?” E quella persona rispose: “No, vedo solo normalmente”. Rinpoche disse: “È strano perché quando io guardo in modo ordinario vedo tutte e sei le dimensioni”. (Tutte le sei classi: gli dei, i semidei, gli umani, gli animali, gli spiriti famelici e gli esseri infernali). Lui li poteva vedere tutti. Quindi, siamo molto, molto fortunati ad aver incontrato un maestro così, anche per aver solo condiviso la sua stessa dimensione per un po’ è una fortuna incredibile.

Traduzione italiano di Stefano Roganti

 

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