Una Ghirlanda di Lettere

Scritture e Simboli del Gönpa di Merigar

Giorgio Dallorto

Entrata principale, il portico a est

A Chögyal Namkhai Norbu, diverso ma identico al divino architetto Vishwakarma

Esternamente è chiamato Gönpa, dgon pa, una parola tibetana che significa “luogo silenzioso” o “luogo dove le persone si incontrano per praticare”.

Internamente è chiamato il Tempio della Grande Liberazione attraverso il Vedere, “du khang mthong grol chen mo“.

In essenza è conosciuto come il Tempio della Grande Contemplazione, “du khang ting nge dzin chen mo“.

Lo scopo di questo articolo è di far conoscere e approfondire la conoscenza della bellezza e della saggezza rappresentata dalle scritture e dai simboli realizzati con diverse calligrafie all’interno e all’esterno del Gönpa. Questa meravigliosa struttura è stata progettata e creata nei suoi più piccoli dettagli – ognuno con il suo preciso significato – dalla mente di Chögyal Namkhai Norbu.

L’unicità del Gönpa di Merigar risiede nella sua forma ottagonale, che lo distingue dalla forma tradizionalmente rettangolare delle sale da meditazione tibetane. Dal fiore di loto a otto petali che adorna il centro del soffitto, otto grandi fasci o raggi si espandono delineando i punti dell’ottagono e rappresentando i quattro punti cardinali e i quattro punti intermedi. Il pinnacolo di vetro, che sorge sopra il loto, rappresenta lo zenith, mentre il fiore di loto intagliato nel pavimento al di sotto indica il nadir. Insieme formano le dieci direzioni che nel buddismo indicano l’intero universo.

La nostra descrizione del Gönpa, che inizia dall’ampia scala di pietra sul lato est, segue un itinerario preciso e fa una khora (circumambulazione) esteriore in direzione oraria intorno al mandala, una khora interiore nel mandala interno e infine entra al centro del mandala, la sala interna maggiore.

Il mandala esterno

Arrivati al Tempio saliamo la “Scala della Liberazione” che conduce al portico principale affacciato a est, la direzione a cui stava guardando il signore Buddha quando raggiunse l’illuminazione. Sulle travi trasversali in cima alla scalinata possiamo osservare le lettere dell’autoliberazione dei sei loka in caratteri Lentsa, un’antica scrittura decorativa indiana chiamata Rañjana᷃. Questa forma scritta deriva dalla scrittura Gupta Bra᷃hmi᷃, che si è sviluppata in Kashmir nell’ottavo secolo e si è diffusa tra i Newar durante l’undicesimo secolo. In accordo con Jamgon Kongtrul ci sono sessantaquattro tipi di scritture tradizionali antiche, tra le quali la Rañjana᷃ e la Vartula sono quelle supreme. La Rañjana᷃ è ancora oggi utilizzata per le iscrizioni dei testi sanscriti, particolarmente in Nepal e Tibet.

A questo punto è importante segnalare che nella descrizione delle scritture e dei simboli del Gönpa, li prenderemo in considerazione dal punto di vista dell’osservatore. Dunque, le sei lettere dell’autoliberazione iniziano alla sinistra dell’osservatore: la prima lettera ‘A è bianca e rappresenta lo spazio perfettamente puro delle divinità. La seconda lettera A, verde turchese, simbolizza lo spazio perfettamente puro degli asura. La terza lettera HA è blu zaffiro e corrisponde allo spazio perfettamente puro degli esseri umani. Queste tre rappresentano i regni superiori dell’esistenza e sono separate dalle tre inferiori tramite la lettera simbolica della chiarezza luminosa dell’universo. Questo simbolo, chiamato la “sillaba unica dorata” è comunemente conosciuto come la lettera Longsal, è simile a una BAM unita a destra e a sinistra da lettere simili a una CA e a una CA rovesciata. Simboleggia la condizione assoluta e rappresenta l’essenza del cuore delle dakini, il Rigdzin della trasmissione diretta, simbolica e orale, il maestro dell’intera Comunità Dzogchen. 

Le sei sillabe con Longsal e Gakyil sopra.

Poi le lettere dei tre regni inferiori dell’esistenza iniziano con una SHA rosso vermiglio, che rappresenta lo spazio perfettamente puro degli animali, quindi una SA bianco trasparente come un cristallo, che simboleggia lo spazio perfettamente puro dei preta o spiriti famelici e infine una MA marrone, che corrisponde allo spazio perfettamente puro degli esseri infernali. Ognuna di queste lettere, come anche la lettera simbolica al centro, è raffigurata all’interno di un thigle di cinque colori.

Al di sotto delle sei lettere in oro splendente troviamo il mantra Ushnishavijaya Dharani, OM PADMOŞŅĪŞA VIMA LE HUM PHAT (tsug tor nampar gyalma) scritto in caratteri sanscriti Lentsa. È il mantra che possiamo posizionare sopra l’entrata in modo da ricevere una benedizione e per protezione, e camminandoci sotto anche una sola volta purifichiamo le negatività degli ostacoli che si sono accumulati in migliaia di eoni. Al di sopra di ciascuna entrata di questo tempio vedremo questo mantra.

Dharani dorata.

Direttamente davanti l’ingresso principale del Gönpa, troviamo ancora una volta le sei lettere con la lettera simbolica al centro. Su ciascuno dei pilastri di sostegno, a sinistra e a destra, c’è una pila di talismani di protezione come phurba, parasole, gioielli e vasi preziosi. Questi diagrammi simbolici del sipaho (srid pa ho) hanno la funzione di armonizzare gli aspetti collegati all’anno, al mese, al giorno e all’ora e a liberare dalle condizioni avverse. 

Girando in senso orario intorno al Gönpa, arriviamo al lato sud-est della costruzione, dove, ancora una volta, troviamo lo stesso Dharani mantra scritto in Lentsa che è raffigurato sulla trave in cima alla scalinata. Sulla destra del mantra c’è anche la lettera RU bianca e nera in scrittura Lentsa perché questo punto cardinale – il sud est – rappresenta una classe di essere chiamati Rukşi o Tsen (btsan) che sono collegati all’elemento fuoco e alla divinità del fuoco Agni (me lha). Sulla sinistra c’è il simbolo Longsal completo. 

Continuando intorno al tempio nella stessa direzione arriviamo al lato sud dove troviamo il mantra Dharani ripetuto sulla trave sopra l’ingresso, con la sillaba YA blu in Lentsa, che rappresenta la classe degli Yama o Shin je (gshin je), sulla destra e il simbolo completo del Longsal sulla sinistra.

Dopodiché arriviamo all’ingresso sud ovest con il solito mantra Dharani, la lettera SHA, di color rosso scuro, che simboleggia la classe dei Rakşasa (srin po) o Shaksha, sul lato destro e il simbolo del Longsal sulla sinistra.

Sul lato ovest, il mantra sulla trave principale non è più Dharani ma quello dell’essenza vitale di tutte le dakini della saggezza, il mantra di quattordici sillabe di Simhamukha, scritto in scrittura sanscrita Lentsa, di coloro rosso vermiglio. Sul lato destro del mantra principale c’è una lettera NA blu, in scrittura Lentsa, che rappresenta la classe dei Naga (klu), le divinità dell’elemento acqua. Il simbolo del Longsal è sulla sinistra.

Sul lato nord-ovest troviamo di nuovo il mantra Dharani, con una MA blu scuro, che corrisponde alla classe dei Mamo, sulla destra. Questo lato è la direzione della divinità del vento, Vāyu (rlung lha). Il simbolo del Longsal è sulla sinistra.

monogramma del Kalachakra

Sul lato nord, al centro del pannello, troviamo il diagramma astrologico della Ruota dell’esistenza temporale, contenente i dodici animali nel cerchio esterno, gli otto parkha in quello centrale e i nove mewa al centro. Sulla destra c’è il monogramma, OM Ā HŪM, dipinto in oro in caratteri Lentsa mentre sulla sinistra ci sono le dieci sillabe onnipotenti del monogramma Kalachakra. 

Quindi sul lato nord-est troviamo il mantra Dharani con la lettera TSA, in Lentsa, che corrisponde alla classe di Tzati e Jungpo (‘byung po), sul lato destro e simbolo del Longsal sul lato sinistro. Come abbiamo visto, sei degli otto lati del Gönpa hanno il mantra Dharani poiché sono le entrare principali attraverso cui passano le persone.

La lettera TSA in Lentsa.

Con questo concludiamo la descrizione della calligrafia e dei segni simbolici sul Mandala esterno del Gönpa e torniamo all’ingresso principale a est, in cima alla scalinata, da dove abbiamo iniziato.

Il mandala interno

Fin dalla costruzione del tempio, nel 1991, l’edificio è stato ampliato mantenendo la sua forma ottagonale originale, e dunque troviamo che gli stessi mantra e le sillabe dipinte nella parte esterna della struttura originale sono stati ripetuti sui lati esterni corrispondenti quando l’edificio è stato ampliato.

Passando attraverso le porte scorrevoli di vetro nell’entrata principale, a est, sulla trave direttamente in fronte a noi troviamo l’ormai familiare mantra Dharani in lettere dorate, con la sillaba A, la prima sillaba delle otto classi dell’universo che rappresenta l’essenza vitale dei deva, in argento luccicante in scrittura Lentsa sulla destra, e il simbolo del Longsal in oro sulla sinistra. Siamo nel Mandala interno del Gönpa, nella sezione est, e guardando a sinistra, sulla trave traversa, possiamo osservare tre simboli, ognuno all’interno di un thigle di cinque colori: al centro il simbolo del Longsal, sulla sinistra un simbolo che ricorda la lettera tibetana CA o il numero latino 3 in argento brillante che rappresenta l’essenza di tutti gli aspetti del metodo, il principio maschile o pawo, mentre sulla destra lo stesso simbolo come in un riflesso rosso vermiglio, che simboleggia l’aspetto intimo dell’energia, il principio femminile o pamo.

La sillaba unica dorata più nota come la lettera del Longsal.

Girando verso destra, sulla trave traversa ci sono tre thigle con uno più grande all’interno contenente la lettera HŪM in scrittura sanscrita Lentsa, blu brillante come come uno zaffiro, che simboleggia il vajra della mente di tutti i Rigdzin (rig dzin) vittoriosi. Nel thigle sulla sinistra vediamo la sillaba OM in Lentsa sanscrito, di colore bianco argenteo brillante, a simboleggiare il vajra del corpo dei Rigdzin vittoriosi. Nel thigle sulla destra c’è la sillaba Ā, rosso vermiglio in scrittura Lentsa, che simboleggia il vajra della Voce di tutti i Rigdzin vittoriosi.

La sillaba Ä nella scrittura Lentsa, simbolo della Voce.

Continuando in direzione oraria intorno al Mandala interno del Gönpa, guardando in su verso il punto del soffitto che era originariamente il tetto del tempio originale, vediamo le lettere dorate luccicanti che ricordano la CA tibetana, l’immagine speculare della CA e una lettera simile alla BAM tibetana, che ricorda una goccia d’acqua, con in cima un ornamento a mezza luna ripetuto molte volte e sparso su uno sfondo blu luminoso come il cielo. 

I mantra, le sillabe e i simboli che troviamo sulle varie travi intorno al mandala interno corrispondono a quelli nelle stesse direzioni cardinali sul mandala esterno che abbiamo descritto più sopra, e che sono la RU di molti colori a sud-est, la YA blu a sud, la SHA rossa a sud-ovest, la NA blu a ovest e la MA blu scuro a nord-ovest.

Quando entriamo nel vestibolo a nord attraverso la scala che va al piano inferiore, troviamo quattro pannelli, uno in ogni direzione, decorati in modo diverso. Sul pannello trasversale a nord-ovest ci sono tre thigle con la HŪM blu al centro, la OM bianca sulla sinistra e la Ā sulla destra in Lentsa. Dalla parte opposta, sul pannello trasversale a nord-est, all’interno di tre thigle troviamo il simbolo completo del Longsal dorato al centro, il simbolo che ricorda una CA in bianco argenteo sulla sinistra e la CA rovesciata rossa sulla destra.

Sul pannello a sud, sopra le scale, sulla sinistra vediamo il simbolo del Longsal in oro brillante all’interno di un thigle e al centro del pannello il mantra dell’essenza vitale di milioni di dakini della saggezza scritto in quattordici sillabe in caratteri sanscriti Lentsa di colore rosso vermiglio su uno sfondo blu. Sulla destra c’è la lettera DU nera che rappresenta l’essenza vitale dei Rudra o demoni düd, sostegno del dominio degli Yaksha, in un thigle.

La lettera DU rappresenta l’essenza vitale del Rudra o düd.

Di fronte, in direzione nord, nella parte interna del pannello, il mantra della “liberazione totale attraverso la vista”, che il glorioso Vajrasattva trasmise direttamente tramite una visione al grande terton (scopritore di tesori) Mingyur Dorje quando aveva dodici anni, è raffigurato in caratteri simbolici in ventiquattro sillabe dipinte in oro. Il Mantra è preso dal testo supplementare dello Yoga delle manifestazioni Pacifiche e Irate (shitro) dell’insegnamento Namchö di Mingyur Dorje.

La scrittura simbolica può essere espressa in una varietà di lingue come il sanscrito, il tibetano e il linguaggio simbolico delle dakini, e consiste in una forma codificata simbolica che risveglia chiaramente la mente del terton che la comprenderà improvvisamente e spontaneamente mentre rimane incomprensibile alle persone ordinarie.

24 sillabe dorate in scrittura simbolica.

Concludiamo il circuito del Mandala interno sul lato nord-est dove sul lato sinistro della traversa che racchiude il vestibolo nord troviamo le sei lettere dell’autoliberazione dei sei loka in scrittura Lentsa. Sulla trave principale il mantra Dharani in lettere dorate è ripetuto come anche sulla trave esterna corrispondente, con il simbolo del Longsal sulla sinistra e la lettera TSA rosso vermiglio sulla destra, in Lentsa. Sulla traversa subito prima dell’ingresso est troviamo ancora una volta ripetute le sei lettere dell’autoliberazione.

A questo punto siamo tornati all’asse cardinale est dove vediamo il simbolo del Longsal e le sei lettere dell’autoliberazione con un gakyil a tre colori, blu, giallo e rosso, dipinto sulla finestra di vetro in alto sopra l’ingresso. I tre colori del gakyil simboleggiano le “tre porte” del corpo, della voce e della mente di coloro che sono sulla via, dei tre vajra del corpo, della voce e della mente degli esseri realizzati e di quelli delle tre dimensioni del Dharmakaya, del Sambhogakaya e del Nirmanakaya.

Il centro del Mandala 

Entrando nel centro del Mandala, la sala principale del Tempio, all’interno del pinnacolo o zenit, l’asse centrale del Gönpa, troviamo ancora una volta le otto sillabe – ‘A RU YA SHA NA MA DU TSA – in scrittura Lentsa, corrispondenti alle otto classi, all’interno di otto pannelli perimetrali. Alla base del pinnacolo si trova un loto multicolore a otto petali, quattro dei quali rivolti verso le direzioni cardinali e gli altri quattro verso le direzioni intermedie. Ogni petalo mostra una sillaba in oro nella scrittura di Lentsa: il petalo blu a est rappresenta la sillaba E, il petalo rosso a ovest MA, il petalo giallo a sud WAM e il petalo verde a nord YA. I colori di questi quattro petali corrispondono alle direzioni e ai colori delle quattro famiglie di Buddha, mentre le sillabe sono associate allo stadio di perfezione o completamento della pratica di Ngöndzog Gyalpo. 

I petali nelle direzioni intermedie mostrano la sillaba ‘A a sud-est, HO a sud-ovest, HA a nord-ovest e YE a nord-est, che rappresentano il principio ultimo dei quattro Da dell’insegnamento Longde. 

Alfabeto Phagpa sul soffitto ottagonale del Gönpa.

Il soffitto dell’intero Gönpa è splendidamente ornato dalla scrittura Phagpa, nota anche come Horyig, che prende il nome da Chögyal Phagpa (1235-1280 d.C.), nipote del famoso Sakya Pandita. Dopo la morte di quest’ultimo, Phagpa prese il suo posto alla corte dell’imperatore Khubilai Khan come suo consigliere spirituale. L’imperatore desiderava creare una nuova scrittura che potesse essere utilizzata in tutto il suo impero e ordinò a Phagpa di crearne una, emanando un editto a tal fine nel 1269. Phagpa si mise subito all’opera. Essendo tibetano, si rivolse alla scrittura che conosceva meglio e, sulla base della forma delle lettere tibetane e della scrittura Yuguri, ideò quella che è stata variamente chiamata scrittura “quadrata” o Phagpa. Cambiò la forma dei grafemi tibetani in una forma quadrata simile a una scatola e adattò la scrittura in modo che fosse scritta dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra. La scrittura Phagpa fu utilizzata ufficialmente per cento anni durante la dinastia Yuan. 

Il soffitto può essere diviso in tre sezioni: quella superiore, quella centrale e i soffitti dei due vestiboli principali a nord e a est. Su uno sfondo di tre colori, bianco, turchese e rosso, che simboleggiano i tre elementi attivi dell’acqua, dell’aria e del fuoco, il mantra del Canto del Vajra si snoda intorno alla sezione superiore del soffitto. Il mantra, nella versione utilizzata dal Venerabile Adzom Drugpa, inizia a ovest in corrispondenza del pannello dei dodici Maestri Primordiali e viene scritto dall’alto in basso, da sinistra a destra, in senso antiorario per coprire l’intera sezione superiore del soffitto. Dopo aver completato il giro della sezione superiore, continua dallo stesso punto della sezione centrale a ovest per terminare al centro della sezione centrale a nord-est. In altre parole, il mantra inizia dalla figura di Samantabhadra nel pannello dei Maestri Primordiali e termina sopra la figura di Sachen Kunga Nyingpo nel pannello Sakyapa. 

Dove termina il Canto del Vajra, la scrittura Phagpa continua con il primo mantra del Thos-grol terma dei venticinque thigle che Chögyal Namkhai Norbu ricevette dal suo maestro radice Changchub Dorje. Gli altri ventiquattro mantra che liberano attraverso la visione sono raffigurati sulla parte restante della sezione centrale della sala principale e continuano sui soffitti dei due vestiboli, per concludersi con il venticinquesimo mantra e l’OM Ā HŪM nel vestibolo esterno dell’ingresso orientale. 

Nel vestibolo esterno a nord, con la scala che porta al piano inferiore, troviamo il mantra dei Sei Spazi di Samantabhadra – ‘A A HA SHA SA MA – e i mantra per invertire le condizioni degli esseri dei Sei Loka – le divinità, gli asura, gli esseri umani, gli animali, i preta e gli esseri infernali. La scrittura Phagpa termina con il mantra AŌM, l’essenza della sillaba seme legata al maestro Ngöndzog Gyalpo, per concludersi con la sillaba simbolica PHAT, conosciuta come la sillaba della liberazione istantanea. A questo punto si conclude la descrizione della scrittura Phagpa. 

Fin qui abbiamo visto molti mantra e sillabe in Lentsa, il terma Namchös Mingyur Dorje in scrittura simbolica e la scrittura quadrata Phagpa che copre i soffitti. Infine, arriviamo alla forma di scrittura più importante e più utilizzata nel mondo tibetano: L’Uchen o lettere maiuscole tibetane.

La scrittura tibetana Uchen è esteticamente una delle più gradevoli tra quelle di origine indiana. I grafemi sono chiamati Uchen, “con la testa”, in riferimento alla linea orizzontale in cima a molti di essi. Questo sistema di scrittura fu creato all’epoca di Tsongtsen Gampo (617-699 d.C.) dal suo ministro Thonmi Sambhota, che si recò in Kashmir per studiare il sanscrito e la letteratura buddista. Thonmi imparò le scritture Lentsa e Wartula Gupta dal maestro Devavidyasimha e, una volta tornato in patria, ideò un alfabeto tibetano composto da 30 consonanti, 4 vocali e 6 lettere aggiuntive per scrivere i testi buddisti tradotti. Compose anche un testo grammaticale basato sulla grammatica sanscrita per rendere accessibile in tibetano il vasto e profondo insegnamento del Buddha, poiché la forma scritta preesistente era difficile da usare e la sua grammatica era inadeguata. L’Uchen è utilizzato principalmente per la scrittura dei testi buddisti, spesso intagliati nel legno per la stampa. 

Possiamo notare questo Uchen elegantemente scritto sotto ogni figura raffigurata nei pannelli dedicati ai principali maestri delle varie tradizioni indo-tibetane. Pertanto, sotto ciascuno dei maestri dei diversi lignaggi e dei Guardiani a loro collegati, troviamo il loro nome in Uchen seguito dalla classica espressione di omaggio, la namo, che significa “rendo omaggio a”. 

Ci sono anche lettere Uchen molto grandi sui lati della maggior parte delle otto colonne principali che sostengono il tetto. Osservando le colonne dal centro del Gönpa e partendo da ovest vicino al trono in senso orario, sul lato sinistro della prima colonna possiamo vedere la famosa A bianca che usiamo nel Guruyoga, sul lato sinistro della seconda il rosso BAM, sul lato destro della terza il blu HŪM, sul lato sinistro della quarta il rosso HRĪ, sul lato destro della quinta il verde TĀM e sul lato sinistro della settima la sillaba a cinque colori AŌM. Ciascuna delle lettere-seme è raffigurata all’interno di un thigle di cinque colori. 

Sulle stesse otto colonne portanti si trovano i diffusissimi e famosi Otto Simboli di Buon Auspicio: 

– il Parasole che rappresenta il potere, lo status reale e la protezione generale dagli elementi; – i Pesci d’oro che simboleggiano i due fiumi sacri, il Gange e lo Yamuna, nonché la felicità e l’abbondanza; 

– il Vaso dei desideri, simbolo di lunga vita e prosperità; 

– il Loto, simbolo di purezza, sopratutto spirituale; 

– la Conchiglia a spirale verso destra rappresenta gli insegnamenti del Buddha che si diffondono in tutte le direzioni; 

– il Nodo Infinito, segno dell’interdipendenza di tutto; 

– lo Stendardo della Vittoria, che rappresenta la vittoria sugli ostacoli e sulla disarmonia; 

– la Ruota che rappresenta l’insegnamento del Buddha. 

Sul trono squisitamente intagliato e dipinto in oro da cui il Maestro impartisce l’insegnamento, sul pannello frontale sono raffigurati i sette emblemi della regalità: la preziosa ruota d’oro, il prezioso gioiello che esaudisce i desideri, la preziosa regina, il prezioso ministro, il prezioso elefante, il prezioso cavallo e il prezioso generale, nonché gli otto simboli di buon auspicio uniti in un unico simbolo. 

Infine, sul lato destro della figura di Samantabhadra nel pannello occidentale dei maestri primordiali, un occhio attento può notare la minuscola dedica con le parole di Nagarjuna per accrescere i meriti e la saggezza, scritta in un bellissimo Khyuyig, una scrittura corsiva “Umed” o “scrittura veloce” usata per appunti, lettere e uso generale, dipinta da Dugu Chögyal Rinpoche, il maestro artista che ha dipinto il pannello dedicato ai dodici maestri primordiali.

Riassumendo, nel Gönpa si possono trovare diverse scritture: Lentsa, usata principalmente per i mantra, Uchen, usata per identificare e rendere omaggio ai Maestri, e la scrittura quadrata Phagpa sul soffitto per il Canto del Vajra, i Venticinque Thigle, i Sei Spazi di Samantabhadra e i mantra per invertire la condizione dei Sei Loka. Inoltre, il mantra della “liberazione totale attraverso la visione” di Namchos Mingyur Dorje può essere visto in una scrittura simbolica dei terma. 

Per concludere questo articolo, vorremmo ricordare tutti i Maestri che sono venuti in questo prezioso Tempio a impartire insegnamenti, a partire dal nostro prezioso maestro Chögyal Namkhai Norbu e da Sua Santità Tenzin Gyatso, il 14° Dalai Lama, che ha inaugurato il Gönpa impartendovi il primo insegnamento, il Sangwai Gyachen (gSanga-ba rgya-chen) o “Grande Segreto” da una raccolta di insegnamenti del 5° Dalai Lama. A loro sono seguiti molti altri maestri di vari lignaggi della tradizione tibetana, tra i quali ricordiamo in particolare S.S. Sakya Trizin e il defunto S.S. Penor Rinpoche, capi rispettivamente delle scuole Sakya e Nyingma. 

Che questo Tempio possa continuare a essere benedetto dai Piedi di Loto dei Maestri e arricchito nel presente e nel futuro dalla pratica di innumerevoli yogi e yogini dell’intera Comunità Dzogchen.

 Traduzione e cura in inglese di Liz Granger
Pubblicato originariamente nel numero 122 di The Mirror, maggio/giugno 2013

Nota dell’editore: Nel recente restauro delle decorazioni esterne del Gönpa, Dynamic Space of the Elements ha aggiunto un bordo con la lettera tibetana A alternata alla lettera Longsal lungo il perimetro superiore delle traverse principali che circondano l’edificio. Hanno anche aggiunto la lettera tibetana A in un thigle in cima a ciascuno dei pilastri principali esterni.

In passato su richiesta di Chögyal Namkhai Norbu, all’interno del Gönpa il suo trono è stato sostituito da uno più semplice.

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